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Politica

Pelliccioni (indipendente): «Gli aiuti economici da soli non bastano, questa legge sia un punto di partenza»

Voto favorevole, ma con la richiesta di non considerare chiusa la partita delle politiche per la famiglia. È la posizione espressa dalla consigliera indipendente Michela Pelliccioni nella dichiarazione di voto sul progetto di legge dedicato agli interventi a sostegno della famiglia e della natalità, discusso e approvato dal Consiglio Grande e Generale.

Pelliccioni ha riconosciuto gli aspetti positivi del provvedimento, a partire dai nuovi sostegni e dall’ampliamento dei permessi per madri e padri, ma ha chiesto alla politica di andare oltre. Al centro del suo intervento soprattutto il problema della casa, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la flessibilità degli orari e lo smart working.

Un passaggio è stato dedicato anche alle tutele delle lavoratrici in gravidanza. Secondo Pelliccioni, misure come quelle contro il mancato rinnovo dei contratti a termine devono essere accompagnate da un equilibrio con le esigenze delle imprese, per evitare il rischio opposto: rendere più difficile l’accesso al lavoro per le donne in età fertile.

Di seguito l’intervento integrale.

Michela Pelliccioni (indipendente): «Intervengo nei cinque minuti, credo, a mia disposizione e come consigliere indipendente per alcune valutazioni conclusive su questo progetto di legge, che chiaramente trova il mio favore. Non potrebbe essere altrimenti, perché ci sono norme che favoriscono la famiglia e la filiazione. Voglio però che la politica consideri questo provvedimento non come un punto di arrivo, ma come un assoluto punto di partenza rispetto a tutto ciò che c’è ancora da fare per sostenere le famiglie in maniera efficace. L’ho detto all’inizio e lo ribadisco: una famiglia ha sicuramente bisogno di aiuti economici e di strumenti di sostegno, ma ha anche bisogno di politiche che permettano di avere abitazioni a prezzi sostenibili. Ha bisogno di un lavoro con orari e una flessibilità tali da consentire di conciliare la famiglia con l’attività lavorativa. Le famiglie sono sicuramente cambiate rispetto al passato, ma di pari passo non sono cambiate le forme contrattuali e lavorative. Purtroppo oggi sentiamo gli effetti di questo disallineamento, che ha ricadute anche sulle poche nascite che il nostro Paese si trova a registrare. Ben venga quindi l’introduzione di norme e sostegni economici, ma gli aiuti economici da soli non bastano. Apprezzo sicuramente il fatto che siano state introdotte nuove forme di sostegno e nuovi permessi e che siano stati implementati i permessi sia per il padre sia per la madre. Questo è certamente un aspetto favorevole. Dall’altra parte, ci tengo a ribadirlo, occorre intervenire anche sulle forme lavorative, introducendo possibilità che questa norma si limita soltanto ad accennare. Si parla, ad esempio, di flessibilità lavorativa e di smart working. Sotto questo aspetto il nuovo progetto di legge non è stato incisivo rispetto a quelle che sono oggi le necessità delle famiglie e questo è un elemento che dobbiamo valutare con molta attenzione. Facciamo attenzione anche all’introduzione di norme che sono sicuramente favorevoli alle donne in gravidanza. Mi riferisco, ad esempio, alla norma che impedisce il licenziamento o il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato. Anche sotto questo aspetto dobbiamo renderci conto degli effetti che può avere l’introduzione di una norma di questo tipo. Dobbiamo valutare tutte le forme contrattuali esistenti e anche, e non è un aspetto secondario, le necessità delle imprese, perché bisogna trovare un equilibrio che garantisca gli interessi di tutti. È verissimo che le lavoratrici, sotto certi aspetti, rappresentano l’anello debole della catena, ma è anche vero che introdurre misure che non prevedano alternative o che danneggino in maniera importante gli interessi aziendali rischia di tagliare fuori una fascia della domanda di lavoro rivolta alle donne di una certa età. Il rischio è quindi che si contragga in maniera importante l’offerta di lavoro per le donne in età fertile. Facciamo veramente attenzione e cerchiamo di porre rimedio anche a questo aspetto, introducendo una serie di contemperamenti a livello normativo che possano controbilanciare anche gli interessi delle imprese, in modo che le donne che vogliono avere una famiglia e dei figli e che non hanno ancora un lavoro stabile non si trovino tagliate fuori dal mercato del lavoro. Ribadisco quindi, alla fine di questo lungo dibattito, il mio voto favorevole al progetto di legge. Rimane ancora molto lavoro da fare, ma dobbiamo anche sfruttare le peculiarità di uno Stato piccolo come il nostro, perché possiamo trovare soluzioni intelligenti ed efficaci, capaci di diventare anche un esempio per chi ci guarda da fuori su un tema importante come quello della famiglia e della filiazione».

Pelliccioni (indipendente): «Gli aiuti economici da soli non bastano, questa legge sia un punto di partenza»
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