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Attualità

San Marino, Perpiglia: «Troppe banche, serve un grande polo pubblico affiancato da uno privato»

Ridurre ulteriormente il numero delle banche sammarinesi, creando un grande polo pubblico affiancato da un istituto privato. È la proposta avanzata da Nicholas Perpiglia, presidente di GEN SM, che interviene sul futuro del sistema finanziario del Titano e invita ad affrontare il tema delle fusioni bancarie.

Perpiglia racconta di averne discusso con un ex dirigente di vertice di uno dei principali istituti sammarinesi, ricevendo una valutazione favorevole: «Una grande banca come gruppo statale e una banca privata sarebbero sufficienti per San Marino».

Alla base della proposta ci sono soprattutto le dimensioni del mercato. Nel 2008 la raccolta bancaria ammontava a 14,5 miliardi di euro, oggi si ferma a 7,3 miliardi. Una riduzione del 50% circa che, secondo Perpiglia, dovrebbe spingere verso nuove aggregazioni.

«Una banca ha costi fissi altissimi, dalla governance alla compliance ai sistemi informatici, e a San Marino li paghiamo quattro volte, per poco più di trentamila abitanti», osserva il presidente di GEN SM.

Il sistema è già passato da dodici a quattro istituti, ma attraverso un percorso segnato da liquidazioni e salvataggi, spesso sostenuti con risorse pubbliche. Oggi la situazione patrimoniale è migliorata, con i crediti deteriorati scesi dal 61% del 2019 a meno del 15%, ma rimangono alcune fragilità.

Perpiglia richiama anche le valutazioni del Fondo monetario internazionale, che continua a segnalare problemi di capitalizzazione e redditività in alcune banche. Il patrimonio complessivo del sistema, ricorda, ammonta a 361 milioni di euro.

La soluzione proposta è un Sistema Bancario Sammarinese (SBS), costruito attorno a un grande gruppo pubblico e a una banca privata. Un’ipotesi che, secondo Perpiglia, potrebbe trovare spazio anche nel dibattito politico, considerando che il PSD ha già aperto alla possibilità di operazioni di consolidamento con capitali pubblici e privati.

Non mancherebbero le difficoltà: bilanci da risanare, accordi tra azionisti, tutela dei posti di lavoro e necessità di una gestione indipendente dalla politica. A queste si aggiungerebbero le resistenze di chi non vorrebbe rinunciare al controllo dei singoli istituti.

L’accordo di associazione con l’Unione europea, firmato il 19 ottobre, rappresenta un’altra variabile. L’accesso al mercato unico potrebbe offrire nuove opportunità alle banche sammarinesi, ma sarà graduale e comporterà anche l’ingresso di nuovi concorrenti sul mercato interno.

Infine, Perpiglia apre una riflessione sulla Banca Centrale di San Marino. In presenza di un sistema bancario più concentrato, ritiene opportuno valutare una struttura di vigilanza più snella e meno costosa, senza metterne in discussione l’esistenza o l’indipendenza.

«San Marino ha già ridotto le sue banche, quasi sempre nel modo più deleterio. Oggi ha conti più in ordine, un accordo europeo firmato e qualche anno di tempo davanti. Forse è il momento di scegliere, invece di subire», conclude il presidente di GEN SM.

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