La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Casali contro San Marino riaccende lo scontro politico sulla giustizia sammarinese. A intervenire è Repubblica Futura, che critica duramente il Governo per la linea difensiva adottata davanti ai giudici di Strasburgo e torna a sollevare dubbi sul funzionamento del sistema giudiziario del Titano.
“La sentenza pubblicata giovedì scorso dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella causa Casali vs. San Marino non fa che alimentare le enormi preoccupazioni che aleggiano sulla giustizia sammarinese. Questa pronuncia peraltro segue di poco altre due gravi censure mosse dalla Corte di Strasburgo, sia al Governo che al Tribunale”, si legge nel comunicato del partito di opposizione.
La vicenda riguarda una cittadina sammarinese condannata per un commento pubblicato su Facebook relativo all’allora segretario di Stato alla Sanità. Dopo le condanne in primo grado e in appello, la donna era stata assolta dal giudice di terza istanza. Successivamente, però, il giudice per i rimedi straordinari aveva annullato l’assoluzione, facendo tornare efficace la precedente condanna.
Una decisione che Repubblica Futura contesta, richiamando proprio le conclusioni della Corte europea.
“Il problema è che quel rimedio, in materia penale, semplicemente non esiste, così come peraltro aveva candidamente ammesso lo stesso giudice qualche mese prima. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha quindi constatato l’ovvio, sostenendo che il giudice che si è inventato un grado di giudizio “non era un tribunale costituito per legge””.
Il partito ricorda di aver già denunciato in passato l’introduzione attraverso decisioni giudiziarie di gradi di giudizio non previsti dalla normativa, ritenendola una questione particolarmente grave. Ma a suscitare le critiche più dure è soprattutto il comportamento attribuito al Governo durante il procedimento davanti alla CEDU.
“In questo caso, però, una lettura attenta della sentenza lascia sgomenti soprattutto per l’atteggiamento che il Governo ha tenuto nel tentare di difendere l’indifendibile, gettando fango in ordine sparso su Repubblica Futura, sul Giudice sammarinese alla CEDU, sul Giudice di Terza Istanza, sulla ricorrente e sul suo difensore”.
Al centro della polemica c’è la richiesta del Governo di dichiarare abusivo il ricorso della cittadina, facendo riferimento, secondo quanto ricostruito da Repubblica Futura, all’appartenenza politica della ricorrente e del suo avvocato, oltre che agli interventi del partito in Consiglio Grande e Generale sulla vicenda.
“Il Governo è arrivato a chiedere che il ricorso della cittadina fosse dichiarato abusivo perché la ricorrente e il suo legale sono esponenti di un partito di opposizione e perché Repubblica Futura aveva osato portare il tema in Consiglio Grande e Generale”.
Argomentazioni sulle quali, sottolinea il partito, la Corte di Strasburgo si è espressa criticamente, ricordando il diritto di ogni cittadino di rivolgersi alla giustizia europea indipendentemente dalla propria appartenenza politica.
“Queste macroscopiche volgarità non sono passate inosservate.
La Corte ha ricordato, “a rischio di affermare l’ovvio”, che un iscritto a un partito di opposizione ha diritto di adire Strasburgo e di farsi difendere da un parlamentare dell’opposizione, e che sollevare in Aula una questione di interesse generale è segno di un sano clima politico.
Ha aggiunto che le deduzioni del Governo “denotano una forte tensione politica a livello interno” e che la Corte “non è una sede per l’espressione di tali ostilità””.
Sempre secondo quanto riportato da Repubblica Futura, i giudici europei avrebbero inoltre manifestato preoccupazione per il riferimento del Governo alla fase riservata del procedimento, nonostante fosse stato avvertito che tale comportamento non era consentito.
Un ulteriore passaggio riguarda il procedimento penale per calunnia avviato nei confronti dell’avvocato della ricorrente, su segnalazione del dirigente del Tribunale, mentre il giudizio di terza istanza era ancora in corso.
“La Corte ha rilevato che il procedimento penale per calunnia avviato d’ufficio nei confronti del difensore della ricorrente, su segnalazione del Dirigente del Tribunale e mentre il giudizio di terza istanza era ancora pendente, poteva ragionevolmente essere percepito come una forma di pressione, “specie in un contesto politico acceso”. Quel procedimento, peraltro, è stato archiviato”.
Per Repubblica Futura, dunque, la pronuncia europea confermerebbe le preoccupazioni espresse da tempo dal partito sulla situazione della giustizia sammarinese, con conseguenze che riguarderebbero anche l’immagine internazionale della Repubblica.
“Insomma i timori che da tempo andiamo denunciando sulla giustizia sono evidentemente percepiti anche oltre confine”, osserva il movimento, che chiude il proprio intervento con una domanda rivolta alle istituzioni: “Ci chiediamo a questo punto: chi pagherà per questo danno reputazionale incalcolabile?”
