Mercoledì il Coreper voterà sull’Accordo di Associazione tra San Marino e Unione Europea. Servirà l’unanimità dei 27. La presidenza cipriota spinge sull’acceleratore, la Spagna ha ritirato le sue riserve, la Germania completa le procedure interne. Beccari: “Incrocio le dita e spero davvero che questa sia la volta buona”. Ricostruzione delle tappe, dei nodi ancora aperti e di cosa cambia se mercoledì arriverà il via libera.
C’è una data che, da settimane, è circolata nei corridoi istituzionali e che ora si avvicina a grandi passi: mercoledì 6 maggio. È il giorno in cui il Comitato dei Rappresentanti Permanenti dell’Unione Europea — il Coreper — voterà l’Accordo di Associazione tra San Marino e l’Unione Europea. Per chi segue il dossier da anni, è il passaggio più importante dopo il voto del Parlamento europeo dello scorso febbraio. Per chi lo segue da mesi, è semplicemente “la partita decisiva”, come l’ha definita il Segretario di Stato per gli Affari Esteri Luca Beccari nel suo recente riferimento in Commissione.
Le tessere del mosaico stanno andando al loro posto. La Spagna ha ritirato le riserve che aveva sollevato nelle scorse settimane, la Germania sta completando le procedure interne con le deleghe necessarie alla formalizzazione del voto favorevole, Cipro — che detiene la presidenza di turno del Consiglio UE — ha deciso di portare il testo al voto. Una scelta, quest’ultima, tutt’altro che scontata: Nicosia avrebbe potuto rimandare, e il fatto che non lo abbia fatto è di per sé una buona notizia.
Il calendario dei prossimi dieci giorni
Le date davanti a noi sono ormai delineate. Il 5 maggio è in programma un nuovo incontro EFTA, ultimo passaggio tecnico prima del voto politico. Il 6 maggio arriva il Coreper, vero momento della verità: serve l’unanimità dei 27 Stati membri. L’11 maggio, infine, è la volta del Consiglio dei Ministri europeo, che dovrà ratificare formalmente la decisione del Coreper.
Una volta superato l’ultimo passaggio formale di metà maggio, l’Accordo entra nella fase delle ratifiche nazionali. Il percorso non si chiude, ma cambia natura: da negoziazione politica a procedura tecnica. Beccari ha indicato come orizzonte realistico la possibilità di un’entrata in vigore provvisoria entro la fine del 2026, dopo la ratifica interna sammarinese e la notifica alla Commissione Europea.
I nodi ancora aperti
Sarebbe però fuorviante presentare il quadro come una passeggiata verso il via libera. Restano elementi di incertezza che il dibattito politico in Repubblica continua a sottolineare con insistenza, soprattutto da parte di Repubblica Futura e Domani Motus Liberi.
Il primo è il cosiddetto clarifying addendum sulla cooperazione finanziaria con l’Italia. Si tratta di un’intesa tecnica sulla collaborazione in materia di vigilanza bancaria, su cui Nicola Renzi (RF) e Fabio Righi (D-ML) hanno chiesto in Commissione una chiarezza maggiore di quella finora fornita. La risposta di Beccari è stata netta: l’addendum non blocca la firma dell’Accordo. La parte finanziaria-bancaria dell’intesa partirà comunque dopo, soltanto a valle del completamento degli adeguamenti normativi sammarinesi e del via libera europeo. “Non serve avere già oggi l’accordo di vigilanza per poter firmare”, ha spiegato.
Il secondo nodo riguarda la collaborazione con le autorità italiane. Il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti ha già incontrato a Washington i rappresentanti della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e la disponibilità italiana al confronto è confermata. I primi lavori congiunti potrebbero partire a breve. Beccari ha definito l’avvio di questo dialogo “una priorità assoluta”, riconoscendo che è uno dei terreni su cui la relazione tra i due Paesi sarà ridisegnata nei prossimi anni.
Il terzo è la posizione di alcuni Paesi membri storicamente più cauti sui dossier riguardanti i micro-Stati. Beccari ha riferito di non avere notizie ufficiali di Stati contrari all’Accordo, neppure dalla Bulgaria, che in passato aveva manifestato qualche perplessità. Anche i Paesi Bassi, che si erano astenuti nel voto al Parlamento europeo, non hanno per ora segnalato opposizione formale.
Il dibattito politico interno
Il fronte politico sammarinese, sull’Accordo, mostra una convergenza di fondo che attraversa l’arco parlamentare, con sfumature diverse. Per la maggioranza, Gerardo Giovagnoli (PSD) ha sottolineato la “portata storica” dell’intesa, pur richiamando l’attenzione sulle difficoltà del sistema finanziario interno. Libera conferma il sostegno all’esecutivo e il riconoscimento dei progressi sul fronte UE. Dalle opposizioni, Repubblica Futura chiede un dibattito più approfondito sulla questione bancaria, definita da Renzi “il dossier più delicato”. Domani Motus Liberi continua a sollecitare la prospettiva di un referendum confermativo prima della firma.
È un dibattito che, al netto delle sfumature, segnala una novità rispetto a stagioni passate: non si discute più del se dell’integrazione europea, ma del come. È una cornice di consenso di fondo che, se mercoledì il Coreper darà il via libera, passerà rapidamente sul terreno delle ratifiche nazionali.
Cosa cambia se passa
Vale la pena ricordare cosa significa, in concreto, l’entrata in vigore dell’Accordo di Associazione. San Marino non diventerebbe Stato membro dell’Unione Europea, ma non sarebbe più trattato come uno Stato extracomunitario al pari di oggi. Si configura una condizione di Stato associato che apre una serie di prospettive concrete: per le piccole e medie imprese sammarinesi, l’accesso pressoché equivalente a quello degli Stati membri al mercato interno UE, con la possibilità di partecipare anche alle gare per gli appalti europei. Per il sistema bancario, una progressiva apertura alla concorrenza che, secondo le stime governative, potrà tradursi in benefici tangibili per cittadini e imprese — dalla riduzione dei costi dei mutui agli oneri finanziari più contenuti.
Non sarà un cambiamento immediato. La parte finanziaria, come detto, sarà attivata solo successivamente. Ma il riposizionamento di San Marino nello scenario europeo sarà sostanziale, e il riconoscimento internazionale che ne deriva — già visibile nei recenti rapporti delle agenzie di rating — costituisce un asset che la Repubblica potrà spendere su molti tavoli, non soltanto economici.
Le dita incrociate del Segretario
C’è un passaggio del riferimento di Beccari in Commissione che vale la pena rileggere, perché in poche parole condensa il senso politico del momento. “Incrocio le dita e spero davvero che questa sia la volta buona”, ha detto il Segretario, abbandonando per un attimo il registro tecnico-diplomatico per quello più umano del cittadino davanti a una scadenza decisiva.
Sono parole che, dopo otto anni di negoziato e svariati passaggi mancati, dicono molto del peso che questo voto ha per il Titano. San Marino ha aspettato a lungo, ha visto rinviare più volte la propria collocazione strategica nello spazio europeo, ha attraversato turbolenze interne — dal caso BSM al “piano parallelo” — che avrebbero potuto compromettere il negoziato. Ora il momento si avvicina davvero. E le dita incrociate del Segretario di Stato sono, in fondo, il riassunto perfetto di un Paese che si prepara a entrare in una fase nuova della propria storia.
Resta da capire se mercoledì sarà davvero il giorno. Ma su un punto, ormai, la consapevolezza è condivisa: dopo il 6 maggio, comunque vada, San Marino non sarà più nello stesso punto in cui si trova oggi.





