Organizzare l’arrivo delle norme europee senza congestionare il Consiglio Grande e Generale e le commissioni. È l’obiettivo indicato dal segretario di Stato agli Affari Esteri Luca Beccari, intervenuto nella seduta congiunta delle Commissioni Consiliari di lunedì 12 ottobre. Il periodo più intenso, secondo Beccari, sarà quello dei primi tre o quattro anni dall’entrata in vigore dell’accordo. San Marino dispone già degli strumenti legislativi necessari, ma deve decidere come gestire il carico di lavoro.
Il governo propone di differenziare i percorsi, lasciando più spazio al confronto sulle scelte politiche e semplificando il passaggio delle disposizioni tecniche. Beccari porta l’esempio degli standard di produzione europei: modificarli significherebbe rendere un prodotto non conforme. “Che senso avrebbe recepire un regolamento sugli standard tecnici attraverso una legge, con prima lettura, commissione e seconda lettura, se non contiene un elemento politico che richiede questo percorso?”
La soluzione prospettata è una legge annuale di recepimento, chiamata “omnibus”, con cui stabilire quali norme adottare e quale procedura seguire per ciascuna. Il Consiglio deciderebbe quali interventi affrontare attraverso una legge, quali delegare al governo con decreti da riportare poi alla ratifica e quali recepire richiamando direttamente la normativa europea. Nello stesso passaggio verrebbero risolti i conflitti tra disposizioni, evitando di distribuire regole transitorie e deleghe in numerosi provvedimenti.
La scelta resterebbe quindi nelle mani del Consiglio. La programmazione annuale potrebbe essere aggiornata in corso d’anno e indicare in anticipo quali interventi potranno seguire la procedura d’urgenza, senza dover discutere ogni volta se attivarla. Beccari propone anche la possibilità di esaminare i decreti delegati in commissione in sede redigente.
Per le materie che introducono cambiamenti profondi nell’ordinamento, il primo passaggio dovrà invece avvenire attraverso una legge ordinaria. Il segretario cita le residenze, la concorrenza e gli aiuti di Stato. Anche in presenza di deleghe già disponibili, l’impegno del governo è affrontare le novità più rilevanti con un percorso che consenta un esame completo. Gli aspetti successivi e più specifici potranno eventualmente essere affidati ai decreti.
Beccari distingue poi il richiamo a una norma europea nella sua versione attuale dall’aggancio automatico anche alle sue modifiche future. Per ora il governo mantiene il primo approccio: ogni aggiornamento dovrà essere recepito con un nuovo passaggio interno. Il meccanismo automatico, definito “rinvio dinamico”, resta una possibilità da valutare più avanti e potrebbe richiedere un intervento sulla Carta dei diritti, perché il Consiglio si legherebbe all’evoluzione di una normativa esterna senza governarla.
Sui tempi, il segretario chiarisce che il confronto è aperto: “È una proposta, non un testo che vi ritroverete in prima lettura nel prossimo Consiglio.” L’obiettivo è condividere entro la fine del 2026 l’avvio dell’iter consiliare, per arrivare all’entrata in vigore delle nuove regole nei primissimi mesi del 2027.
Quanto agli adeguamenti richiesti dall’accordo, Beccari invita a distinguere tra i settori. “Sono tanti, ma, come dico sempre, non partiamo da zero, non siamo all’età della pietra legislativa.” Sulla concorrenza occorre costruire una disciplina oggi assente, mentre sul lavoro il segretario indica un livello di allineamento già maggiore rispetto ad altre materie. Più complesso il diritto societario, che dovrà consentire anche operazioni tra aziende sammarinesi e forme di società estere oggi non contemplate, come una fusione con una società greca o finlandese.
