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Attualità

Zeppa (Rete): “Il 19 si firma, oggi siamo al 12 e ancora non sappiamo niente.”

Matteo Zeppa (Rete) chiede informazioni sul personale, sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione e sui tempi degli interventi necessari per l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Nella commissione congiunta del 12 ottobre, il commissario critica il riferimento del Segretario di Stato Andrea Belluzzi e solleva dubbi sul ruolo delle commissioni nell’esame dei decreti di recepimento. Di seguito il suo intervento integrale.

“Inizio citando una cosa detta dal Segretario Beccari che sottoscrivo: non dobbiamo spaventarci della mole degli atti. A me non spaventa questo, ma l’approccio politico, soprattutto il riferimento, a mio avviso banale e superficiale, del Segretario Belluzzi. Non è un attacco. Sono in Commissione Esteri e di queste cose abbiamo parlato con il Segretario Beccari in ogni occasione. Tuttavia, essendo state convocate oggi due commissioni a ridosso della firma, mi aspettavo molto di più: dati, date, informazioni sull’impatto sulla pubblica amministrazione. Invece non è stato detto niente. È tutto un «faremo». Non mi preoccupa la mole di lavoro o di atti da recepire, ma una superficialità di fondo che non so se dipenda da inadeguatezza, impreparazione o dalla volontà di mascherare le carte quando siamo ormai giunti al traguardo. Questo mi lascia molto perplesso. Condivido con Belluzzi il fatto che la statistica diventerà un ente, come aveva già detto. Nel suo intervento ha parlato anche di abbassare i costi e professionalizzare. Belluzzi, lei dà un colpo da una parte e uno dall’altra: avrà fatto una stima, la sua Segreteria avrà una stima di quante persone dovranno essere reinserite, riqualificate e di quali nuove figure serviranno per l’impatto dell’accordo con l’Unione Europea. Non è possibile venire qui senza dire nulla. È avvilente, Belluzzi, molto avvilente. Tanto valeva convocare esclusivamente la Commissione 2 e parlarne lì, perché siamo sempre stati proattivi con il Segretario e con tutti i gruppi di maggioranza e opposizione. Qui i dati non ci sono. Ha parlato di una cancelleria centrale. Se ho capito bene, è un progetto di cancelleria delle authority che dovrebbe smistare una serie di attività alle varie authority e ai vari uffici. Se ho capito male, può spiegarlo meglio. Bene, quante persone serviranno, dove sarà e con quali tempistiche verrà realizzata? Il 19 si firma, oggi siamo al 12 e ancora non sappiamo niente. Oppure non ce lo volete far sapere. Non capisco questa tendenza atavica a non dire le cose. Ha parlato del terzo fabbisogno: quali sono le tempistiche? Tutti abbiamo bisogno di tempistiche. Non è una questione politica di maggioranza o opposizione. Abbiamo bisogno di informazioni, perché altrimenti, caro Belluzzi, la cattiva informazione ci va a nozze e gioca su queste cose. Lo fa anche un partito che era in coalizione con voi e che non è in Consiglio. Le informazioni si possono sempre aggiornare: si può dire che c’è stata una battuta d’arresto o uno sviluppo. Ma non si può venire in una commissione congiunta senza dire niente: faremo, aspettiamo, professionalizziamo. Secondo me manca anche un aspetto legato al percorso fatto: il contributo delle professionalità e l’opportunità rappresentata dalla commissione mista. Durante il negoziato, quella commissione serviva a riunire la politica, le organizzazioni datoriali e le professionalità per raccogliere i loro punti di vista. Siccome, come diceva Beccari, non dobbiamo spaventarci della mole degli atti che ci interesseranno, sarebbe il caso di rimettere in campo la commissione mista o quantomeno di non abbandonarla. Se durante il negoziato è servita, bene o male, a mettere attorno a un tavolo la politica, le professionalità e gli enti per raccogliere le loro valutazioni, secondo