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Attualità

San Marino dopo l’accordo con l’Ue, lo studio: «Il futuro economico passa dall’industria, ma servono riforme e innovazione»

L’accordo di associazione con l’Unione europea apre nuove opportunità per San Marino, ma impone anche limiti alle politiche economiche della Repubblica. A esaminare vantaggi, vincoli e prospettive è un’approfondita analisi pubblicata da Liminal Futures, che individua nell’industria manifatturiera e nell’innovazione le principali leve di sviluppo del Paese.

Secondo lo studio, San Marino conserverà autonomia sulla tassazione diretta, sull’ingresso di lavoratori qualificati extra Ue e sulle materie non disciplinate dal diritto europeo. Gli incentivi alle imprese dovranno però rispettare le regole comunitarie sugli aiuti di Stato e dimostrare di sostenere attività economiche effettive.

La Repubblica mantiene un vantaggio fiscale rispetto all’Italia, con un’imposta sulle società del 18% per il periodo 2026-2030, contro il 24% italiano, al quale si aggiunge l’Irap. Le agevolazioni, tuttavia, non potranno favorire società prive di una reale presenza produttiva.

Il manifatturiero rappresenta circa un terzo del valore aggiunto sammarinese e costituisce, secondo l’analisi, il settore sul quale concentrare gli investimenti. Tra le realtà industriali consolidate vengono citate Robopac, SIT, ASA e Valpharma, aziende che hanno mantenuto nel tempo una presenza produttiva sul Titano.

Più delicata la situazione delle imprese ad alta tecnologia. Le aziende certificate sono passate da 35 nel 2019 a 127 alla fine del 2025, con poco più di 300 dipendenti complessivi e un fatturato di circa 106 milioni di euro. Il regime prevede aliquote agevolate dello 0%, 4% e 8%, ma le nuove disposizioni puntano a garantire una presenza operativa concreta sul territorio.

Un ruolo centrale continua a essere svolto dai lavoratori frontalieri, circa il 70% dei quali risiede nella provincia di Rimini. Il rapporto con l’Italia e con l’Emilia-Romagna resta quindi determinante per il sistema produttivo sammarinese.

L’analisi richiama anche le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale, che sollecita infrastrutture migliori, maggiore flessibilità del mercato del lavoro, modernizzazione fiscale e una pubblica amministrazione più efficiente.

Restano aperte questioni come l’introduzione dell’Iva e la revisione delle procedure di assunzione, mentre sul fronte dell’innovazione emergono i limiti degli investimenti nella ricerca.

L’Università di San Marino conta circa 2mila studenti, ma il fondo statale per la ricerca si ferma a 150mila euro nel 2026. Un dato che, secondo lo studio, evidenzia la necessità di rafforzare le competenze scientifiche per sfruttare eventuali opportunità offerte dai programmi europei, a partire da Horizon Europe.