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Attualità

Consiglio, via libera alla riforma del regolamento: più peso alle commissioni, resta la tagliola. Il provvedimento passa con 36 voti favorevoli e 11 contrari

Il Consiglio Grande e Generale approva con 36 voti favorevoli e 11 contrari la riforma del proprio Regolamento. Il cuore del provvedimento è il rafforzamento delle commissioni in sede redigente, che diventeranno il luogo principale nel quale esaminare gli articoli e discutere gli emendamenti. All’Aula resteranno il confronto generale e l’approvazione finale, con la possibilità di intervenire nuovamente soltanto sulle parti modificate.

Durante l’esame la maggioranza fa però marcia indietro su alcuni dei punti più contestati. Vengono cancellate sia la riduzione dei tempi per le dichiarazioni di voto sia quella prevista per gli interventi consiliari. Resta invece la tagliola sulla legge di bilancio dopo 25 ore di discussione, uno degli aspetti maggiormente criticati dalle opposizioni. Approvata anche la norma che permette alla finanziaria di entrare in vigore dalla data della pubblicazione, se previsto espressamente dal testo, così da evitare l’esercizio provvisorio.

Sul fronte della trasparenza, viene confermato lo streaming delle sedute pubbliche delle commissioni, mentre la diretta radiofonica potrà essere richiesta da almeno tre commissari. Ogni gruppo potrà inoltre nominare un membro supplente, così da assicurare la propria presenza anche in caso di assenza del componente effettivo. Via libera anche alla possibilità di introdurre sanzioni per chi viola il Codice di condotta dei consiglieri.

L’intesa arriva infine sull’applicazione delle nuove regole: la riforma riguarderà anche i progetti già depositati, ma soltanto se non ancora avviati nell’iter consiliare e non discussi in prima lettura. Una correzione nata durante il confronto tra maggioranza e opposizione.

Nel voto finale RF, Rete e D-ML ribadiscono la propria contrarietà. Nicola Renzi teme che i consiglieri vengano ridotti a semplici “spingibottoni”, mentre Gaetano Troina sostiene che spostare il lavoro nelle commissioni farà perdere competenze e possibilità di correggere i testi direttamente in Aula. Emanuele Santi parla di una limitazione del diritto di parola e contesta soprattutto la tagliola sul bilancio.

A difendere la riforma è Gian Nicola Berti (AR), relatore della maggioranza, secondo il quale il nuovo sistema serve a superare ritardi e distorsioni che da anni rallentano l’attività parlamentare. Berti ammette che alcune libertà vengono compresse, ma sostiene che gli strumenti consiliari siano stati spesso usati in modo eccessivo. La linea della maggioranza è netta: in Aula si discuteranno le scelte politiche generali, mentre alle commissioni sarà affidato il lavoro tecnico sulle leggi.

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