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La Russia esce dalla Convenzione europea contro la tortura: stop ai controlli indipendenti nelle carceri

La Russia ha ufficialmente abbandonato la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti, ponendo fine agli obblighi previsti dall’accordo internazionale al quale aveva aderito nel 1998.

Il ritiro è diventato effettivo il 1° novembre 2026, a un anno dall’annuncio con cui Mosca aveva comunicato la propria decisione, il 30 ottobre 2025.

La convenzione, promossa dal Consiglio d’Europa, prevede un sistema di visite indipendenti nelle carceri e nelle altre strutture in cui vengono trattenute persone private della libertà personale. L’obiettivo è verificare le condizioni di detenzione e prevenire torture, abusi e trattamenti degradanti.

Da tempo, tuttavia, le autorità russe impedivano l’accesso alle delegazioni incaricate delle ispezioni, sottraendo di fatto le strutture detentive ai controlli internazionali. L’uscita dall’accordo sancisce ora formalmente la cessazione di queste attività di monitoraggio.

La decisione arriva dopo l’esclusione della Russia dal Consiglio d’Europa nel 2022, in seguito all’invasione su larga scala dell’Ucraina.

L’organizzazione, distinta dall’Unione Europea e composta da 46 Stati membri, si occupa principalmente della tutela dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto.

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