Nel 2013 il referendum sull’adesione all’Unione europea. Oggi il PSD rivendica quella battaglia e chiede di passare subito ai fatti.
Il PSD ha riunito la Direzione insieme a iscritti, militanti e protagonisti storici del percorso europeista. La serata si è aperta con la proiezione del momento della firma dell’Accordo di associazione con l’Unione europea. Il partito rivendica il contributo della sinistra riformista all’apertura internazionale di San Marino e indica tre priorità: attuazione dell’intesa, integrazione finanziaria e riforma dell’IVA.
La ricostruzione del partito parte dagli anni Ottanta: lo status di osservatore al Consiglio d’Europa nel 1982, le relazioni diplomatiche con la Comunità europea l’anno dopo. Poi l’ingresso nel Consiglio d’Europa, l’unione doganale, l’ONU. Il PSD ricorda anche l’Accordo di cooperazione economica arrivato nel 2006 alla soglia della firma: secondo il comunicato, fermato da resistenze interne al Paese.
Ora il PSD chiede che i benefici arrivino nella vita quotidiana di cittadini, famiglie e imprese. Due i nodi aperti: il memorandum tra Banca Centrale e Banca d’Italia per l’integrazione finanziaria, e la riforma dell’IVA, necessaria per superare l’annoso problema del T2.
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