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Attualità

Edison ed Edf puntano al primo mini reattore nucleare italiano entro il 2035: una buona notizia anche per San Marino, che l’elettricità la paga a prezzo italiano

Edison ed Edf hanno presentato un programma da decine di miliardi di euro per costruire in Europa i primi dieci piccoli reattori nucleari modulari, con cantieri dal 2030 e l’obiettivo di accendere il primo in Italia entro il 2035.

L’annuncio arriva a pochi giorni dal voto finale del Senato sulla legge delega che riapre l’Italia all’atomo, atteso mercoledì 23 settembre. E riguarda da vicino anche San Marino, che importa quasi tutta la sua elettricità e la paga seguendo il prezzo all’ingrosso italiano.

«Mini», a dire il vero, è un eufemismo. Il reattore si chiama Nuward, come la società di Edf che lo sviluppa, e ogni unità ha una potenza di 400 megawatt elettrici, superiore a quella di tre delle quattro centrali nucleari che l’Italia abbia mai avuto. Secondo Edison un impianto basterebbe per i consumi di oltre un milione di famiglie. In scala Titano, produrrebbe in un anno più di dieci volte l’elettricità consumata dall’intera Repubblica.

È un reattore ad acqua pressurizzata di terza generazione avanzata e può fornire elettricità e calore a distretti industriali, porti e data center. Potrà anche usare combustibile Mox, ricavato dal riciclo di quello esaurito: meno uranio da comprare, meno scorie da custodire, e meno pericolose.

La prima serie, per ora, toccherà Francia, Italia, Polonia, Belgio e Finlandia.

Il primo cantiere è in valutazione Oltralpe, e l’Italia potrà fare esperienza sui reattori degli altri prima di costruire il proprio. Edf porta in dote i 66 reattori che ha progettato, costruito e gestisce nel mondo. Edison, che del gruppo francese è controllata, si candida a investitore, operatore e aggregatore dei consorzi per gli impianti italiani.

La parte più interessante, però, non è il reattore: è la filiera.

Nel progetto ci sono Saipem, Webuild, Walter Tosto, Atb Riva Calzoni, Simic, Tectubi Raccordi e Aipe, coinvolte fin dalla progettazione di moduli e componenti. Secondo The European House – Ambrosetti, una ventina di impianti in Italia al 2050 varrebbero 46 miliardi di mercato potenziale e, contando l’indotto, 117 mila posti di lavoro. Il paese che ha spento il nucleare per referendum nel 1987, e ci ha rinunciato di nuovo nel 2011, i pezzi delle centrali non ha mai smesso di farli: li costruiva per gli altri.

Poi c’è il prezzo. Il costo atteso dell’energia prodotta è di circa 100 euro al megawattora. Non è elettricità regalata, ma è programmabile e sganciata dal gas. Il prezzo all’ingrosso italiano, invece, ha fatto quasi 116 euro di media nel 2025 e resta, lo scrive lo stesso Gestore dei mercati energetici, fortemente ancorato al metano. L’amministratore delegato di Edison, Nicola Monti, l’ha messa così: le rinnovabili possono crescere ancora molto, ma un sistema elettrico ha comunque bisogno di una quota di produzione programmabile.

Ed è qui che la notizia sale sul Titano. San Marino consuma circa 260 gigawattora l’anno, e l’85% se lo prende il sistema produttivo. Il fotovoltaico interno copre intorno al 12% del fabbisogno. Il resto entra dalle linee ad alta tensione che arrivano dall’Italia, e le tariffe indicizzate dell’AASS si calcolano sulla media mensile del PUN, cioè proprio il prezzo all’ingrosso italiano.

Tradotto: se il gas fa il prezzo in Italia, fa anche la bolletta in Repubblica. Ogni megawattora italiano che smette di dipendere dal metano è un po’ di stabilità in più per le imprese sammarinesi.

Il governo il problema lo conosce. Il Segretario di Stato Alessandro Bevitori ha spiegato che il potenziale interno, anche spinto al massimo, arriva a coprire circa il 30% dei consumi. Per questo l’AASS è stata autorizzata a creare una società che investa in impianti fuori territorio, e il primo progetto, un fotovoltaico da 9,3 megawatt, coprirà da solo circa l’8% del fabbisogno.

Il giorno in cui in Italia ci sarà energia nucleare da contrattualizzare per decenni, sul tavolo di quella società potrebbe comparire un’opzione che oggi non esiste.

Il 2035, per ora, vive su una slide. Prima servono i decreti attuativi, che il governo italiano promette entro fine anno.

Poi serve un sito, e trovare un Comune disposto a dire sì sarà probabilmente la parte più radioattiva dell’operazione. Infine le autorizzazioni, che Edf prova ad accorciare con un esame anticipato del progetto insieme a otto autorità di sicurezza europee.

San Marino un reattore non lo avrà mai.

Ma la sua bolletta parla italiano da sempre, e se l’Italia imparerà a produrre energia senza chiedere il permesso al gas, anche quella sammarinese potrà finalmente abbassare la voce.

Edison ed Edf puntano al primo mini reattore nucleare italiano entro il 2035: una buona notizia anche per San Marino, che l’elettricità la paga a prezzo italiano