La maggioranza repubblicana alla Camera è a rischio, mentre al Senato la partita resta più complicata per i democratici. A otto giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, i sondaggi segnalano un vantaggio dell’opposizione.
Le rilevazioni citate di New York Times-Siena, Fox News e CNBC attribuiscono ai democratici un margine nazionale tra sette e undici punti nelle preferenze per la Camera. Il Cook Political Report stima un possibile guadagno tra 12 e 22 seggi.
Il dato nazionale, però, non basta a prevedere chi controllerà il Congresso: pesano i risultati nei singoli collegi e quanti elettori andranno alle urne.
Al Senato i repubblicani partono da 53 seggi contro 47. Ai democratici servono quattro conquiste nette per arrivare a 51, perché in caso di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente JD Vance.
Trump concentra la campagna sulla mobilitazione della propria base. Sul fronte opposto, i democratici puntano su costo della vita e presunti conflitti di interesse, collegando le difficoltà economiche delle famiglie agli affari della famiglia presidenziale.
Un cambio di maggioranza alla Camera avrebbe conseguenze concrete: le commissioni passerebbero sotto il controllo democratico, con la possibilità di avviare indagini sulla gestione dell’amministrazione e sull’uso dei poteri presidenziali.
Trump conserverebbe il diritto di veto e, se i repubblicani mantenessero il Senato, potrebbe ancora contare sul sostegno di uno dei due rami del Congresso.
