Di Gerardo Giovagnoli
Ripensare il funzionamento del Consiglio e migliorarne la qualità
Alla luce di tutto questo, ritengo che la seconda parte di questa legislatura debba essere costituente, o quantomeno ricostituente: non ricordo un altro momento in cui le condizioni di funzionamento dell’organo democratico principale, interne ed al contorno, fossero così sfidanti.
Si dovrebbe aprire un dibattito tra le forze politiche, allargato alla società civile ed in particolare ad esperti e tecnici di fama, sulla scorta di quanto successo con la Commissione Astuti che ha portato alla Dichiarazione dei Diritti del 1974 con l’obiettivo di rimediare ai difetti e restituire al Paese ed all’opinione pubblica una democrazia più funzionale e soprattutto in grado di migliorare l vita dei cittadini.
In tutto il mondo occidentale c’è disaffezione verso la politica parlamentare e ne risente la partecipazione in generale e quella al voto. Anche a San Marino dal 2008 al 2024 la percentuale del voto interno è scesa dall’90 al 77%.
Questo passo non deve tardare, perché a breve, come già esplicitato sopra, sarà richiesto un cambio di passo: la capacità di confrontarsi non solo con le nostre questioni interne, ma con quelle che giungeranno dall’Unione Europea. Questo deve voler dire, oltre alla banalità della necessità di implementare le normative continentali, la capacità di analizzare in anticipo le modifiche richieste ed interfacciarsi con Bruxelles per far sapere le questioni più delicate per noi, nonché saper leggere i mutamenti per saper cogliere tutte le opportunità che il nuovo status ci offrirà.
Soprattutto diventa necessario rendere possibile per il Consigliere avere a disposizione degli assistenti per la produzione legislativa, il tempo per studiare, lo spazio all’interno del Parlamento per riunirsi, in sintesi, avere gli strumenti materiali e le competenze a disposizione per svolgere al meglio il proprio ruolo.
L’obiettivo finale deve essere quello di migliorare la qualità del Parlamento, il suo operato, la sua natura anche di controllo e rendicontazione. Non voglio certo sottostimare il fatto che la qualità la portano le persone ed il contesto politico e pubblico in generale, ma il discorso si farebbe molto lungo e sarebbe al di fuori del limitato scopo di questo scritto.
Circoscrivo quindi i ragionamenti seguenti ad una serie di imperfezioni che in questi anni ho registrato, che impediscono efficacia ed efficienza dei lavori. Chiaramente non c’è nessuna intenzione di racchiudere la complessità del tema in poche righe, ma solo quella di offrire alcuni spunti di riflessione
Il caos degli emendamenti
Succede purtroppo spesso che modifiche importanti al testo dei Decreti, vengano prese all’ultimo momento in aula, provocando molta confusione, scontro politico inutile, a volte determinando pasticci che disgraziatamente sono non solo volant ma manent.
Questo perché sia il Governo che l’opposizione, presentano emendamenti direttamente pochi minuti prima che il testo venga votato. E’ paradossale: passa un mese tra una sessione e l’altra del Consiglio, eppure ci si deve affrettare a valutare la portata degli emendamenti, senza magari un supporto tecnico, rischiando errori di valutazione e creando spesso un clima conflittuale in aula, perché la tendenza della maggioranza diventa quella di bocciare ogni modifica, mentre l’opposizione approfitta del mancato confronto per fare ostruzionismo o accusare, non senza qualche ragione, di indisponibilità anche a richieste ragionevoli.
Un capitolo a parte merita la dinamica della Legge di Bilancio: la “madre” di tutte le leggi perché destina le risorse finanziarie e decide su tassazioni e incentivi, quindi richiama su di sé la maggior attesa ma anche il maggior scontro in aula. Scontro che viene esacerbato dal fatto che tale Legge non passa il filtro della Commissione, ma arriva direttamente alla seconda lettura con, mediamente, oltre 200 emendamenti. E non solo: molti di essi sono di orientamento, invece che dispositivi, a volte addirittura di commento, spesso di modifica di altre leggi. Penso che la logica della Legge di bilancio debba essere pesantemente rivista: lo scopo della stessa – e dei suoi emendamenti – deve essere definito più chiaramente, limitato e le regole d’ingaggio con l’opposizione concordate per evitare quello che succede ogni anno, ovvero aspettarsi dai 4 ai 6 giorni solo per l’affronto di tale legge, con la messa in conto di una o due notti intere in Parlamento, per l’inutile tira e molla tra maggioranza, minoranza e governo per decidere quale emendamento far passare, invariabilmente con una decisione che ha molto più a che fare con la tattica politica che non il merito delle questioni sul tavolo. Tutto questo, solo in versione ridotta, capita per la Legge di assestamento.
