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Attualità

Due euro a pacco per ritirare un ordine Amazon, il punto di ritiro chiude e il Paese si divide: ma la parte peggiore non è il sovrapprezzo, è la fila di persone che difende chi lo chiedeva e prende di mira chi lo ha segnalato

Due euro a pacco chiesti al banco per ritirare un ordine Amazon, su un servizio che il cliente aveva già pagato e che il contratto con Amazon prevede gratuito. Qualcuno lo ha chiesto pubblicamente in un gruppo Facebook, qualcun altro lo ha segnalato, e il risultato è che quel punto di ritiro i pacchi non li riceverà più. Da quel momento, per giorni, il Paese non ha discusso di chi incassava il sovrapprezzo: ha discusso di chi ha aperto bocca — e ha deciso, a larga maggioranza, che il colpevole era lui.

Il meccanismo è semplice e non ha zone grigie.

Un esercente sceglie di diventare punto di ritiro. Amazon lo paga per ogni pacco consegnato.

Il cliente, che ha già pagato la spedizione, sceglie quel punto perché il ritiro è indicato come gratuito. Se al banco arriva una richiesta di due euro, quello è un secondo incasso sullo stesso pacco, che il cliente non ha concordato e non poteva prevedere al momento dell’ordine.

Il nome tecnico non è “prezzo del servizio”. È un pagamento chiesto fuori da ogni accordo.

E qui arriva la parte che merita un editoriale.

“Non vuoi pagare due euro, vai a Cerasolo.” “Stanno pure qui a sindacare il prezzo del servizio.” “Il sammarinese è abituato ad avere tutti i servizi gratis dallo Stato, poi non vuole pagarne uno a un privato.”

E il colpo da maestro, arrivato dopo: complimenti agli eroi dei due euro, missione compiuta, adesso vi fate chilometri e benzina, un risparmio impeccabile.

Tutto molto spiritoso. Tutto perfettamente a fianco della parte sbagliata.

Perché il punto non è mai stato quanto.

Qualcuno nei commenti lo ha scritto meglio di qualsiasi editorialista: sarebbero potuti essere trenta centesimi, il principio non cambia di una virgola.

Due euro sono una cifra ridicola, ed è esattamente questo che rende la faccenda istruttiva: quando la posta è ridicola, la difesa non può nascondersi dietro la necessità. Resta scoperta per quello che è.

Una comunità che discute se sia accettabile incassare fuori accordo, e conclude che sì, dai, in fondo che sarà mai.

Poi c’è l’inversione, che è la parte che lascia davvero sbigottiti. Il punto di ritiro ha chiuso.

Chi ha causato la chiusura? Secondo mezzo gruppo, quelli che si sono lamentati.

Non chi ha applicato il sovrapprezzo: chi lo ha detto. Il danno viene addebitato al testimone, mai all’autore. È una figura logica che a San Marino conosciamo benissimo e che ricompare con una regolarità impressionante ogni volta che qualcosa viene alla luce: il problema non è la condotta, il problema è che se n’è parlato. Segnalare diventa un dispetto.

Chiedere che una regola valga diventa un atto ostile verso la comunità.

Su un punto serve però la mano ferma anche nell’altra direzione.

Nei commenti sono circolate accuse molto più pesanti del sovrapprezzo: merce importata senza monofase, incassi in nero, percentuali di IVA. Nessuno ha portato un documento, un accertamento, una carta.

Non le diamo per buone e non le rilanciamo, perché il tribunale istantaneo del gruppo Facebook, quello che condanna in quattordici commenti e assolve nel quindicesimo, è la stessa identica malattia vista dall’altro lato: decidere in base all’umore invece che in base ai fatti.

Un sovrapprezzo non dovuto è un fatto documentato dal contratto e dall’ordine. Un’accusa di evasione è un’accusa, e va trattata come tale.

Quello che resta, al netto di tutto, è una comunità che ha passato tre giorni a stabilire che aggirare una regola è accettabile purché costi poco e faccia comodo. Che il rispetto di un patto commerciale è una fisima di chi non ha altro da fare.

E che il vero maleducato è quello che alza la mano.

Poi, in mezzo alla stessa discussione, qualcuno ha scritto che non vede l’ora della firma dell’accordo con l’Unione Europea, così finalmente qui dentro si impara come gira il mondo.

Ecco: il mondo gira che quando firmi qualcosa, poi lo rispetti.

Vale per un trattato di associazione lungo duemila pagine e vale per il contratto di un punto di ritiro pacchi. Chi non regge il secondo è difficile immaginarlo alle prese col primo.

Due euro. Non era mai stata una questione di due euro.

Due euro a pacco per ritirare un ordine Amazon, il punto di ritiro chiude e il Paese si divide: ma la parte peggiore non è il sovrapprezzo, è la fila di persone che difende chi lo chiedeva e prende di mira chi lo ha segnalato