Nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale, Mirko Dolcini (D-ML) interviene inizialmente nel ricordo di Matteo Fiorini, per poi soffermarsi sull’Accordo di associazione con l’Unione europea, chiedendo un referendum e maggiori chiarimenti sull’applicazione dell’intesa, sui costi e sull’accompagnamento delle imprese. Nella parte finale affronta anche il tema degli abusi sui minori e delle recenti indagini internazionali. Di seguito l’intervento integrale.
Mirko Dolcini (D-ML): Mi unisco al cordoglio per Matteo Fiorini e rinnovo le mie condoglianze alla famiglia e a tutti coloro che l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Personalmente non lo conoscevo profondamente come alcuni di coloro che hanno portato qui oggi la propria testimonianza. Però nella mia vita, prima come presidente di un’associazione di categoria, poi come consigliere, ma anche da ragazzo quando lo incrociavo in chiesa, ho avuto modo di conoscere comunque la sua sensibilità e la sua gentilezza, oltre alla competenza nei vari settori. Credo sia importante ricordare quello che lui può aver insegnato alla nostra comunità proprio con la sua esperienza di vita: la gentilezza e la sensibilità. Noi giustamente e doverosamente ricordiamo spesso le virtù di chi ci lascia, ma lui ha testimoniato con il suo modo di vivere che questo riconoscimento deve essere fatto continuamente, anche in vita, con tutti coloro che incrociamo e conosciamo. Dobbiamo dedicarci alla sensibilità e alla gentilezza perché, sì, in tutti i settori si può essere avversari, ma mai nemici. Bisogna coltivare il buon senso, la gentilezza e la sensibilità, come ha fatto Matteo e come ci ha insegnato. Cambio discorso ed entro in un argomento che ha toccato anche il collega che mi ha preceduto. Sull’Accordo di associazione si sta marciando verso la firma, che viene data per settembre, massimo ottobre. Bene, però manca ancora un ragionamento sul referendum. Io continuo a non sentire ragionamenti da parte del Governo né da parte della maggioranza sul referendum: semplicemente non se ne parla. E questo è un errore. È un errore per due motivi che io e il mio partito abbiamo declinato in tante maniere e che ora sintetizzo. Primo: il referendum è etico, è una questione di democrazia. Ma anche lasciando perdere l’etica e la democrazia, che già basterebbero, il referendum serve per dare legittimazione popolare alla firma e all’Accordo, visto che poi tutta la popolazione dovrà applicarlo. Per applicare un accordo che sarà comunque difficile – può piacere o non piacere, ma avrà un impatto importante – è necessario che la popolazione possa dire di avere scelto l’Accordo di associazione, proprio per evitare problemi futuri nella sua stessa applicazione e nel farlo rispettare. Anche sui social, che qualcuno ha citato, vedo parlare di democrazia da parte di consiglieri anche qui presenti. Sento parlare di libertà anche in una lettera aperta dell’amico Bugli. Ho visto poi la polemica – che non è una polemica, ma è un dato di fatto sul quale dobbiamo riflettere – relativa alle bandiere di San Marino durante la festa del nostro Patrono del 3 settembre: tanti anni fa venivano esposte, ultimamente se ne vedono sempre meno. Dobbiamo chiederci perché se ne vedono sempre meno. Fra i vari argomenti forse può esserci anche il fatto che la popolazione non si senta partecipe della vita istituzionale, comprese scelte importanti come questa. Quando si parla di democrazia o di libertà bisogna comprendere che non devono rimanere soltanto nell’alveo della retorica, ma dobbiamo essere fattivi, concreti, dobbiamo coinvolgere la nostra popolazione. Parlando di Accordo di associazione non si può poi non parlare della paventata provvisorietà della sua esecutività, nel senso che sembra, da quello che capisco, che una volta firmato il Governo e la maggioranza vogliano renderlo subito esecutivo. Ma io mi faccio delle domande che tutti dovremmo farci: siamo pronti? È necessario renderlo subito esecutivo? Non possiamo, qualora ci sia la firma, aspettare? Perché aspettare? Perché, dal mio punto di vista non c’è sufficiente formazione né nella Pubblica Amministrazione né, tantomeno, a livello delle imprese. Alle imprese vengono dette le cose, le normative che dovranno applicare? Si deve aspettare che sia il Governo, l’Esecutivo, qualcuno o le associazioni di categoria a farlo? Come vogliamo organizzarci per accompagnare le nostre imprese, visto che sembra che questo Accordo si faccia in maggior parte per le imprese? Io direi più per le banche, ma diciamo che si deve fare soprattutto per le imprese. Cosa stiamo facendo per accompagnare quelle imprese che diciamo essere le realtà che vogliono e hanno bisogno dell’Accordo? A me sembra niente, ma lo chiedo. Devono pensarci soltanto le associazioni di categoria? Alle associazioni di categoria viene in qualche modo spiegata la situazione? Ad esempio, non sarebbe necessario un piano di accompagnamento all’Accordo? Si era anche parlato, ricordo, se non in un ordine del giorno forse addirittura in una legge finanziaria, di un consultorio per le imprese. Che fine ha fatto? È una domanda, vorrei semplicemente avere delle risposte. Esiste? Non esiste? Deve essere implementato? C’è richiesta? Qualcuno chiede? È tutto così. Mi sembra un po’ troppo superficiale. Non sono qui per fare polemica, ma perché l’impatto ci sarà: non solo sociale, culturale e a livello di energie da mettere in campo, ma anche economico. Lo sappiamo. Io credo che almeno il primo anno, potete smentirmi, a conti fatti dovranno essere spesi 15-20 milioni per l’Accordo di associazione e per l’adeguamento. Mi chiedo: dove li andiamo a prendere? Ci sarà una soluzione, immagino. Qual è? Cambio decisamente argomento per dare un’altra comunicazione. Molti di voi già lo sapranno, però forse è mancata una sufficiente attenzione a livello mediatico, non solo a San Marino, ma soprattutto in Italia e nei principali mass media. Noi siamo qui anche per un argomento di attualità, sicuramente con toni più contenuti e con limiti molto maggiori, per fortuna, a parlare di pedofilia e del rischio di abuso sui minori. Negli Stati Uniti, qualche giorno fa, il procuratore generale della Florida ha comunicato che in cinque giorni sono stati liberati 163 bambini, bambini che erano vittime, tra le altre cose, di tratta di esseri umani, abusi e tratta sessuale. Eppure questa informazione non è passata come avrebbe dovuto. È invece importante perché dà coraggio nel combattere questo fenomeno agghiacciante. Un’altra notizia: il recupero di questi bambini, l’attività di recupero e localizzazione, ha coinvolto anche l’Italia. E anche questa è una notizia di qualche giorno fa: la Procura di Roma ha iniziato le indagini per valutare l’esistenza di legami di cittadini italiani con il mondo di Jeffrey Epstein. Anche queste sono notizie. Noi in quest’Aula parliamo di tutto, giustamente. Parliamo di problemi italiani e a volte internazionali, ed è giusto farlo perché siamo dentro il mondo e queste problematiche purtroppo le abbiamo vissute anche noi, ripeto, per fortuna in maniera molto più contenuta e limitata. Ma è necessario non abbassare la guardia.
