Sala Montelupo, Domagnano, martedì 13 ottobre. In occasione della presentazione della ristampa del volume Alcide De Gasperi. Rivoluzione, Riforme, Libertà di Igino Giordani, l’avvocato Francesco Mussoni e’ intervenuto con una riflessione sull’eredità politica e morale dello statista italiano, soffermandosi in particolare sui rapporti tra Italia e San Marino, sulle radici del cattolicesimo democratico e sul percorso di avvicinamento della Repubblica all’Unione europea.
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LA LIBERTÀ, LA RESPONSABILITÀ E IL CORAGGIO DI COSTRUIRE IL FUTURO
Intervento dell’Avv. Francesco Mussoni
Eccellenza Reverendissima, Signor Segretario di Stato, Signor Ambasciatore, Magnifico Rettore, illustri relatori, autorità, signore e signori,
desidero innanzitutto ringraziare gli organizzatori per questa iniziativa, che ci offre l’opportunità di riflettere sulla figura di uno dei più grandi protagonisti della storia politica europea del Novecento: Alcide De Gasperi.
Il titolo del volume che oggi viene presentato, Rivoluzione, Riforme, Libertà, richiama tre parole che non appartengono soltanto alla storia. Sono parole che interrogano anche il nostro presente.
Vorrei partire da una domanda: perché parlare ancora oggi di Alcide De Gasperi?
Perché, a oltre settant’anni dalla sua scomparsa, il suo insegnamento conserva una straordinaria attualità.
E soprattutto perché De Gasperi ci ricorda una distinzione fondamentale, che la politica contemporanea sembra talvolta aver smarrito: la differenza tra governare il presente e costruire il futuro.
Il politico deve certamente affrontare i problemi quotidiani. Lo statista, però, ha una responsabilità ulteriore: immaginare quale Paese consegnerà alle generazioni successive.
De Gasperi apparteneva a questa seconda categoria.
1. De Gasperi: la politica come responsabilità e servizio
Quando nel dicembre del 1945 De Gasperi assume la guida del governo italiano, trova un Paese devastato dalla guerra, economicamente prostrato, attraversato da profonde divisioni ideologiche e ancora alla ricerca di una nuova identità istituzionale.
Avrebbe potuto limitarsi ad amministrare l’emergenza.
Scelse invece di costruire una prospettiva.
Contribuì al consolidamento della Repubblica democratica, guidò la ricostruzione, sostenne l’adesione al Piano Marshall, collocò stabilmente l’Italia nel sistema delle democrazie occidentali e fu protagonista del processo di integrazione europea.
Decisioni difficili, talvolta impopolari, certamente controverse.
Ma decisioni ispirate a una visione.
Un esempio è particolarmente significativo.
Nel 1948, dopo la straordinaria vittoria elettorale della Democrazia Cristiana, che ottenne la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, De Gasperi avrebbe potuto governare da solo.
Scelse invece di coinvolgere liberali, repubblicani e socialdemocratici.
Aveva compreso che la forza di una democrazia non risiede soltanto nei numeri della maggioranza, ma anche nella capacità di costruire consenso, equilibrio e stabilità istituzionale.
Essere forti non significa necessariamente governare da soli. Significa saper utilizzare la propria forza per costruire istituzioni più solide.
È una lezione che conserva un valore straordinario anche per le piccole comunità politiche, come la nostra Repubblica.
2. De Gasperi, il cattolicesimo democratico e San Marino
Vi è poi un legame ideale e storico che merita di essere ricordato.
La nascita del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, il 9 aprile 1948, si inserisce nel grande movimento del cattolicesimo democratico europeo.
Un movimento che aveva trovato in don Luigi Sturzo uno dei suoi primi interpreti e in Alcide De Gasperi il protagonista della sua affermazione politica e istituzionale.
È significativo ricordare che già nel dicembre del 1947 Zaccaria Savoretti e Federico Bigi si recarono a Roma per incontrare don Luigi Sturzo, ricevendo incoraggiamento per la costituzione di una formazione democratico-cristiana nella nostra Repubblica.
Non si trattava semplicemente di fondare un nuovo partito.
Si trattava di affermare una concezione della politica fondata sulla centralità della persona, sulla libertà, sulla solidarietà, sulla giustizia sociale e sulla responsabilità delle istituzioni.
Sono principi che appartengono alla tradizione del popolarismo cristiano e che hanno accompagnato la storia della Democrazia Cristiana sammarinese.
Naturalmente, il nostro percorso storico è stato diverso da quello italiano.
Ma esiste un patrimonio ideale comune.
È la convinzione che la politica debba essere al servizio della persona e della comunità; che la libertà non possa essere separata dalla responsabilità; che la giustizia sociale debba accompagnarsi alla difesa delle istituzioni democratiche.
