Russia e Ucraina potrebbero tornare al tavolo dei negoziati a metà novembre, con un nuovo incontro ad Abu Dhabi e la mediazione degli Stati Uniti. È il risultato più concreto della missione dell’inviato americano Steve Witkoff, che ha incontrato Vladimir Putin a San Pietroburgo dopo i colloqui con Volodymyr Zelensky a Oslo.
Il presidente russo ha dato il via libera alla ripresa delle trattative, inizialmente a livello tecnico. Nessuna svolta decisiva, almeno per ora, ma un primo tentativo di riaprire il dialogo dopo mesi senza progressi significativi.
Witkoff ha definito i colloqui «costruttivi», precisando però che resta ancora molto lavoro da fare. Più prudente il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, secondo cui le parti si stanno muovendo verso una possibile soluzione, senza che sia possibile indicare tempi precisi.
Zelensky si è detto disponibile a congelare il conflitto lungo l’attuale linea del fronte, per avviare un negoziato che garantisca all’Ucraina adeguate condizioni di sicurezza, con il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa.
Mosca, però, continua a respingere l’ipotesi di una semplice tregua. Il Cremlino vuole un accordo complessivo, che affronti anche la sicurezza della Russia. Resta quindi la distanza tra le posizioni dei due Paesi.
Sul fronte internazionale, l’Unione europea conferma che le sanzioni contro Mosca resteranno in vigore finché proseguirà la guerra, mentre Putin punta a riaprire i rapporti economici con Washington.
Un primo segnale arriva dalla decisione americana di sospendere per sei mesi le restrizioni sull’esportazione di gasolio russo. Mosca ha annunciato l’invio negli Stati Uniti di una prima petroliera con 40mila tonnellate di diesel, mentre altre spedizioni sarebbero in preparazione.
Sul tavolo resta anche l’ipotesi di un vertice tra Putin, Donald Trump e Xi Jinping. Le diplomazie dei tre Paesi stanno lavorando a un possibile incontro, che potrebbe svolgersi in occasione del prossimo summit Apec in Cina.