In questo caso proporrei una modalità di lavoro in cui lo studio della legge e dei suoi emendamenti possa essere sempre svolta senza fretta, permettendo il confronto e la comprensione delle posizioni reciproche.
La questione del minutaggio degli interventi e della trasmissione dei lavori
Non credo che la scelta, dettata dalla volontà di trasparenza, di rendere pubblici, attraverso radio e diretta streaming, anche il comma comunicazioni e le Commissioni, abbia migliorato la qualità dei lavori: al contrario la consapevolezza di essere “in onda” ha stimolato la ricerca dell’intervento ad effetto, della sparata più grossa, della polemica fine a sé stessa. Ho molti dubbi pure sul fatto che sia migliorata la trasparenza dei lavori, visto che solo il Comma Comunicazioni non era trasmesso e quello è diventato un palcoscenico, snaturando la funzione del Parlamento.
Senza dubbio la discussione è la base della democrazia, ma il nostro Parlamento concede dibattiti generali quasi per ogni tipo di comma e quello che succede è che gli interventi si ripetono spesso uguali a se stessi decine di volte, aumentando la probabilità che la stanchezza e la insopportazione giochino brutti scherzi, rendendo possibile, come in effetti capita troppo spesso, che un Consigliere di maggioranza o di opposizione, sbagliando, alzi la temperatura con un intervento fuori luogo, allungando ancora di più il comma in oggetto. Non di rado capita che il dibattito finisca totalmente fuori traccia rispetto all’argomento in discussione e ciò mette in difficoltà pure la Reggenza, che dovrebbe richiamare i Consiglieri con solerzia e assertività, ma che per quieto vivere si trattiene.
Ancora una volta un dispositivo giusto sulla carta viene deformato, rendendo più scarso sia il livello dei lavori in sé, sia per la loro fruibilità pubblica.
È chiaro che per l’opposizione è molto importante la possibilità di esprimersi, visto che quella di incidere è limitata, ma non può esaurirsi o concentrarsi solo in questo il suo ruolo, porrei loro la domanda se la questione del minutaggio è così rilevante: secondo me varrebbe la pena di ragionare su quali strumenti di controllo, intervento e proposta, possono essere individuati nel regolamento o in un vero e proprio Statuto delle opposizioni.
Faccio presente per esempio, che alla domanda “segue le sedute del Consiglio Grande e Generale alla radio e/o in streaming” posta nel sondaggio più strutturato che abbiamo a disposizione, quello effettuato pochi mesi fa da UNI.RSM attraverso la ricerca chiamata “OPI.EUR” a 1200 sammarinesi, la risposta è stata 42,3% mai, 33,5% raramente, 13,9% abbastanza, 10,3% spesso. (https://www.unirsm.sm/crri/wp-content/uploads/sites/29/2026/05/CRRI_Campioni-e-risultati-opi.eur-2.pdf pagina 17).
La volgarizzazione e l’abuso di Palazzo Pubblico
La sede dei lavori Parlamentari è l’edificio civile più simbolico e prestigioso dell’intera Repubblica. È anche sede della Reggenza, delle riunioni del Congresso di Stato e degli uffici della Segreteria Istituzionale.
Nella sala del Consiglio, simbolo nel simbolo, si tengono le sessioni plenarie, ma anche le quattro Commissioni permanenti, quella di Giustizia, quella delle riforme istituzionali, più alcune altre. Ivi si tengono tutte le cerimonie istituzionali principali e la consegna di onorificenze.
Ma è anche luogo prediletto per matrimoni ed è per lo più aperto al pubblico.
Il “sancta sanctorum” civile del Paese, lo spazio più illustre e prezioso, è, in sostanza, abusato, sottoposto ad una usura accelerata. Ogni dieci anni circa è subisce rifacimenti per aggiornamenti tecnici richiesti dalla funzione consiliare, come ora con la sostituzione delle consolle delle postazioni dei Consiglieri, o degli impianti termici ed elettrici, o strutturali, viste anche le infiltrazioni d’acqua.
È mio personale parere che almeno una parte della vita politica debba essere spostata altrove: oltre ai motivi esposti, ci sono le limitazioni, ormai pesanti, a cui viene sottoposta l’attività del Parlamento e dei suoi funzionari.
