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Attualità

Svolta nell’attentato a Ranucci, Lavitola confessa: «Il mandante sono io»

Valter Lavitola confessa e ammette di essere stato il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci. La svolta è arrivata durante l’interrogatorio di garanzia, durato oltre cinque ore, nel quale l’imprenditore arrestato ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio della Procura di Roma.

A riferire il contenuto delle dichiarazioni è stato il suo avvocato Sergio Cola. Secondo il difensore, Lavitola avrebbe spiegato di aver organizzato l’azione con l’obiettivo, paradossalmente, di proteggere Ranucci, ritenuto esposto al rischio di altri attentati. L’intento sarebbe stato quello di provocare un rafforzamento della scorta del giornalista.

Una versione sulla quale ora saranno chiamati a fare luce gli inquirenti. I pm della Direzione distrettuale antimafia contestano a Lavitola anche l’aggravante del metodo mafioso.

Resta inoltre un interrogativo particolarmente delicato: Ranucci era a conoscenza del progetto? Interpellato sul punto, il difensore di Lavitola ha scelto di non rispondere, limitandosi a dichiarare di non voler aggiungere altro. Il legale ha inoltre annunciato la richiesta di un’attenuazione della misura cautelare.

Sul caso è intervenuto anche Matteo Salvini, che ha chiesto alla Rai di sospendere la collaborazione con Ranucci alla luce degli elementi emersi nell’inchiesta. Nel frattempo si è riunito il Comitato etico della Rai, chiamato a esprimere un parere sulla vicenda e sul futuro della conduzione di Report.

Proseguono intanto le ricerche di Gomes Tavares, considerato dagli investigatori l’intermediario tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente piazzato l’ordigno. L’uomo sarebbe attualmente in Africa e la Procura sarebbe pronta ad avviare la procedura per chiederne l’estradizione.