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Attualità

Fmi, San Marino supera l’esame sui conti pubblici: debito sotto il 60%, ma restano i rischi per banche e pensioni

Il debito pubblico scende sotto il 60% del Pil, i conti dello Stato migliorano e l’economia continua a crescere, anche se a ritmi contenuti. Il Fondo monetario internazionale promuove i risultati raggiunti da San Marino, ma avverte che il lavoro non è finito. Restano problemi da risolvere nel sistema bancario, serviranno altri interventi sulle pensioni e il Governo dovrà mantenere una gestione prudente della spesa pubblica. Sullo sfondo c’è l’accordo di associazione con l’Unione europea, considerato un’occasione storica per l’economia sammarinese.

È il quadro che emerge dalla missione del Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha incontrato le autorità del Titano dal 26 ottobre al 5 novembre 2026. Al termine della visita, il capo missione Trevor Lessard ha presentato le prime valutazioni sull’andamento economico, sulle finanze pubbliche e sulle riforme da affrontare nei prossimi anni.

Il giudizio sui risultati di bilancio è particolarmente positivo. Secondo gli esperti del Fondo, San Marino è riuscito a mantenere una buona tenuta economica nonostante le difficoltà internazionali, grazie anche alla diversificazione delle attività produttive e a una politica di bilancio che ha permesso di ridurre progressivamente il debito.

Il risultato più significativo riguarda proprio i conti pubblici. Nel 2025 il debito è sceso al 59,8% del Pil, mentre l’avanzo primario, calcolato escludendo il sostegno al settore bancario, ha raggiunto il 3,8% del Pil. Si tratta del quarto anno consecutivo chiuso con un avanzo primario, vale a dire con entrate superiori alle spese al netto degli interessi sul debito.

Per il Fondo si tratta di un traguardo importante, che ha contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori.

La raccomandazione è però di non cambiare strada: nel medio periodo San Marino dovrebbe mantenere un avanzo primario attorno al 2,5% del Pil, così da continuare a ridurre il debito e mettere da parte risorse da utilizzare in caso di nuove crisi economiche o difficoltà del sistema finanziario.

La crescita economica rallenta: nel 2027 prevista una frenata all’1%

L’economia sammarinese ha chiuso il 2025 con una crescita reale stimata dell’1,5%, sostenuta dai consumi interni, dalle esportazioni manifatturiere e dal turismo. Per il 2026 il Fondo prevede un aumento del Pil dell’1,3%, nonostante il rallentamento registrato nei primi mesi dell’anno.

Le prospettive per il 2027 sono meno favorevoli. La crescita dovrebbe fermarsi all’1%, per poi tornare gradualmente verso l’1,3% negli anni successivi. A pesare saranno soprattutto l’incertezza internazionale, l’aumento dei prezzi e condizioni finanziarie meno favorevoli.

Preoccupano anche le prospettive dell’inflazione. Dopo una media dell’1,6% registrata a fine giugno 2026, il Fondo stima un’accelerazione al 2,5% nell’intero 2026 e al 3,5% nel 2027. L’aumento dei costi energetici e la progressiva eliminazione degli aiuti generalizzati sui carburanti potrebbero incidere ulteriormente sui prezzi.

Proprio gli interventi contro il caro carburanti finiscono sotto la lente degli esperti. Le misure introdotte a marzo e prorogate fino al 30 novembre hanno contribuito a contenere i rincari e a sostenere la domanda interna. Allo stesso tempo, però, hanno aumentato la spesa pubblica, riducendo le risorse disponibili per altri interventi, a partire dagli investimenti.

Sul fronte del lavoro, la disoccupazione resta ai minimi storici, mentre la crescita dell’occupazione ha rallentato dopo la forte ripresa successiva alla pandemia. I lavoratori frontalieri continuano ad avere un ruolo fondamentale per le imprese sammarinesi, perché permettono di compensare la disponibilità limitata di manodopera sul territorio.