Tra queste quella principale è la mancanza di spazi alternativi: incastrare temporalmente le agende di tutti gli organismi nella stessa sala che si riuniscono sta diventando una impresa. Ora che il Consiglio Grande e Generale lavora al Kursaal, diventa più evidente l’utilità di disporre di altre sale.
Non solo: a proposito del ruolo del Consigliere e di ciò che gira attorno, Palazzo Pubblico non offre spazi per i Gruppo parlamentari, solo due piccolissime sale con dimensioni pari ad una stanza da letto e non particolarmente degne, sede anch’esse di riunione di altri organi come il Collegio Garante (Sic) e le delegazioni alle organizzazioni politiche multilaterali. Da evidenziare che anche per i funzionari della Segreteria Istituzionale sono riservati tre soli spazi angusti, indegni per la funzione svolta.
Anche in questo, purtroppo siamo unici tra i piccolissimi stati: Monaco, Liechtenstein, Malta (addirittura con un progetto di Renzo Piano) e Andorra hanno tutti costruito nuovi palazzi parlamentari tra il 2008 ed il 2015. Ho avuto l’opportunità di visitare quest’ultimo, veramente ben fatto: aula parlamentare ariosa e comoda, un ufficio per ogni gruppo parlamentare, più aule per le Commissioni, moderni uffici per i funzionari, vasti spazi per conferenze stampa, mostre, etc.
Il vecchio edificio del Parlamento del Coprincipato, rimane il punto di rifermento simbolico, quello delle celebrazioni di stato, o luogo di visita turistica, un museo delle Istituzioni. A mio parere questa è la formula migliore: un luogo intatto, preservato e onorato, storico e iconico per alcuni eventi tradizionali ed un edificio moderno e funzionale per il lavoro del Parlamento e del suo contorno.
Un’ultima provocazione: il futuro lavoro di scrittura delle norme sarà con l’intelligenza artificiale?
Spero di essere smentito ma temo che l’intelligenza artificiale irromperà entro brevissimo tempo nel mondo politico e nella tecnica legislativa stante la potenza generativa, la naturale tendenza a scrivere come un burocrate e l’ineffabile pigrizia dell’essere umano.
Già nel 2015 il Senatore leghista Calderoli, attraverso un algoritmo creato dal suo collega Jonny Crosio, fece generare ad un software 85 milioni di emendamenti al DDL Boschi: si trattava di ripetere lo stesso emendamento migliaia di volte, variando ogni volta una singola parola o un segno di punteggiatura, bastando un testo di poche parole per creare permutazioni e variazioni innumerevoli. La contromossa fu quella dell’applicazione del cosiddetto “canguro”, ovvero la facoltà data al Presidente del Senato “di modificare l’ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse” (https://www.eunews.it/2015/09/28/riforme-ecco-come-disinnescare-gli-emendamenti-della-calderoli-machine/ https://www.repubblica.it/politica/2015/09/23/news/cosi_si_fabbricano_82_milioni_di_emendamenti_la_democrazia_ostaggio_di_un_algoritmo-123525218/ ).
All’epoca però il testo iniziale doveva essere partorito da una mente umana. Ora non sarebbe nemmeno più necessario: basterebbe impartire ad una delle IA una banale prompt del tipo “scrivimi 300 emendamenti diversi in base alle proposte che trovi nell’archivio del mio partito ed alle esigenze dei cittadini sammarinesi che rilevi più emergenti nei social network, nonché un emendamento abrogativo per ogni comma della legge che ti allego, ma anche un emendamento di aumento degli incentivi sociali del 10%, ed in subordine del 5%, in ogni articolo pertinente, nonché la stessa cosa per ridurre gli aumenti previsti di ogni imposta”, ed ecco che, in pochi minuti sarebbe pronto un lavoro che avrebbe richiesto giorni. Se ogni gruppo politico ricorresse allo stesso stratagemma, rimarrebbe solo un anticorpo per la gestione dell’infinito lavoro di lettura, decodifica, validazione ed elaborazione del testo collazionato: usare di nuovo l’intelligenza artificiale per svolgere le attività descritte.
Questo potrebbe valere per la scrittura di intere leggi, non solo emendamenti.
Oppure no? Oppure sarà impedito l’uso dell’IA in ambito legislativo? Sono certo che lo scopriremo presto.





