Le elezioni di metà mandato del 3 novembre potrebbero cambiare gli equilibri politici negli Stati Uniti. Gli americani saranno chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato, con il presidente Donald Trump alle prese con un calo dei consensi.
I sondaggi indicano un vantaggio nazionale dei democratici di circa otto punti percentuali. A pesare sull’orientamento degli elettori sono soprattutto il costo della vita, i timori per l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e il calo del sostegno alla guerra contro l’Iran.
Il primo scenario è quello di una conferma repubblicana alla Camera e al Senato. Trump avrebbe così maggiori possibilità di portare avanti la propria agenda, rafforzando i controlli sull’immigrazione, le politiche commerciali e gli investimenti nella difesa, nell’energia e nelle nuove tecnologie.
Una simile situazione potrebbe però alimentare le preoccupazioni per il deficit pubblico, l’inflazione e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani.
Il secondo scenario prevede una Camera a maggioranza democratica e un Senato ancora repubblicano. In questo caso Trump incontrerebbe maggiori ostacoli nell’approvazione delle proprie riforme, soprattutto su tasse e spesa pubblica.
Il presidente potrebbe quindi concentrarsi maggiormente sulla politica estera, sui dazi e sulla sicurezza nazionale, settori nei quali dispone di più ampi poteri esecutivi. Resterebbe inoltre il rischio di nuovi scontri sul bilancio federale e di uno shutdown, cioè la sospensione di parte delle attività governative.
Il terzo scenario è una vittoria democratica in entrambe le Camere. Il Congresso avrebbe maggiori strumenti per contrastare le iniziative di Trump, soprattutto sulle politiche commerciali, sull’Iran e sui rapporti con Russia e Ucraina.
Potrebbero inoltre aprirsi nuove indagini parlamentari e iniziative di impeachment, anche se un’eventuale condanna del presidente richiederebbe una maggioranza di due terzi al Senato.
Il risultato del 3 novembre potrebbe incidere anche sulla corsa alla Casa Bianca del 2028. Una sconfitta repubblicana riaprirebbe il confronto sulla leadership del partito, con JD Vance e Marco Rubio tra i possibili protagonisti. Anche tra i democratici potrebbe accelerare il dibattito sulla scelta del prossimo candidato presidenziale.
