Trovare lavoro o guadagnare di più può significare perdere una parte dei sostegni, anche quando il bisogno di assistenza rimane identico. È la contraddizione che Attiva-Mente chiede di affrontare a San Marino, mentre in Consiglio grande e generale arriva in prima lettura la proposta di legge sull’inclusione lavorativa.
L’associazione riconosce diversi aspetti positivi nella proposta, ma richiama l’attenzione sulle difficoltà che possono frenare chi vuole entrare nel mondo del lavoro o migliorare la propria posizione. Il punto è il legame tra reddito individuale e assegno di accompagnamento: secondo quanto evidenzia Attiva-Mente, l’aumento dello stipendio può ridurre o azzerare la prestazione senza che siano diminuiti i bisogni della persona.
“La retribuzione remunera un’attività professionale; non elimina i costi aggiuntivi legati alla disabilità.”
Dietro un impiego possono esserci assistenza quotidiana, ausili, adattamenti e un’organizzazione che rende possibile raggiungere il posto di lavoro e svolgere le proprie mansioni. Guardare soltanto al risultato, senza considerare gli aiuti che lo permettono, rischia di penalizzare proprio chi conquista maggiore autonomia.
“Nessuno dovrebbe sentirsi costretto a rinunciare a un’opportunità lavorativa per continuare a vedere riconosciuti i propri bisogni. Il fatto che un sostegno funzioni non dimostra che sia diventato inutile.”
Per Attiva-Mente il problema va oltre l’occupazione. Nell’esperienza raccolta tra associati e famiglie, anche guidare, praticare sport, vivere da soli, sposarsi o viaggiare possono diventare argomenti per mettere in discussione la necessità di assistenza. Ma saper svolgere un’attività non significa essere autosufficienti in ogni momento della giornata, così come avere un partner non equivale a disporre di un’assistenza continua.
“Si può guidare e avere bisogno di aiuto per alzarsi dal letto. Si può fare sport e necessitare di assistenza in altri momenti della giornata.”
L’associazione solleva anche un confronto con alcune categorie di pensionati, ai quali, ricorda, è consentito dai 66 anni cumulare pensione e reddito da lavoro. Pur riconoscendo la diversa natura delle prestazioni, chiede coerenza nelle scelte: ampliare le opportunità occupazionali deve comprendere anche le persone con disabilità, senza lasciare scoperti i costi dell’assistenza quando arriva uno stipendio.
La richiesta è di tenere insieme inserimento lavorativo e sostegno alla persona, valutando i bisogni effettivi e le spese che restano anche durante l’occupazione. Ridurre gli aiuti necessari, avverte Attiva-Mente, può finire per ostacolare l’accesso al lavoro che si vuole favorire.
Intanto, domani, venerdì 23 ottobre, si svolgerà online in Italia l’Inclusion Job Day, segnalato dall’associazione come occasione d’incontro tra aziende e persone con disabilità. L’iniziativa permette di conoscere opportunità professionali, presentare candidature e sostenere colloqui.
