«Perché è stato scelto proprio il limite di venticinque ore?» Gaetano Troina (D-ML) mette in discussione il nuovo meccanismo previsto durante l’esame dell’articolato del progetto di legge “Modifiche al Regolamento del Consiglio Grande e Generale”.
Secondo Troina, fissare un tetto uguale per qualsiasi provvedimento, senza considerare la materia e la complessità della legge, rischia di creare problemi nella sua applicazione. Il consigliere difende inoltre il confronto che negli anni si è sviluppato durante l’esame delle leggi di bilancio, ricordando come alcuni emendamenti dell’opposizione abbiano portato a misure poi condivise.
Troina solleva infine un dubbio tecnico sulla formulazione dell’articolo 7: a suo giudizio non è sufficientemente chiaro se, una volta approvata la mozione prevista dopo le 25 ore, gli emendamenti indicati debbano essere comunque votati oppure siano automaticamente respinti.
Di seguito l’intervento integrale di Gaetano Troina (D-ML):
Gaetano Troina (D-ML): Condivido le riflessioni dei colleghi su questo articolo, perché limitare il dibattito parlamentare su una legge a un determinato numero di ore, indipendentemente dal tipo di provvedimento e dal tema affrontato, rischia oggettivamente di creare paradossi dei quali inevitabilmente dovremo accorgerci se procederemo in questa direzione. Ringrazio i colleghi per avere compiuto una disamina completa degli esempi relativi all’ultima legge di bilancio, perché in realtà, per quanto ricordo, in occasione di tutte le sessioni di dicembre dedicate al bilancio dello Stato, attraverso il confronto tra maggioranza e opposizione sono sempre stati raggiunti risultati normativi utili e condivisibili per entrambe le parti. Comprendo che in quel contesto si sviluppi un braccio di ferro per dimostrare la propria forza politica, ma nessuno può sostenere che gli emendamenti dell’opposizione accolti in quelle occasioni siano stati dannosi o abbiano messo in difficoltà il Paese. Al contrario, spesso hanno prodotto risultati positivi e introdotto articoli o commi capaci di risolvere problemi concreti della cittadinanza. Ringrazio il collega Santi per avere ricordato una delle nostre proposte. È stata accolta anche la riduzione dell’imposta di registro sulla prima casa per le famiglie ricomposte, misura tutt’altro che irrilevante, considerando quante famiglie ricomposte esistono nella nostra Repubblica. Detto questo, il tempo per discutere l’articolo è pochissimo. Viene innanzitutto da chiedersi perché sia stato scelto proprio il limite di venticinque ore, come se, allo scoccare della venticinquesima ora, la clessidra esaurisse il suo ultimo granello di polvere e la discussione dovesse terminare immediatamente. Voglio inoltre segnalare che, a mio avviso, il comma 1 e il comma 2 non sono coerenti tra loro. Si stabilisce che, una volta trascorse venticinque ore dall’inizio dell’esame della legge, la maggioranza assoluta dei consiglieri possa depositare una mozione per porre in votazione la serie di emendamenti che ritiene di non voler sostenere. Il comma 1 afferma quindi che gli emendamenti vengono messi immediatamente in votazione. Il comma 2, invece, dispone che, dopo la presentazione della mozione, si svolgano dichiarazioni di voto di quindici minuti per ciascun gruppo e che, se la mozione viene approvata, ciò comporti il definitivo rigetto degli emendamenti elencati, mentre l’esame dell’articolato prosegue per quelli restanti. Non è dunque chiaro cosa accada concretamente: una volta approvata la mozione, gli emendamenti non sostenuti dalla maggioranza vengono effettivamente votati, come sembra prevedere il comma 1, oppure decadono automaticamente, come sembra indicare il comma 2? Per come è scritto, non si comprende. Sarà interessante assistere alla prima applicazione di questo articolo, per capire come intendiate interpretarlo.
