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Nicola Renzi smentisce la lettura clientelare del suo intervento in Commissione Esteri: “Il ripagare non era una richiesta di posti, ma di un metodo di lavoro sull’Accordo di associazione”

Nicola Renzi respinge la ricostruzione secondo cui, nella Commissione Esteri della scorsa settimana, avrebbe presentato alla maggioranza un conto politico in cambio del sostegno di Repubblica Futura all’Accordo di associazione con l’Unione Europea.

Contattato direttamente dalla nostra redazione, il leader di RF definisce quella lettura priva di fondamento e chiede che si legga per intero il passaggio da cui sono state estratte le sette parole finite nei titoli: “adesso decidete voi come ci volete ripagare”.

Il punto, sostiene Renzi, è che la frase non resta sospesa.

Nel verbale prosegue così: “Adesso decidete voi come ci volete ripagare, fermo restando che nulla è dovuto. Noi le cose che abbiamo fatto le abbiamo fatte perché siamo convinti. Allora, se ci vogliamo mettere a lavorare sul serio, ci mettiamo a lavorare. Se no, e questa è un’altra strada che è lecita per una maggioranza e un Governo, ci dite: facciamo da soli. E andate avanti così.”

La contropartita, in altre parole, è nominata da chi parla nella riga immediatamente successiva, e non è un posto di governo: è il lavoro parlamentare sul recepimento.

“Non ho chiesto nulla per me né per il mio partito, e l’ho detto nella stessa frase”, dichiara Renzi.

“Ho chiesto che si lavori sul serio. Ho chiesto lo schema delle leggi da recepire, come hanno fatto ad Andorra.

Ho chiesto di discutere le norme sul mercato del lavoro prima che vengano scritte, non a testo confezionato. Ho chiesto che la Commissione per le Riforme Istituzionali non resti ferma quattro mesi.

Questa è la contropartita che ho messo sul tavolo, e l’ho detta ad alta voce proprio perché non ha niente da nascondere.

Chi ritaglia sette parole da un intervento di venti minuti sa benissimo che cosa ha lasciato fuori.”

E il resto dell’intervento, in effetti, è tutto lì.

Renzi racconta la visita della Commissione parlamentare ad Andorra, dove gli hanno proiettato sul muro le settanta leggi necessarie a recepire l’acquis comunitario, con l’indicazione di quante fossero già pronte. “Io mi sarei aspettato una cosa simile”, dice nel verbale: uno schema con le scadenze, tre mesi, sei mesi, nove mesi.

Sul mercato del lavoro chiede che si dica apertamente al Paese che qualcosa cambierà — “può non cambiare in peggio, può aumentare la concorrenza, può darci tante opportunità” — e critica chi in una serata pubblica avrebbe sostenuto il contrario, precisando peraltro due volte di non riferirsi al Segretario presente in commissione.

Quanto alla difesa del segretario Beccari, che nella ricostruzione contestata diventerebbe la voce principale della fattura, Renzi la colloca nello stesso quadro: aver difeso personalmente il Segretario “rispetto ad accuse ridicole, se non insulti” ricevute “dai soliti cialtroni che ogni tanto si aggirano per la Repubblica” non genera, a suo dire, alcun credito da riscuotere.

Resta un dettaglio che vale la pena segnalare.

Nelle ricostruzioni circolate in questi giorni lo stesso passaggio è stato raccontato in due modi opposti: in un caso Renzi si sarebbe alzato in Aula per difendere il Segretario, nell’altro avrebbe rivendicato come merito il non essersi alzato, tenendo — è la formula usata — la contabilità dei propri silenzi. Le due versioni non possono essere entrambe vere. Nel verbale compare la prima.

Sul tavolo, al netto della polemica, resta la questione che Renzi ha effettivamente sollevato e che nessuno finora ha smentito nel merito: a pochi giorni dalla firma e in vista dell’entrata in vigore provvisoria, il Consiglio Grande e Generale non ha ancora davanti l’elenco delle leggi da approvare né il calendario con cui approvarle.

È una domanda che riguarda tutti, maggioranza e opposizione, e che non si risolve decidendo chi debba essere ripagato di che cosa.

Nicola Renzi smentisce la lettura clientelare del suo intervento in Commissione Esteri: “Il ripagare non era una richiesta di posti, ma di un metodo di lavoro sull’Accordo di associazione”