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San Marino, RETE denuncia il caro casa: “Un affitto incide per il 60-70% sullo stipendio medio”

A San Marino il costo della casa pesa sempre di più sui redditi delle famiglie, con affitti che arriverebbero ad assorbire fino al 70% dello stipendio medio. A denunciare la situazione è RETE, che interviene sul tema dell’emergenza abitativa chiedendo risposte politiche immediate e annunciando un incontro pubblico per giovedì 12 novembre a Borgo Maggiore.

“A San Marino avere una casa è diventato un lusso perché non basta più avere un lavoro a garantirsi un tetto sulla testa”, afferma il movimento nel comunicato stampa, indicando nel costo degli affitti e dei mutui due degli ostacoli principali all’accesso all’abitazione.

“Abbiamo calcolato che un affitto a prezzi “di mercato” incide per il 60-70% sullo stipendio medio di un sammarinese. Se ci vogliono 8-900 euro per pagarsi un appartamento da 80mq quanto resta per vivere con i tassi di inflazione attuali?”, si legge nella nota.

Il problema, secondo RETE, non riguarda soltanto il mercato delle locazioni, ma anche la possibilità di acquistare un immobile. “Affitti alle stelle, sì ma non solo: se si osa pensare all’acquisto, ci si scontra con mutui a lungo termine comunque caratterizzati da rate pesanti, che pongono una ancor più pesante ipoteca sulla vita delle persone, condannandole a decennali ristrettezze.”

Le conseguenze indicate dal movimento riguardano soprattutto le difficoltà economiche delle famiglie e la possibilità per i cittadini di continuare a vivere sul territorio sammarinese. “Conseguenze? Famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese e sammarinesi, giovani e non, costretti a cercarsi un futuro fuori confine.”

A un anno dall’approvazione della Legge Ciacci, RETE ritiene che la situazione abitativa continui a peggiorare, coinvolgendo una parte crescente della popolazione. “Ad un anno dall’approvazione della Legge Ciacci, l’emergenza abitativa è una realtà che morde fasce sempre più ampie di popolazione. Non va considerato un problema di pochi perché è evidente che siamo di fronte ad una crisi di un sistema. Servono risposte politiche diverse ed immediatamente praticabili.”

Il movimento rivendica quindi la necessità di considerare l’accesso alla casa come un diritto e sollecita un coinvolgimento più ampio nella ricerca delle soluzioni. “Par noi di RETE abitare è un diritto, non un privilegio.”

La posizione espressa nel comunicato chiama in causa anche chi, negli anni, ha ottenuto rendite dal settore immobiliare. “Per RETE, quando si dichiara un’emergenza, tutto il Paese deve stringersi e fare fronte comune per superarla, per primi chi sull’immobiliare ha speculato e avuto rendite favolose negli anni.”

“Ora l’aria è cambiata, c’è bisogno soprattutto di loro: la solidarietà viene prima della proprietà quando ci sono concittadini sulla soglia dell’indigenza. Va garantita a tutti la possibilità di vivere dignitosamente nel proprio Paese e questa dovrà diventare la priorità di chi ha la responsabilità di dare risposte e trovare soluzioni”, prosegue RETE.

Il movimento annuncia infine un’iniziativa pubblica per discutere dell’emergenza abitativa e illustrare le proprie proposte, sostenendo che queste ultime non siano attualmente prese in considerazione dall’Esecutivo.

“Su questi temi abbiamo organizzato una serata pubblica, aperta a tutti, cittadinanza, sindacati ed associazioni di categoria, per presentare analisi, dati e diverse nostre proposte che il Governo non sta prendendo in considerazione.”

L’appuntamento è fissato per giovedì 12 novembre, dalle ore 21, alla Sala “Joe Cassar” (ex Internazionale) di Borgo Maggiore. L’incontro sarà aperto alla cittadinanza, alle organizzazioni sindacali e alle associazioni di categoria.

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