Russia e Israele avrebbero contribuito ad alimentare la crisi migratoria di Ceuta attraverso campagne di disinformazione sui social network. È l’accusa lanciata dal premier spagnolo Pedro Sánchez, che esclude invece un coinvolgimento del Marocco nell’ondata di arrivi registrata alla fine di luglio.
Secondo Sánchez, alcune reti avrebbero diffuso la falsa convinzione che raggiungendo Ceuta a nuoto non fosse più possibile essere respinti alla frontiera, travisando una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo. Il premier ha collegato questa attività anche a quella che ha definito una “internazionale dell’ultradestra”, accusata di utilizzare il tema dell’immigrazione per dividere Spagna ed Europa.
Le accuse hanno provocato la dura reazione dei due Paesi. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha assicurato che la Russia “non ha avuto alcun ruolo” nella crisi, mentre il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha respinto le dichiarazioni di Sánchez definendole false.
Il governo spagnolo continua intanto a gestire le conseguenze dell’emergenza. Circa 5mila migranti sarebbero ancora presenti a Ceuta, mentre Madrid sta aumentando i posti disponibili nelle strutture di accoglienza. Sánchez ha inoltre chiesto maggiore solidarietà agli altri Paesi europei.
La situazione nell’exclave resta tesa. Nelle ultime ore sono scoppiati scontri tra migranti nel quartiere di Loma Colmenar, durante l’ingresso in una struttura di accoglienza. La polizia è intervenuta e ha sparato alcuni colpi in aria a scopo dissuasorio, prima di sgomberare l’area.
