Il fallimento dei negoziati commerciali tra Canada e Stati Uniti ha finito per rafforzare politicamente il premier canadese Mark Carney, attorno al quale si sono compattati opposizioni e diversi governi provinciali.
Carney ha respinto le condizioni poste da Washington, giudicate troppo penalizzanti per alcuni comparti strategici dell’economia canadese, a partire dall’industria automobilistica. Tra i punti contestati ci sarebbero anche limiti alla libertà di Ottawa di stringere accordi con altri Paesi e questioni legate alla tutela della lingua e della cultura francese.
«Non possiamo accettare la loro offerta e non daremo ciò che ci hanno chiesto», ha dichiarato il premier, accusando gli Stati Uniti di mettere in discussione la sovranità canadese. Carney ha inoltre escluso un ritorno ai precedenti equilibri nei rapporti con Washington: «Non torneremo alla nostra vecchia relazione».
La risposta di Ottawa sarà anche economica. Il governo canadese ha annunciato nuovi dazi di ritorsione a partire dall’8 settembre, destinati a colpire prodotti americani.
La disputa commerciale si sta così trasformando in una questione politica interna, con un fronte trasversale che sostiene la linea dura del governo nei confronti dell’amministrazione Trump.
