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Attualità

Renzi (RF): «Matteo ci hai dato la certezza di poter vivere per sempre, nel ricordo vivo di tutti noi»

Nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale, Nicola Renzi (Repubblica Futura) interviene per ricordare Matteo Fiorini, ripercorrendone il percorso umano, politico e istituzionale e il lungo rapporto personale che li ha legati. Di seguito l’intervento integrale di Renzi.

Nicola Renzi (RF): Grazie, Eccellenze, e grazie anche per le parole che avete riservato a Matteo Fiorini. Anch’io cercherò di dirne alcune, non sarà facile. Ricordare Matteo dai microfoni di quest’Aula, come mi accingo a fare, è un’impresa ardua. Non avremmo mai voluto vivere questo momento. In effetti, per me, solo il fatto di stare qua senza avere Matteo vicino è stata, ed è tuttora, un’enorme ingiustizia. Non è stata la mancanza di volontà o di coraggio a impedire a Matteo di essere qui negli anni passati, né tantomeno la mancanza di un sostegno popolare, che è sempre stato forte e incoraggiante. È stata semmai la scelta perché, come ci dicevi, bisogna essere sereni, liberi, calmi e determinati per gestire il Paese e purtroppo la malattia non ci ha permesso tutti questi grandi privilegi. Ciò non ha impedito comunque che tu fossi sempre presente. Con i tuoi consigli, con le nostre chiacchierate, con l’esempio, non ci siamo mai sentiti soli. Tu c’eri. In questi giorni in cui il destino e il dolore hanno preso il sopravvento, mi ha colpito la folla di persone che ha voluto salutare Matteo. Credo che nessuno si sia sorpreso. Ugualmente, quante famiglie, quante comunità abbia nutrito e fatto crescere: la sua per prima, Marina e Alice, i suoi genitori, suo fratello, gli zii, i cugini e le cugine, ovviamente. Poi la realtà lavorativa, la sua amata SIT, gli amici, il gruppo di quelli più stretti. Io parlerò della nostra comunità, di AP prima e di RF poi, e del ruolo fondamentale che Matteo ha avuto e avrà in essa. Spero davvero, Matteo, che sia arrivato una volta ancora tutto il nostro affetto e quel sentimento profondo di necessità che abbiamo provato per te. Spiegarlo è facile per me. Nel momento in cui ho saputo del tuo aggravamento e del fatto che il passaggio fosse ormai prossimo, nel dover scegliere cosa fare per essere utile, per ricordarti, per renderti omaggio e anche per saper affrontare una situazione così terribile e inaudita, mi sono ritrovato a pensare: sentiamo cosa ne pensa Matte. Eh già, ma non era possibile. Forse è proprio questo il senso più profondo della parola “mancare”. Posso dire di aver iniziato la politica con te, prima a Bologna, quando ci incontravamo per parlare del nostro Paese, sui treni, sugli autobus, nei bar, su quei treni che ci portavano avanti e indietro. Un giorno mi hai detto che ti saresti candidato e fin dal primo momento ho fatto quanto fosse possibile per supportarti. È stato naturale, è andata bene. La volta successiva mi sono candidato anch’io. In questo percorso così complicato mi hai sempre preceduto e hai segnato la strada. Sei stato prima di me consigliere, Reggente, Segretario di Stato e, in tutto questo lungo percorso, non ricordo un momento di invidia, un dissidio, un litigio. Facevamo quella strada e forse la cosa più bella era farla insieme. Matteo era molto severo con se stesso e proprio per questo pretendeva molto dagli altri, ma conosceva anche il profondo significato di una parola ormai dimenticata: indulgenza. Sapeva premiare lo sforzo, la buona volontà, anche a fronte di scarsa riuscita. Capiva al volo le debolezze umane. Talvolta gli piaceva riderci su, con battute al vetriolo, ma conosceva bene e praticava anche il perdono. Qualcuno direbbe la misericordia. Quante volte, seduti in Consiglio, ci siamo lasciati andare tra noi a battute e scherzi. Una volta, rivolto a un consigliere non proprio perspicace, te ne uscisti in privato con: “In un Paese normale non sarebbe lui a prendersi cura dello Stato, ma lo Stato di lui”. Risata fragorosa tra noi, trattenuta a stento. Ma queste battute