Venticinque ore. È questo il nuovo confine attorno al quale si accende lo scontro in Consiglio Grande e Generale. Nel pomeriggio di lunedì 21 settembre l’Aula ha approvato l’articolo 7 della riforma del Regolamento consiliare, quello che introduce la cosiddetta “tagliola” sugli emendamenti.
La versione arrivata al voto è più morbida rispetto a quella iniziale. Sparisce infatti il riferimento al “secondo giorno”: il meccanismo potrà essere attivato dopo 25 ore effettive di convocazione dedicate all’esame dell’articolato, calcolate dalla conclusione del dibattito generale. A quel punto potrà essere chiesta una votazione per chiudere il confronto su una parte degli emendamenti ancora sul tavolo.
È soprattutto sulle leggi di bilancio che la maggioranza vede la necessità di mettere un argine. Michele Muratori (Libera) spiega che l’obiettivo è evitare di arrivare a ridosso della fine dell’anno con la finanziaria ancora impantanata nella discussione e con il rischio dell’esercizio provvisorio. Gian Nicola Berti (AR) richiama invece le maratone consiliari arrivate fino a 72 ore e il rischio che una montagna di emendamenti venga utilizzata per rallentare i lavori.
Per l’opposizione, però, il problema resta. Emanuele Santi (Rete) boccia la tagliola e chiarisce che sulla norma non esiste alcun accordo con le minoranze. Il timore è che venga meno proprio quella lunga fase di confronto che, soprattutto durante le finanziarie, ha permesso in passato di trovare mediazioni e far passare alcune proposte dell’opposizione. «Si smetterà di fare politica», è la sua sintesi.
Sulla stessa linea Nicola Renzi (RF), secondo il quale la maggioranza potrebbe semplicemente bocciare le proposte senza essere più costretta a cercare un compromesso. Matteo Zeppa (Rete) allarga invece il campo: la tagliola non vale soltanto per il bilancio, ma potrà essere utilizzata su qualsiasi progetto di legge, comprese riforme fiscali, provvedimenti sui temi etici o norme legate all’acquis comunitario.
Gaetano Troina (D-ML) mette nel mirino anche la soglia scelta: perché proprio 25 ore? E solleva dubbi sul funzionamento concreto della norma e sulla sorte degli emendamenti coinvolti. Matteo Casali (RF) la ribattezza invece norma “salva panettone”, contestando l’idea che serva realmente a scongiurare l’esercizio provvisorio.
Anche dalla maggioranza arrivano richieste di garanzie sul metodo. Guerrino Zanotti (Libera) considera lo strumento utile per assicurare l’approvazione del bilancio entro il primo gennaio, ma chiede che Governo e maggioranza aprano prima un confronto vero con le opposizioni, sia sul testo sia sugli emendamenti.
A difendere il nuovo meccanismo è infine Manuel Ciavatta (PDCS), che precisa come le 25 ore siano ore effettive di lavoro sull’articolato. La maggioranza punta inoltre sull’alternanza nell’esame degli emendamenti di maggioranza e opposizione, introdotta proprio per evitare che, allo scattare della tagliola, a rimetterci siano soltanto le proposte delle minoranze. Secondo Ciavatta, il nuovo sistema dovrebbe spingere tutti a presentare meno emendamenti, ma più strutturati.
Alla fine i numeri premiano la maggioranza: respinti gli emendamenti soppressivo e modificativo delle opposizioni, approvata la modifica della maggioranza e via libera all’articolo 7.
La tagliola entra così nel nuovo Regolamento. Ed è proprio su quelle 25 ore che resta aperta la frattura politica più netta della riforma.
