Bulgaria pronta al veto sulle nuove sanzioni a Mosca: scontro sul patriarca Kirill

da | 19 Giu 2026

Nuove tensioni all’interno dell’Unione Europea sul fronte delle sanzioni contro la Russia. La Bulgaria ha annunciato che potrebbe opporsi al ventunesimo pacchetto di misure restrittive contro Mosca se tra i destinatari delle sanzioni dovesse rimanere il patriarca della Chiesa ortodossa russa Patriarch Kirill.

A lanciare l’avvertimento è stato il presidente bulgaro Rumen Radev a margine del Consiglio Europeo di Bruxelles. Secondo Radev, l’inserimento di Kirill nella lista delle sanzioni rappresenterebbe un passo eccessivo che colpirebbe non soltanto una figura religiosa, ma l’intera Chiesa ortodossa russa, considerata storicamente legata alla Bulgaria.

“Il tempo delle crociate è finito”, ha dichiarato il presidente bulgaro, sostenendo che il conflitto si sia ormai esteso oltre il piano militare coinvolgendo economia, energia, cultura e sport. “Ora resta da colpire la religione”, ha aggiunto, spiegando che la sua posizione nasce dalla volontà di tutelare il ruolo storico della Chiesa ortodossa russa, che contribuì alla liberazione della Bulgaria dal dominio ottomano.

Nonostante la minaccia di veto, Radev ha precisato che Sofia non intende ostacolare le decisioni comuni dell’Unione Europea a sostegno dell’Ucraina. La Bulgaria continuerà infatti a sostenere il percorso negoziale per l’adesione di Kiev all’Ue. Le riserve riguardano soprattutto l’impatto economico delle nuove sanzioni, che secondo il presidente bulgaro rischiano di avere conseguenze negative per alcuni settori strategici del Paese.

Tra le principali preoccupazioni citate da Radev figurano il futuro della raffineria petrolifera di Burgas, gestita dal gruppo russo Lukoil, la fornitura di componenti per la metropolitana di Sofia e l’approvvigionamento di fertilizzanti.

La posizione bulgara riporta così al centro del dibattito europeo il tema dell’unanimità necessaria per approvare molte decisioni di politica estera, mentre continua il confronto tra i Paesi membri sulla strategia da adottare nei confronti della Russia di Vladimir Putin, a oltre quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina.

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