me andrebbe mantenuta. Che poi abbiano espresso o meno il loro punto di vista è un altro paio di maniche. Molti preferivano andare sui giornali piuttosto che parlare in commissione mista: permettetemi di dirlo, facevano esporre prima la politica e arrivavano dopo. Però ritengo che quella commissione vada mantenuta. Veniamo alle note dolenti, almeno dal mio punto di vista. Capisco la volontà, di cui abbiamo parlato in Commissione Esteri quando il Segretario ce l’ha presentata, di inserire nell’ordine del giorno del Consiglio Grande e Generale anche una parte dedicata ai recepimenti. Però, signori, l’articolo 5 di quel progetto di legge urla vendetta. L’articolo sull’esame e la ratifica dei decreti delegati che recepiscono atti dell’Unione Europea prevede, in deroga al regolamento consiliare, che questi decreti siano esaminati e votati in sede redigente in commissione. Da che mondo è mondo, tutti i decreti passano in Consiglio Grande e Generale. Qui il regolamento viene già tirato parecchio. Poi, anche in virtù delle modifiche al regolamento consiliare portate dalla vostra maggioranza, il comma 2 dell’articolo 5 prevede che non si possano presentare nuovi emendamenti. Sono d’accordo, ma introducete un’eccezione per i casi previsti dall’articolo 30, quelli tecnici che servono a recepire meglio, che è già prevista. C’è poi il comma 3. I decreti delegati li emette il Congresso di Stato con la firma dei Reggenti, giusto? Arrivano in Consiglio Grande e Generale e si chiede la ratifica o lo scorporo, giusto? Bene, chi decide quali decreti devono andare in quale commissione? Il Congresso di Stato? Ho letto male io oppure è assolutamente improbabile che l’articolo 5 possa continuare a esistere con questi requisiti? Qual è l’autorità che decide se un decreto di recepimento degli atti dell’Unione Europea debba andare in Commissione 1, 2, 3 o 4? Sono i presidenti ad arrogarsi questa decisione, è il Congresso di Stato o è qualcun altro? Non si tratta di voler ostacolare. Abbiamo sempre approvato questo percorso che porterà finalmente a ciò che accadrà il 19 ottobre, fra pochi giorni. Il problema è di sostanza: utilizzare i regolamenti a uso e consumo di chi deve fare le cose. In tutti questi mesi non potevamo incontrarci e parlarci chiaramente? Non mi riferisco all’ultima Commissione Esteri, dove è stato abbozzato il blitz che sarebbe avvenuto pochi giorni dopo in Consiglio Grande e Generale sull’ordine del giorno relativo al regolamento consiliare. Ma chi decide in quale commissione andranno i decreti legati al recepimento degli atti dell’Unione Europea? Ce la giochiamo a tombola o a morra cinese? Sono francamente sbigottito dalla mancanza di professionalità su questo punto. Non voglio buttarla in caciara politica, non mi interessa. Io bramo che arrivi il 19. Il problema è che il mio auspicio per quella data si scontra con la mancanza di informazioni da parte di vari Segretari di Stato. Sarebbe stato bello avere qui anche i vostri colleghi, perché ci sono il tema del mercato del lavoro e quello dell’industria: non si può andare avanti per settori. Abbiamo avuto una commissione mista aperta a tutti per svolgere una serie di valutazioni durante il negoziato. Come ho già detto, dal mio punto di vista andrebbe mantenuta, quantomeno per evitare che sia esclusivamente la politica a decidere cosa fare e cosa non fare. Deve esserci anche una controparte che dica: attenzione, se fate questo potrebbe succedere una determinata cosa, se non lo fate potrebbe non succedere. Concludo. Non dico di essere arrabbiato, perché non lo sono, però non capisco il motivo di convocare due commissioni congiuntamente senza fornire informazioni, almeno per quanto riguarda il Segretario Belluzzi. Con Beccari ci vediamo ormai due o tre volte al mese e riusciamo in qualche modo a trovare la quadra, ma onestamente e francamente sono abbastanza sbigottito.”