erano il modo per esorcizzare la nostra dimensione umana, un po’ paesana. Restavano tra noi e non ti hanno mai impedito di riservare rispetto e ascolto nei confronti di tutti. La supponenza era bandita e forse questa è una delle cifre più spiccate del tuo impegno politico: aiutare chi aveva bisogno. Erano proprio le persone più in difficoltà, quelle che erano state colpite in qualche modo dalla durezza della vita, a essere al centro dei tuoi interessi. Modesto fino all’eccesso, a fronte di doti certamente speciali, Matteo detestava l’arroganza, aveva un senso spiccato per la giustizia e l’equità e le usava come metri di giudizio per le leggi o i provvedimenti da adottare, così come per le persone. Tutti quelli che hanno lavorato con lui, certamente in Segreteria di Stato, nel Dipartimento del Territorio, nel nostro movimento, nella Segreteria istituzionale durante le sue Reggenze oppure al Dipartimento Esteri, ne serbano un ricordo indimenticabile. Ne abbiamo avuto un’ulteriore testimonianza alle esequie. Davvero mite. Credo che nessuno lo abbia mai sentito urlare, alzare la voce, negare un saluto, una buona parola, anche nei frangenti più tesi. Era davvero una persona gentile, che non significa debole. Al contrario, significa avere la forza di mantenere lucidità e controllo, di non farsi prendere dalle emozioni momentanee, non dimenticare mai l’umanità. Non ho mai sentito da Matteo la parola vendetta o rivalsa. E forse proprio in quella gentilezza stavano le radici della fermezza e del vigore con i quali realizzavi i tuoi interventi. Nelle nostre assemblee, ai coordinamenti, in Consiglio, parimenti hai praticato sempre la lealtà, il valore della parola data. Matteo era certamente un punto di riferimento. Oggi si direbbe un leader, una di quelle persone il cui parere conta. Quando c’erano situazioni intricate, anche negli ultimi mesi, era sempre Matteo a entrare in scena. Sapeva parlare con le persone, ascoltare, spiegare la situazione, magari anche convincere del contrario. Ricordo, ad esempio, quando abbiamo dovuto prendere la decisione politicamente così rilevante di abbandonare una maggioranza di governo per cercare di formarne un’altra. Io non ne volevo sapere. Poi, come sempre, sei arrivato tu, siamo andati a cena, ci siamo divertiti, abbiamo analizzato tutta la situazione e le varie ipotesi. Alla fine, lo ricordo bene, ti ho detto: “Matte, lo sai, per me è una sciocchezza”. “Ma se tu dici che va bene, lo facciamo”. E lo abbiamo fatto. Poi ci siamo ritrovati di nuovo in Consiglio, questa volta a ruoli invertiti, io Segretario e tu consigliere, e sei stato come sempre fondamentale per gestire momenti difficilissimi. Ricordo la premura con la quale mi chiedevi come stessi e mi incoraggiavi a tenere duro. Mentre sei stato nuovamente Reggente, abbiamo affrontato momenti più ardui e ancora una volta la tua determinazione è stata fondamentale. In tutto ciò, la cosa più unica era che, mentre tu dovevi fare i conti anche con il terribile male che per quattordici anni ti ha accompagnato, eri tu a infonderci coraggio e speranza. Eri un sognatore, un visionario. Con una prospettiva di vita razionalmente così ridotta, anche in politica tu sapevi traguardare le legislature, gli anni, il piccolo cabotaggio. Sei stato davvero uno dei pochi nei quali ho percepito chiara una visione, l’idea di cosa sarebbe dovuta diventare San Marino, e non ti sei mai risparmiato per tentare di realizzare quel progetto. Oggi dobbiamo fare i conti con questi giorni terribili, in cui questo momentaneo distacco ci fa sentire tutta la tua lontananza. Pensavamo ci avessi dato l’illusione di sconfiggere questa terribile malattia. No, ci sbagliavamo. Ci hai dato la certezza di poter vivere per sempre, nel ricordo vivo di tutti noi. La certezza che il tuo esempio, il tuo splendido sorriso, come l’ha voluto definire qualcuno dei nostri aderenti, animeranno ancora le nostre battaglie e, dopo tutto questo dolore, proveremo la gioia della tua presenza costante, che ci darà forza per sempre. Grazie Matteo, grazie per ogni momento.