Ed esiste un altro principio, a mio giudizio decisivo: l’ispirazione cristiana della politica non deve tradursi in una concezione confessionale dello Stato, ma in una responsabilità morale nell’esercizio delle funzioni pubbliche.
De Gasperi, uomo di fede profonda, seppe difendere l’autonomia della politica e delle istituzioni.
E credo che proprio questa capacità di tenere insieme convinzioni profonde e rispetto del pluralismo rappresenti uno degli insegnamenti più preziosi per la nostra tradizione democratico-cristiana.
3. De Gasperi e San Marino: una pagina di storia da riscoprire
Vorrei richiamare un episodio meno conosciuto, ma particolarmente significativo per noi sammarinesi.
Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, i rapporti fra Italia e San Marino attraversarono una fase molto delicata.
A Roma governava De Gasperi, alla guida di una coalizione centrista e fortemente orientata verso le democrazie occidentali.
A San Marino governava invece una coalizione socialcomunista.
Erano gli anni della Guerra fredda, delle contrapposizioni ideologiche e di tensioni che inevitabilmente coinvolgevano anche la nostra piccola Repubblica.
Eppure, nonostante queste differenze, De Gasperi dimostrò attenzione per le ragioni e per la sovranità di San Marino.
Nel dicembre del 1950 incontrò una delegazione sammarinese, in un periodo in cui i rapporti bilaterali erano tutt’altro che semplici.
Il dialogo con il Segretario di Stato agli Affari Esteri Gino Giacomini, esponente del governo socialcomunista, costituisce un esempio significativo di come la diplomazia possa e debba superare le divisioni ideologiche.
Non mancarono contrasti, pressioni e momenti di grave tensione, anche nelle relazioni economiche fra i due Stati.
Non dobbiamo idealizzare quella stagione.
Nel 1951 vi fu il blocco di polizia ai confini di stato.
Ma proprio per questo assume maggiore valore la capacità di ricercare soluzioni attraverso il negoziato e il riconoscimento reciproco.
De Gasperi comprese che San Marino, pur nella sua dimensione territoriale, rappresentava una realtà statuale dotata di una storia, di una dignità e di una sovranità da rispettare.
Nel 1953 si giunse a nuovi accordi bilaterali, precisamente il 24 aprile 1953 fu firmato accordo tra italia e san marino, a firma De gasperi e Giacomini, di revisione della convenzione di amicizia e buon vicinato del 1939, ad oggetto limitazioni al casinò, disciplina emittente radiotelevisiva, e canone italiano per sostenere la ricostruzione della ferrovia rimini-san marino. Accordo che contribuì a superare una delle più difficili controversie fra i due Paesi.
Questa vicenda ci insegna qualcosa di fondamentale.
Il rispetto della sovranità di uno Stato non può dipendere dalle sue dimensioni, né dal colore politico del suo governo.
È un principio che San Marino, con i suoi oltre diciassette secoli di tradizione istituzionale, conosce profondamente.
Ed è un principio che deve continuare a orientare i nostri rapporti internazionali.
4. De Gasperi e l’Europa: un progetto politico prima che economico
Ma è soprattutto nella visione europea che emerge la straordinaria contemporaneità di De Gasperi.
Egli aveva vissuto due guerre mondiali, la crisi delle democrazie, l’affermazione dei totalitarismi e la distruzione del continente europeo.
Aveva compreso che la pace non poteva essere affidata soltanto alla buona volontà dei governi.
Occorreva costruire istituzioni capaci di rendere stabile la cooperazione fra i popoli.
Per questo sostenne, insieme a Robert Schuman e Konrad Adenauer, il processo che avrebbe condotto alla nascita delle prime Comunità europee.
Ma la sua visione andava oltre la cooperazione economica.
De Gasperi non immaginava semplicemente un mercato comune.
Immaginava una comunità politica fondata sulla libertà, sulla democrazia e sulla solidarietà.
Nel suo discorso di Strasburgo del 12 gennaio 1951 pronunciò parole che conservano una straordinaria attualità.
Avvertì che costruire soltanto amministrazioni comuni, senza una superiore volontà politica, avrebbe rischiato di produrre istituzioni europee prive di anima e di autentica partecipazione.
È un ammonimento che sembra rivolto anche all’Europa di oggi.
L’Europa non può essere soltanto un insieme di regolamenti, procedure, vincoli economici e amministrazioni comuni.
Deve essere anzitutto una comunità di valori e un progetto politico condiviso.
De Gasperi comprendeva anche che l’integrazione europea non avrebbe dovuto necessariamente cancellare le identità nazionali.
Al contrario, attraverso la cooperazione, gli Stati avrebbero potuto rafforzare la propria capacità di affrontare sfide che nessuno, isolatamente, sarebbe stato in grado di governare.
La sua esperienza personale era particolarmente significativa.