Eurobond da 350 milioni, il Fondo promuove l’operazione

Un altro giudizio favorevole riguarda l’emissione dell’Eurobond dell’aprile 2026. San Marino ha collocato 350 milioni di euro di titoli quinquennali, ottenendo una domanda nettamente superiore all’offerta e una cedola di circa il 3,6%, inferiore a quella della precedente emissione.

L’operazione ha permesso di raccogliere in anticipo le risorse necessarie per affrontare la scadenza del prestito obbligazionario prevista nel gennaio 2027. In questo modo il Paese ha ridotto il rischio di dover rifinanziare il debito in tempi stretti e ha allungato le scadenze fino al 2031.

Secondo il Fmi, il successo dell’emissione dimostra il miglioramento della credibilità finanziaria di San Marino. Ha inoltre consentito allo Stato di ridurre la dipendenza dalle banche nazionali per il finanziamento del bilancio pubblico.

La strada indicata è quella di diversificare ulteriormente le fonti di finanziamento, distribuire meglio le scadenze e migliorare la gestione del debito, sfruttando il nuovo quadro normativo.

Accordo con l’Unione europea, occasione storica ma servono risorse e personale

Una parte centrale delle valutazioni riguarda l’accordo di associazione con l’Unione europea, firmato il 19 ottobre 2026. Per il Fondo rappresenta una possibilità concreta di aumentare la produttività, rafforzare le istituzioni e favorire l’integrazione dell’economia sammarinese nel mercato unico.

Il passaggio richiederà però un lavoro impegnativo. San Marino dovrà adeguare le proprie normative a quelle europee, modernizzare la pubblica amministrazione e preparare il settore finanziario alle nuove regole. Il tutto tenendo conto delle dimensioni del Paese e della capacità degli uffici pubblici di gestire contemporaneamente numerosi cambiamenti.

Gli esperti suggeriscono quindi una tabella di marcia precisa, con responsabilità definite, tempi realistici e una valutazione delle risorse economiche e umane necessarie. L’attuazione dovrà essere graduale, lasciando ai diversi settori il tempo per prepararsi.

Il Fondo ritiene inoltre possibile accelerare l’approvazione parlamentare di buona parte della normativa europea, così da concentrare maggiormente il lavoro amministrativo sulle questioni più complesse.

Per sostenere il percorso europeo serviranno anche assunzioni mirate nella pubblica amministrazione, soprattutto di personale con competenze tecniche e specialistiche. Il Fmi invita però a evitare un aumento generalizzato degli organici, che farebbe crescere la spesa corrente e ridurrebbe le risorse destinate agli investimenti.

Fisco, il Fondo chiede di completare la riforma dell’Iva

Tra le priorità indicate dagli esperti figura il completamento di un moderno sistema di imposta sul valore aggiunto, in linea con le regole europee e con le migliori pratiche internazionali.

Il nuovo sistema dovrebbe essere semplice, prevedere poche esenzioni e limitare i trattamenti differenziati, riducendo sia i costi del passaggio dal sistema attuale sia le possibilità di elusione fiscale.

Il Fondo valuta positivamente anche la riforma dell’imposta sul reddito attuata nel 2026, alla quale riconosce il merito di aver ampliato la base imponibile, rafforzato il rispetto degli obblighi fiscali e reso più progressivo il sistema tributario.

Per mantenere i risultati raggiunti, tuttavia, non basterà intervenire sulle entrate. Sarà necessario anche controllare meglio come vengono utilizzate le risorse pubbliche.

Gli esperti invitano a esaminare con attenzione sussidi, trasferimenti, agevolazioni fiscali e fondi fuori bilancio, individuando le spese meno efficaci e destinando maggiori risorse agli interventi capaci di produrre benefici economici e sociali.

Anche gli aumenti degli stipendi pubblici dovranno rimanere compatibili con la sostenibilità dei conti nel medio periodo, senza compromettere la possibilità di assumere le professionalità necessarie.

