Si accende il confronto in Consiglio Grande e Generale sul progetto di legge che modifica il Regolamento consiliare. La maggioranza difende la riforma come uno strumento necessario per rendere più rapidi ed efficaci i lavori parlamentari, mentre le opposizioni parlano di un tentativo di ridurre gli spazi di confronto e contestano anche la legittimità formale del testo.
Ad aprire la seduta è stata l’eccezione preliminare sollevata da Andrea Menicucci di Repubblica Futura, secondo cui il provvedimento sarebbe stato depositato come legge ordinaria pur intervenendo su una legge qualificata. Una contestazione che ha portato alla sospensione dei lavori e alla convocazione di un Ufficio di Presidenza ad horas. Alla ripresa della seduta, la Reggenza ha dato il via al dibattito assicurando che verranno effettuate tutte le verifiche necessarie nel corso dell’iter legislativo e prima dell’eventuale promulgazione. Un passaggio che ha immediatamente acceso il confronto politico e giuridico all’interno dell’Aula.
La relatrice Ilaria Bacciocchi ha spiegato che l’obiettivo della riforma è quello di razionalizzare i lavori del Consiglio, ridurre i tecnicismi procedurali e valorizzare maggiormente il ruolo delle Commissioni permanenti. Tra i punti principali figurano il controllo preventivo sugli emendamenti, una diversa gestione dei lavori rimasti inevasi, il rafforzamento della sede redigente e la riduzione dei tempi di intervento. Sulla stessa linea il Segretario di Stato Stefano Canti, che ha escluso qualsiasi volontà di limitare il diritto di parola, sostenendo invece la necessità di rendere il Consiglio più efficiente e capace di affrontare tutti gli argomenti all’ordine del giorno.
Le opposizioni hanno però respinto con forza questa impostazione. Antonella Mularoni, Mirko Dolcini, Emanuele Santi, Gaetano Troina, Matteo Casali e altri esponenti di minoranza hanno parlato di un problema sia di metodo sia di merito. Da un lato contestano la natura giuridica del provvedimento, dall’altro ritengono che le nuove regole riducano il ruolo del Consiglio Grande e Generale, trasferendo troppo potere alle Commissioni e comprimendo gli spazi di intervento delle opposizioni. Per alcuni consiglieri si tratta di una vera e propria operazione finalizzata a limitare il confronto politico.
Anche all’interno della maggioranza non sono mancate riflessioni più prudenti. Esponenti di Libera come Dalibor Riccardi, Guerrino Zanotti, Gemma Cesarini e Giuseppe Maria Morganti hanno riconosciuto la necessità di discutere possibili modifiche al Regolamento, ma hanno richiamato l’importanza della condivisione e della tutela del confronto democratico. Pur senza bocciare la riforma, hanno invitato a evitare scorciatoie e a costruire un percorso il più possibile condiviso.
Il dibattito si è così trasformato in un confronto più ampio sul ruolo del Parlamento, sul peso delle opposizioni e sul delicato equilibrio tra rapidità decisionale e qualità della democrazia. Da una parte chi sostiene che servano regole nuove per evitare lungaggini e paralisi dei lavori, dall’altra chi teme un progressivo ridimensionamento delle prerogative dei consiglieri. Un confronto destinato a proseguire nelle prossime settimane in vista della seconda lettura del provvedimento.