Nato nel Trentino austro-ungarico, parlamentare a Vienna prima di diventare protagonista della politica italiana, conosceva il valore delle identità territoriali, linguistiche e culturali.
Sapeva che si può appartenere a una comunità locale, a una nazione e all’Europa senza che queste appartenenze debbano necessariamente entrare in conflitto.
L’identità non si difende soltanto chiudendosi. Si difende anche costruendo le condizioni perché possa continuare a vivere e a prosperare.
5. San Marino e l’Unione europea: una scelta storica
Questa riflessione ci conduce direttamente all’attualità della nostra Repubblica.
San Marino si trova oggi davanti a uno dei passaggi più importanti della propria storia recente: la definizione di un nuovo rapporto con l’Unione europea attraverso l’Accordo di associazione.
Un percorso complesso, sviluppato nel corso di molti anni e sostenuto da un confronto istituzionale e politico che ha coinvolto diverse legislature.
La firma dell’Accordo, annunciata per il prossimo 19 ottobre, rappresenta una tappa di grande rilevanza.
Credo che proprio la visione di De Gasperi possa aiutarci a interpretare il significato di questa scelta.
Per San Marino, il rapporto con l’Europa non deve essere considerato semplicemente come un problema di adeguamento normativo.
Non può essere ridotto a un insieme di obblighi, regolamenti o procedure.
Deve essere concepito come una scelta strategica sul futuro della Repubblica.
Una scelta che riguarda le opportunità dei nostri giovani, la competitività delle nostre imprese, la qualità delle istituzioni, la certezza del diritto e la capacità del nostro sistema economico di confrontarsi con uno spazio più ampio.
Naturalmente, questa scelta comporta anche responsabilità.
Richiede preparazione, competenza amministrativa, capacità negoziale e attenzione alle peculiarità della nostra realtà.
Non dobbiamo nascondere le difficoltà né sottovalutare le preoccupazioni legittime che accompagnano un processo di questa portata.
Ma sarebbe un errore altrettanto grave interpretare ogni forma di integrazione come una rinuncia alla nostra identità.
San Marino ha attraversato i secoli proprio perché ha saputo adattarsi ai cambiamenti della storia, preservando il nucleo essenziale della propria indipendenza.
La sovranità non consiste soltanto nel diritto di decidere da soli. Consiste anche nella capacità concreta di determinare il proprio futuro.
E in un mondo caratterizzato da grandi aggregazioni economiche e geopolitiche, questa capacità può essere rafforzata attraverso relazioni internazionali più strutturate.
Non si tratta di rinunciare a essere sammarinesi per diventare europei.
Si tratta di trovare il modo migliore per essere pienamente sammarinesi nell’Europa del XXI secolo.
Credo che De Gasperi avrebbe riconosciuto, in questa sfida, un interrogativo a lui profondamente familiare: come conciliare identità, autonomia e cooperazione internazionale.
6. La lezione dello statista: il coraggio del futuro
Vorrei concludere tornando alla figura umana e politica di De Gasperi.
Egli non fu un uomo privo di errori, né un protagonista estraneo alle dure contrapposizioni del suo tempo.
Fu un uomo politico capace di assumersi responsabilità, di compiere scelte difficili e di accettare il rischio dell’impopolarità.
Ma fu soprattutto un uomo che seppe guardare oltre la propria esperienza personale.
Il suo progetto europeo non era ancora compiuto quando morì, nel 1954.
Eppure, aveva contribuito a porre fondamenta sulle quali altri avrebbero continuato a costruire.
Questo è forse il significato più autentico della parola statista.
Lo statista non è soltanto colui che realizza qualcosa durante il proprio mandato. È colui che rende possibile qualcosa che maturerà anche dopo di lui.
Ecco perché De Gasperi è ancora contemporaneo.
Perché ci ricorda che la politica non può esaurirsi nella ricerca del consenso immediato.
Perché ci insegna che il compromesso, quando è fondato sui principi, non è debolezza, ma responsabilità.
Perché dimostra che una forte identità politica può convivere con il rispetto delle altre sensibilità.
E perché ci consegna una concezione della libertà che non è isolamento, ma partecipazione consapevole alla costruzione di un destino comune.
Per noi sammarinesi, per la nostra tradizione democratico-cristiana e per le responsabilità che oggi siamo chiamati ad assumere, credo che questo insegnamento abbia un valore particolare.
Custodire la nostra storia non significa rimanere prigionieri del passato. Significa trovare nella nostra storia la forza per affrontare il futuro.
E forse il modo migliore per rendere omaggio oggi ad Alcide De Gasperi non è soltanto ricordare ciò che ha fatto.
È recuperare il suo coraggio di scegliere, la sua capacità di costruire e la sua convinzione che la politica, quando è autentico servizio alla comunità, debba avere sempre lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno.
Grazie.
