Intervento di Nicola Renzi nella seduta del Consiglio Grande e Generale del 14 maggio 2026.
Nicola Renzi (RF): Mi sembra che il comma che stiamo discutendo e il lavoro che è stato svolto dalla Commissione siano la dimostrazione che in quest’aula, se c’è la volontà, si può tranquillamente collaborare in maniera civile, ciascuno magari convinto delle proprie posizioni, ma arrivando comunque a un risultato che mi sembra sia stato salutato da tutti come un risultato importante. Un altro elemento positivo che vorrei sottolineare è che, riconoscendo il lavoro di questa Commissione, quest’aula non squalifica il proprio lavoro. In questa breve premessa voglio anche richiamare quanto ricordato dalla collega Mularoni rispetto a quel periodo estremamente difficile iniziato nei primi anni Duemila e che il governo del 2008 si trovò ad affrontare. Vorrei aggiungere a quel ricordo anche un’altra considerazione, perché per alcuni quel periodo è passato alla storia come il momento nel quale venivano ritirate le licenze e oggi evidentemente comprendiamo ancora meglio il motivo per cui quelle licenze venivano ritirate. Voglio quindi ricordare in quest’aula il lavoro svolto dalla collega Mularoni, da Valeria Ciavatta, dai colleghi che allora sedevano in Congresso di Stato e soprattutto, lasciatemelo dire, da Marco Arzilli, che spesso non viene citato abbastanza nonostante il lavoro meritorio che ha svolto. Ricordiamo ancora oggi quanti attacchi abbia subito allora e quanto abbia continuato a subirne per quel lavoro che, tradotto in termini semplici, significò fare un po’ di pulizia all’interno del nostro sistema economico, una pulizia di cui c’era veramente bisogno. Da allora le cose sono cambiate, perché si partiva da una situazione molto difficile, mentre oggi credo che tutti siamo convinti che il Paese stia costruendo gli anticorpi necessari e stia soprattutto riflettendo su quali ulteriori iniziative mettere in campo rispetto a quelle già adottate per migliorare continuamente il sistema. È evidente che i controlli più efficaci spesso non sono quelli burocratici, e questo lo sappiamo tutti, perché quelli puramente burocratici rischiano di diventare il paravento dietro cui si nascondono le vere distorsioni. Dobbiamo quindi operare nella direzione che viene indicata anche nella relazione e che rappresenta, a mio avviso, un ulteriore merito del lavoro svolto, perché questa direzione è stata tracciata direttamente dagli operatori del settore, cioè da coloro che concretamente devono effettuare i controlli e che sono stati auditi dalla Commissione. Continuare a descrivere l’amministrazione come una struttura che vuole essere soltanto burocratica credo non corrisponda alla realtà dei fatti. È chiaro però che non bisogna fare confusione tra controllato e controllore e non bisogna neppure creare confusione tra i diversi controllori. Per questo ritengo importante l’attenzione che viene dedicata non solo agli uffici pubblici ma anche ai corpi di polizia. Per lungo tempo ci si è interrogati sulla necessità di una riorganizzazione dei corpi, poi mi sembra che negli ultimi sei anni il tema sia progressivamente uscito dal dibattito. Evidentemente i governi che si sono succeduti hanno ritenuto che l’attuale articolazione fosse la migliore possibile. Se questa è la scelta, allora bisogna valorizzarla fino in fondo, valorizzando le competenze specifiche che ciascun corpo può sviluppare e anche quegli aspetti di concorrenza positiva nell’affrontare determinate tematiche, che rappresentano comunque una pluralità di garanzia rispetto al lavoro svolto e non devono diventare invece una duplicazione inutile delle attività. Questa credo sia un’altra riflessione importante. Approfitto inoltre dell’intervento del segretario Belluzzi rispetto alle nuove assunzioni e ai nuovi arruolamenti nei corpi di polizia per fare una considerazione che magari mi evita di intervenire nuovamente a fine dibattito. Credo che, come già avvenuto in altri settori della pubblica amministrazione, il principio debba essere quello della valorizzazione delle competenze e della ricerca di persone che abbiano realmente le capacità necessarie per ricoprire determinati ruoli. Per questo penso che un’attenzione molto importante debba essere riservata anche alle modalità di selezione. Non necessariamente il concorso tradizionale rappresenta sempre la soluzione migliore. Anche i corsi-concorso, come già avvenuto in passato nelle forze di polizia, possono essere strumenti adeguati, forse in alcuni casi persino più adeguati rispetto ai concorsi basati soltanto su prove o titoli. Però anche qui bisogna essere chiari: occorre capire se la selezione la si vuole fare davvero oppure se rischia di diventare semplicemente un escamotage per assumere un numero eccessivo di persone rispetto alle reali esigenze. Su questo dobbiamo interrogarci seriamente perché, come sapete, Repubblica Futura ha sempre sostenuto l’idea di una pubblica amministrazione altamente qualificata, snella nei numeri ma fortemente professionalizzata e capace di riconoscere il merito. Credo che questo sia il punto più importante.





