Diciotto ragazzi di 13 e 14 anni, appartenenti alle comunità ebraica, musulmana e cristiana della Terra Santa, insieme a San Marino nel segno dello sport e del dialogo. Dal 23 al 28 agosto la Repubblica ospiterà “Un Calcio per la Pace”, progetto promosso e organizzato da UPF San Marino, in collaborazione con UPF Israel.
La delegazione proveniente da Israele sarà accompagnata da educatori, allenatori e responsabili e trascorrerà sei giorni sul Titano partecipando ad allenamenti, partite amichevoli, attività educative e culturali e momenti di confronto con giovani sammarinesi.
Il calcio diventerà così un terreno comune sul quale ragazzi cresciuti in comunità differenti potranno conoscersi e collaborare, in un momento storico nel quale la Terra Santa continua a essere segnata da conflitti e profonde divisioni.
Tra gli appuntamenti principali, lunedì 24 agosto la delegazione sarà ricevuta alla Casa del Calcio dalla Federazione Sammarinese Giuoco Calcio, prima delle attività sportive. Martedì 25 agosto alle 14, invece, i ragazzi saranno accolti alla Parva Domus dalla Segreteria di Stato per l’Industria e lo Sport.
«Con Un Calcio per la Pace desideriamo offrire ai giovani un’autentica esperienza di amicizia e fiducia», spiega Giorgio Gasperoni, presidente di UPF San Marino. «Non sosteniamo che una partita di calcio possa risolvere conflitti complessi. Tuttavia, crediamo fermamente che ogni autentica relazione costruita tra giovani rappresenti un seme prezioso. Prima che la pace possa diventare un accordo, deve innanzitutto diventare un’esperienza umana».
L’obiettivo è proprio partire dalle relazioni personali: incontrarsi, giocare insieme e imparare a conoscere chi proviene da una cultura o da una religione differente, trasformando lo sport in uno strumento concreto di comprensione reciproca.
Il progetto gode del patrocinio delle Segreterie di Stato per gli Affari Esteri, per il Turismo e per l’Industria e lo Sport, con la collaborazione della FSGC per gli aspetti sportivi e tecnici.
San Marino punta così a mettere a disposizione la propria tradizione di neutralità e la sua vocazione al dialogo per offrire ai giovani un luogo sicuro nel quale vivere un’esperienza che, almeno per qualche giorno, provi a sostituire alle divisioni il linguaggio comune del calcio.
