Un passaggio breve, ma dal forte peso politico e istituzionale. Nel suo discorso a San Marino, Papa Leone XIV ha citato espressamente l’Accordo di Associazione con l’Unione europea, inserendolo tra le sfide che attendono la Repubblica e riconoscendo al Titano la possibilità di offrire un proprio contributo alla costruzione europea.
«Tale impegno appare oggi ancor più prezioso, nel momento in cui si accinge a divenire operativo l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e la vostra Repubblica si troverà a relazionarsi stabilmente, seppure in modo peculiare, con una realtà complessa, la quale potrà trarre grande giovamento dal vostro contributo».
Parole che rappresentano un chiaro richiamo al percorso europeo intrapreso da San Marino. Leone XIV non si è soffermato sugli aspetti tecnici dell’intesa, ma ha indicato quale possa essere il valore aggiunto della Repubblica nel nuovo rapporto con l’Ue: quello di un piccolo Stato capace di mantenere la politica vicina alle persone.
Il Pontefice ha infatti definito San Marino uno Stato «a misura d’uomo», dove «è possibile sperimentare la prossimità della politica ai bisogni dei cittadini» e quindi una «democrazia più effettiva». Una caratteristica che, nelle parole del Papa, può trasformare la Repubblica in un vero e proprio «laboratorio di buona politica».
Un laboratorio fondato sulla ricerca del bene comune, sulla solidarietà, sulla sussidiarietà e sulla giustizia sociale. Ed è proprio questa esperienza che, secondo Leone XIV, San Marino può portare nel suo nuovo rapporto stabile con l’Unione europea.
Il riferimento all’Accordo si inserisce in un ragionamento più ampio sulla Libertas, elemento fondante dell’identità sammarinese. Una libertà che il Papa ha legato anche alla vocazione internazionale della Repubblica e al suo storico impegno per la pace.
«Libertas, per voi, vuol dire anche un impegno mai venuto meno di una partecipazione attiva e positiva alla costruzione della pace», ha sottolineato Leone XIV, esprimendo «vivo apprezzamento» per un atteggiamento nel quale ha riconosciuto una particolare sintonia con quello della Santa Sede.
Da qui il richiamo alla diplomazia e al multilateralismo, indicati come «vie privilegiate» per costruire relazioni internazionali e favorire l’intesa tra le nazioni, soprattutto in una fase segnata da «comunicazioni impulsive», «retoriche aggressive» e «logiche di potenza».
Europa, pace e buona politica finiscono così per intrecciarsi nel messaggio rivolto da Leone XIV alla Repubblica. Con una convinzione affidata alle battute finali di questo passaggio del discorso: anche un piccolo Stato può avere qualcosa da insegnare a una realtà molto più grande e complessa. E il punto di partenza, per il Papa, deve rimanere uno: «la cura dell’umano».