Pensioni, possibile un nuovo intervento su età e assegni

Uno dei richiami più delicati riguarda il sistema previdenziale. Il progressivo invecchiamento della popolazione rischia infatti di aumentare la spesa pensionistica e di mettere sotto pressione le riserve dei fondi.

Per questo il Fmi ritiene che, dopo la precedente riforma, potrebbe essere necessario un ulteriore intervento sui parametri del sistema pensionistico, basato su dati aggiornati e proiezioni di lungo periodo.

Tra le possibilità indicate figurano modifiche all’età di pensionamento, penalizzazioni per chi lascia il lavoro in anticipo e revisioni dei criteri utilizzati per determinare le prestazioni.

Non si tratta di misure già decise, ma di opzioni che il Fondo invita a valutare per evitare il progressivo esaurimento delle riserve previdenziali, mantenendo comunque pensioni adeguate.

Più investimenti per sanità, infrastrutture ed energia

Il miglioramento dei conti pubblici, secondo gli esperti, dovrebbe permettere a San Marino di destinare maggiori risorse agli investimenti. Tra i settori prioritari vengono indicate le infrastrutture sanitarie, la modernizzazione dei servizi pubblici e la sicurezza energetica.

Il Fondo suggerisce in particolare di rafforzare la produzione di energia solare e valutare sistemi di accumulo tramite batterie, così da rendere il Paese meno esposto alle oscillazioni dei prezzi energetici.

Gli investimenti dovranno però essere selezionati con criteri trasparenti, accompagnati da stime attendibili dei costi e compatibili con la riduzione del debito pubblico.

Un altro intervento ritenuto necessario riguarda la digitalizzazione della pubblica amministrazione. L’ampliamento dei servizi online, la modernizzazione delle procedure e l’adeguamento delle norme agli standard europei potrebbero migliorare l’efficienza degli uffici e ridurre gli oneri per cittadini e imprese.

Banche, situazione migliorata ma restano crediti deteriorati e problemi di capitale

Il capitolo bancario è quello sul quale il Fondo mantiene le maggiori cautele. Gli indicatori generali sono migliorati, la liquidità complessiva è aumentata e gli istituti hanno continuato a ridurre i crediti deteriorati. Il risanamento del sistema, però, non è ancora completato.

I progressi non sono stati uguali per tutte le banche. Alcuni istituti continuano a presentare riserve di capitale e liquidità limitate, mentre i crediti problematici rimangono elevati. A pesare sui bilanci ci sono anche immobili acquisiti a seguito di procedure di recupero e strumenti finanziari difficili da vendere.

Nel 2026 la redditività bancaria ha inoltre risentito delle condizioni meno favorevoli dei mercati finanziari internazionali.

Una valutazione positiva riguarda invece i recuperi effettuati dalla Società di Gestione Patrimoniale (AMC), che hanno superato le aspettative e consentito il rimborso integrale della tranche senior garantita dallo Stato.

Restano tuttavia rischi legati alle consistenti esposizioni mezzanine e junior ancora presenti nei bilanci bancari. Si tratta di strumenti con livelli di rischio più elevati, il cui recupero dipende dall’andamento delle attività sottostanti.

Il Fondo chiede quindi di proseguire nella riduzione dei crediti deteriorati, rafforzare il patrimonio degli istituti e migliorare la qualità degli attivi.

Tra gli interventi suggeriti compare anche la modernizzazione della normativa sull’insolvenza, risalente a circa un secolo fa, per rendere più efficiente il recupero dei crediti e la gestione delle esposizioni problematiche.

Le banche dovrebbero inoltre avvicinarsi maggiormente ai principi contabili internazionali, compreso l’IFRS 9, così da migliorare la trasparenza dei bilanci e la valutazione delle attività finanziarie.

Nuovi investitori nelle banche, il Fmi chiede controlli rigorosi

Particolare attenzione viene dedicata agli istituti sammarinesi che stanno cercando nuovi capitali e nuovi investitori.

Secondo il Fondo, le questioni relative alla capitalizzazione e agli assetti proprietari devono trovare soluzioni stabili e durature, evitando che le difficoltà si trascinino nel tempo.

