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Attualità

PSD: “Sistema bancario, l’Europa apre una nuova fase”

Preparare il sistema bancario e finanziario sammarinese alla nuova dimensione europea senza aspettare tutti i tempi concessi dall’Accordo di associazione. È la posizione espressa dal Partito dei Socialisti e dei Democratici, che interviene sul futuro del settore in vista della firma dell’Accordo con l’Unione europea, prevista per il 19 ottobre. Il Consiglio Ue ha già autorizzato firma e applicazione provvisoria dell’intesa, che comprende anche i servizi finanziari e ne prevede un accesso progressivo al mercato interno, subordinato alla verifica della solidità del sistema normativo e di vigilanza sammarinese.

Il 19 ottobre San Marino firmerà l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Non è più una prospettiva. È una data. E da quella data inizierà una fase nuova, nella quale il Paese dovrà essere capace di trasformare l’integrazione europea in opportunità concrete per la propria economia. Una delle prime e più impegnative prove sarà quella del sistema bancario e finanziario“, afferma il Psd.

Il partito si concentra in particolare sulla finestra temporale prevista per i servizi finanziari. L’Accordo contempla infatti un percorso graduale che può arrivare fino a 15 anni. Per il Psd, però, quel margine non dovrebbe trasformarsi in un’attesa: “È un tempo lungo, pensato per consentire al nostro sistema di adeguarsi senza traumi. Ma San Marino non può permettersi di aspettare quindici anni. L’obiettivo deve essere arrivare molto prima ad avere un sistema bancario moderno, solido e pronto a confrontarsi con il mercato europeo“.

Nel ragionamento entra anche la cartolarizzazione dei crediti deteriorati, indicata dal Psd come esempio di risposta a un problema di sistema. Il Fondo monetario internazionale ha rilevato un miglioramento della qualità degli attivi bancari e recuperi superiori alle attese, pur continuando a segnalare vulnerabilità legate alla capitalizzazione e alla redditività di alcuni istituti.

Da qui il passaggio sul ruolo della politica. “Negli ultimi anni la politica, giustamente, ha fatto molti passi indietro dalla gestione del sistema bancario. Era necessario. Abbiamo conosciuto stagioni nelle quali il rapporto tra politica e banche è stato troppo stretto. E abbiamo pagato errori che non devono essere ripetuti. Ma uscire dalla gestione delle banche non significa rinunciare ad avere una politica per il sistema bancario. Sono due cose profondamente diverse“, sottolineano i socialisti e democratici.

Secondo il Psd, “la gestione degli istituti appartiene agli istituti. Il controllo, le autorizzazioni e la vigilanza appartengono all’Autorità di Vigilanza. Ma l’indirizzo generale e le scelte che riguardano il futuro di un settore strategico per il Paese appartengono anche alla politica“.

Un capitolo specifico viene dedicato proprio alla vigilanza, considerata decisiva nel percorso europeo. “Abbiamo bisogno di un’Autorità di Vigilanza che controlli, ma anche di un’Autorità capace di accompagnare il sistema verso la nuova dimensione europea. Che sappia anticipare i problemi. Che sappia dialogare con gli operatori senza rinunciare al rigore. Che contribuisca a creare condizioni capaci di rendere il nostro sistema affidabile, competitivo e attrattivo“. Un tema collegato direttamente all’Accordo, visto che l’accesso ai servizi finanziari europei dipenderà anche da una valutazione positiva della robustezza del quadro normativo e di supervisione.

Per il Psd anche il possibile ruolo dello Stato non dovrebbe essere escluso a priori. Il partito propone di ragionare su strumenti attraverso i quali risorse pubbliche e private possano concorrere, nel rispetto delle regole europee, a operazioni di consolidamento e sviluppo del settore. “Non per sostituire il mercato. Ma per accompagnare una trasformazione che riguarda l’interesse dell’intero Paese e la sua possibilità di entrare più rapidamente e più forte nel mercato europeo“.

Infine il rapporto con l’Italia, per il quale il Psd individua due livelli distinti. Da una parte il tavolo tecnico, con una cooperazione sempre più stretta tra Banca Centrale e Banca d’Italia; dall’altra quello politico sulle future relazioni finanziarie tra i due Paesi. “Sono due tavoli diversi. Devono procedere insieme. Costruire accordi tecnici spetta alle autorità competenti. Trasformare quei passaggi in un’opportunità per il Paese è il mestiere della politica“.

La conclusione torna quindi sul ruolo che il partito attribuisce alla politica nella nuova fase: “Il 19 ottobre cambia il quadro nel quale San Marino si muove. Non possiamo limitarci ad aspettare che il cambiamento arrivi. La politica deve tornare a occuparsi del futuro del sistema bancario, senza tornare a occuparsi delle banche. L’Europa apre una possibilità. Sta a noi decidere come usarla“.