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SportinFiera, è il momento di stare dalla parte dei ragazzi e delle società sportive: il tavolo per decidere insieme esisteva, e una decisione presa da soli non può chiudere la partita

Il Governo ha risposto al Collegio dei Docenti della Scuola Media con una frase che chiude la discussione sul metodo: «I patti sottoscritti vincolano le parti». Su SportinFiera esisteva un Accordo Quadro, definito, ricorda il Congresso di Stato, insieme alla dirigenza e ai rappresentanti dei docenti.

L’Accordo prevede anche una sede precisa per risolvere i contrasti: il Tavolo nazionale dello sport.

A questo punto non è più una questione di competenze. È il momento di stare dalla parte dei ragazzi e delle società sportive, e di non lasciare che una decisione presa da soli chiuda la partita.

Per settimane si è parlato di dialogo mancato.

Il comunicato del Governo aggiunge il dettaglio che cambia la lettura: il luogo del dialogo c’era.

Non andava inventato, andava usato. Invece la scelta di portare in fiera solo le prime è arrivata come una delibera del Collegio, comunicata a giugno e confermata a settembre.

È rimasta ferma nonostante l’appello del CONS, la lettera di ventidue federazioni e il dispiacere espresso da due Segretari di Stato.

Nei giorni scorsi i docenti hanno rivendicato la propria autonomia.

Nessuno però, nelle sedi ufficiali, l’aveva messa in discussione. Il CONS aveva detto di rispettarla, le federazioni di non volersi contrapporre alla scuola, il Segretario all’Istruzione di non poter entrare nel merito.

Il Governo ora risponde che l’autonomia serve ad arricchire l’offerta formativa, non a disapplicare un’intesa firmata.

Poi c’è il merito, che è la parte che conta di più.

Seconda e terza media sono i tredici e i quattordici anni: la fascia in cui, ricorda il Governo, le statistiche registrano più spesso il rischio di abbandono della pratica sportiva.

È esattamente l’età in cui una giornata in fiera, con decine di discipline a portata di mano, può fare la differenza.

Da una parte il ragazzo che resta in una squadra, dall’altra quello che smette. Dire che quei ragazzi hanno già scelto significa leggere le loro scelte come definitive proprio quando sono più fragili. L’attività fisica, per il Congresso di Stato, non è un’aggiunta facoltativa al calendario scolastico. Su questo non serve nemmeno discutere.

E poi ci sono le società sportive.

In un Paese di trentaquattromila abitanti ogni federazione vive di bacini minuscoli.

Vive di allenatori volontari la sera e di famiglie che accompagnano i figli nel fine settimana. SportinFiera è uno dei pochi momenti in cui quel mondo può presentarsi a tutti i ragazzi insieme, senza doverli inseguire uno per uno.

Ventidue federazioni che firmano insieme una lettera aperta non sono una lobby: sono il segnale che quel momento, per loro, vale. Sostenerle significa riconoscere che lo sport di base fa un pezzo di lavoro educativo che la scuola da sola non può fare, e che con la scuola non è in competizione.

Il Governo ha lasciato la porta aperta, e fa bene.

Le Segreterie all’Istruzione e allo Sport si dicono pronte a un confronto schietto con docenti e dirigenti.

Adesso tocca al Collegio fare un passo.

Non deve rinunciare all’autonomia, che nessuno vuole togliere.

Deve portare i propri dubbi dove l’Accordo prevede che si discutano: al Tavolo nazionale dello sport, prima dell’edizione 2027.

Se il problema erano i numeri, novecento ragazzi insieme, le soluzioni si trovano: turni sui tre giorni, un programma diverso per i più grandi.

Se il problema era un altro, è lì che va detto.

L’autonomia della scuola è un bene da difendere, e proprio per questo non può diventare la ragione per sfilarsi da un patto firmato.

Quest’anno seicento ragazzi la fiera l’hanno vista da fuori. Per il prossimo anno si sa già dove sedersi per evitarlo.

SportinFiera, è il momento di stare dalla parte dei ragazzi e delle società sportive: il tavolo per decidere insieme esisteva, e una decisione presa da soli non può chiudere la partita