Eventuali necessità di ricapitalizzazione dovrebbero essere affrontate principalmente attraverso soluzioni private. Allo stesso tempo, la vigilanza dovrà verificare con rigore l’affidabilità e la professionalità dei potenziali nuovi proprietari.

Non basterà quindi la disponibilità a investire denaro. I nuovi soggetti dovranno presentare anche piani industriali credibili, capaci di dimostrare come riportare gli istituti a una redditività sostenibile.

Il Fondo sollecita inoltre le banche a ridurre i costi operativi, razionalizzare la rete delle filiali e vendere gli immobili rimasti nei bilanci, così da migliorare efficienza e risultati economici.

Viene valutato favorevolmente il progetto di collaborazione tra gli istituti sulle infrastrutture informatiche, che potrebbe ridurre i costi e facilitare l’integrazione nel sistema finanziario europeo. Gli esperti suggeriscono di estendere la cooperazione anche alla sicurezza informatica.

Liquidità bancaria, positivo l’accordo con la Bce

Un altro risultato riconosciuto dal Fmi riguarda l’accordo del 2026 che permette alla Banca Centrale di San Marino di accedere in modo permanente allo strumento EUREP della Banca centrale europea, attraverso la Banca d’Italia.

Il meccanismo rappresenta un importante rafforzamento degli strumenti di sostegno alla liquidità, perché offre alla Banca Centrale sammarinese una possibilità aggiuntiva di ottenere finanziamenti in caso di necessità.

Il Fondo valuta positivamente anche il percorso previsto dal 2027 per introdurre gradualmente gli standard internazionali di liquidità di Basilea III, attraverso gli indicatori LCR e NSFR.

Serviranno inoltre ulteriori interventi per migliorare la gestione delle crisi bancarie, rafforzando i piani di risanamento e risoluzione e avvicinando progressivamente la normativa sammarinese a quella europea.

Integrazione bancaria europea, transizione graduale e nuove competenze

L’accordo di associazione con l’Unione europea comporterà cambiamenti importanti anche per il sistema finanziario. Le banche dovranno adeguarsi progressivamente alle regole europee in materia di capitale, vigilanza, gestione dei rischi e trasparenza.

Il Fmi invita a procedere per gradi, partendo dagli ambiti già più preparati e tenendo conto delle capacità operative degli istituti.

Dovrà proseguire parallelamente l’allineamento alle norme europee contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Positivo, secondo gli esperti, anche il rafforzamento della collaborazione tra le autorità sammarinesi e gli organismi di vigilanza europei.

Per gestire questo processo saranno necessari investimenti nei sistemi informatici e personale altamente specializzato, sia nelle banche sia nelle strutture di vigilanza. Il Fondo ritiene quindi opportuno prevedere una maggiore flessibilità nelle politiche del personale, per attrarre e trattenere le competenze richieste.

Statistiche economiche, serve un ufficio più indipendente e attrezzato

L’ultima questione affrontata dalla missione riguarda la qualità dei dati economici. Secondo il Fmi, San Marino deve migliorare la tempestività e la completezza delle informazioni su conti nazionali, rapporti economici con l’estero e settore finanziario.

Disporre di statistiche più aggiornate permetterebbe di valutare meglio l’andamento dell’economia, individuare eventuali rischi e prendere decisioni più efficaci sulle politiche pubbliche.

Il Fondo torna quindi a raccomandare la creazione di una struttura statistica professionale e indipendente, dotata di personale e risorse adeguate, con sistemi informatici capaci di raccogliere, conservare e diffondere i dati economici e sociali.

Vengono accolti favorevolmente i programmi delle autorità sammarinesi per rafforzare l’organico, le risorse e l’autonomia dell’Ufficio di Statistica, considerati passaggi necessari anche in vista della maggiore integrazione con l’Unione europea.

Fmi, San Marino supera l’esame sui conti pubblici: debito sotto il 60%, ma restano i rischi per banche e pensioni