Il diritto di scegliere le cure, il rispetto della volontà del paziente e l’assistenza nell’ultima fase della vita arrivano al confronto in seconda lettura in Consiglio Grande e Generale. Il progetto di legge di iniziativa popolare sul fine vita raccoglie sostegno anche tra chi ne contesta alcuni passaggi.
A dividere l’Aula sono soprattutto le modalità con cui rendere operative le disposizioni anticipate di trattamento, le DAT, il cui modulo viene rinviato a un successivo decreto, e i costi per registrarle.
Il testo, intitolato “Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e processo decisionale nella cura delle malattie invalidanti e della persona malata in fine di vita”, affronta il testamento biologico, il rapporto tra medico e paziente e le cure palliative.
Non introduce l’eutanasia né disciplina l’aiuto al suicidio, come più interventi ribadiscono durante la discussione.
I lavori vengono sospesi alle 20, con il dibattito destinato a riprendere il giorno successivo alle 9.
Dopo le relazioni di maggioranza e minoranza, il segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini difende il risultato raggiunto in commissione: “Credo che il progetto di legge licenziato dalla quarta commissione faccia fare un grande passo in avanti al Paese per quanto riguarda il fine vita e il testamento biologico.”
Ringrazia Patrizia Busignani e l’associazione Emma Rossi e conferma l’impegno per l’hospice, sia nella soluzione temporanea sia in quella definitiva, con il sostegno dell’Associazione Oncologica Sammarinese.
“È nostra volontà cercare di accompagnare il testo di legge anche con una struttura dedicata, che possa prendere in carico le persone nella parte finale e molto delicata della propria vita.”
Per Andrea Ugolini (PDCS), il punto di partenza è la relazione di cura: “Questa è una legge che consente e protegge, non che impone.”
Il consigliere richiama il diritto di rifiutare i trattamenti e la necessità di evitare tanto l’accanimento quanto l’abbandono terapeutico.
Spiega inoltre che il medico, d’accordo con il fiduciario, può disattendere le DAT quando nuove terapie offrono concrete possibilità di miglioramento.
È proprio sulla certezza e sull’applicazione delle volontà anticipate che si concentrano diverse obiezioni di Repubblica Futura.
Antonella Mularoni (RF) contesta l’assenza del modulo: “Il modulo DAT non c’è, quindi le dichiarazioni che ho sentito oggi, secondo cui da oggi chi vuole potrà esprimere le proprie dichiarazioni, non corrispondono alla situazione.”
Solleva anche il problema dell’imposta di almeno 70 euro per la registrazione, da sostenere nuovamente in caso di modifica.
Miriam Farinelli (RF) chiede garanzie più chiare sul peso delle disposizioni del paziente: “Ci sono aspetti, a nostro avviso, nebulosi: non si capisce se le disposizioni anticipate di trattamento, DAT, avranno valore vincolante oppure no, poiché dovranno essere controbilanciate dal piano terapeutico concordato.”
Il gruppo domanda inoltre maggiore attenzione alla volontà dei minori, in rapporto all’età e alla maturità, e alle situazioni delle donne in gravidanza.
Un dubbio pratico arriva da Gaetano Troina (D-ML), che si sofferma sulla possibilità di depositare le DAT presso un notaio: “Quando questa persona si trovasse in una situazione di incapacità, come si fa a risalire al notaio al quale sono state rilasciate queste dichiarazioni, al periodo e al contenuto delle dichiarazioni stesse?”
Rete annuncia il voto favorevole, pur criticando l’ultima parte del percorso.
“A nostro avviso poteva essere migliore, si poteva fare un lavoro migliore, ma la sosterremo e la voteremo favorevolmente, nonostante nell’ultimo periodo non siamo stati minimamente coinvolti”, afferma Emanuele Santi. Il consigliere ricorda la scelta del movimento di lasciare spazio all’iniziativa popolare e chiede che siano rispettati i 60 giorni previsti per il modulo: “Non è una questione da poco: il modulo deve rappresentare ed esprimere in maniera chiara i principi espressi nella legge e noi questa cosa la vogliamo vedere.”
La maggioranza difende la mediazione.
Maria Donatella Merlini (PSD) riconosce le distanze tra le posizioni iniziali, ma sostiene la necessità di arrivare a una legge: “Avremmo potuto rimanere fermi, ciascuno sulle proprie posizioni, continuando per altri anni a discutere sul testo perfetto.
Si è scelto invece di costruire una legge possibile, equilibrata e applicabile, capace di introdurre diritti e garanzie che fino a oggi il nostro ordinamento non riconosceva.”
Giuseppe Maria Morganti (Libera) sostiene il riconoscimento della volontà del paziente e il rafforzamento delle cure palliative.
Matteo Rossi (PSD) individua nell’esclusione dell’eutanasia e del suicidio assistito il passaggio che consente l’accordo tra sensibilità diverse: “È una legge sulla dignità del morire, non sull’eutanasia attiva.”
Sui tempi del modulo assicura: “Come Partito dei Socialisti e dei Democratici, come abbiamo fatto durante tutto l’iter, vigileremo e faremo da pungolo affinché si arrivi magari anche prima dei 60 giorni.”
A spiegare la scelta di affidarne la predisposizione all’ISS è Marinella Loredana Chiaruzzi (PDCS): “Una prima ragione è che, se il documento e quindi il modulo deve essere modificato e aggiornato, il fatto che venga compilato da un ufficio specialistico dell’Istituto rende più snello il cambiamento.” La consigliera ricorda anche il confronto obbligatorio con il comitato promotore.
Per Andrea Menicucci (RF), invece, il rinvio rappresenta una rinuncia del Parlamento a una parte della propria responsabilità.
Sara Conti (RF) richiama il principio che dovrebbe guidare il provvedimento: “Una legge sul fine vita non serve a imporre una scelta, ma all’esatto contrario: serve a garantire il diritto all’autodeterminazione di ogni singolo cittadino.”
Maria Katia Savoretti (RF) torna sulle proposte respinte relative a minori, persone incapaci di decidere e donne in gravidanza, oltre che sui costi: “La nostra volontà era prevedere un’esenzione fiscale, mentre voi avete previsto un’imposta che, anche se minima, è di 70 euro, ai quali si sommano i costi di registrazione.”
Nel confronto trova spazio anche l’accompagnamento umano della persona malata e dei familiari. Carlotta Andruccioli (D-ML) valuta positivamente il riconoscimento delle cure palliative come diritto e la possibilità di esprimere le proprie volontà, alleggerendo il peso delle decisioni sulla famiglia.
Richiama inoltre la figura della doula della morte, che offre sostegno emotivo senza sostituire i sanitari.
Barbara Bollini (PDCS) sottolinea infine il rapporto di fiducia tra medico e paziente e la necessità di valutare le singole condizioni cliniche, evitando trattamenti sproporzionati. “Credo però che il primo dovere di un consigliere sia riuscire a distinguere le proprie convinzioni personali dalla responsabilità di legiferare per i cittadini.”
