La firma sarà soltanto il primo passo. Dopo l’Accordo di associazione con l’Unione Europea per San Marino comincerà una nuova fase, fatta di ratifiche, adeguamenti legislativi, organismi da costituire e confronto permanente con Bruxelles. Una macchina che la Repubblica ha già iniziato a mettere in moto e che potrebbe portare ai primi effetti concreti già dal 1° gennaio 2027.
A delineare la roadmap è stato il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari in Commissione Esteri. La firma è attesa tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre, ma subito dopo partiranno una serie di passaggi che dovranno accompagnare San Marino dall’accordo sulla carta alla sua effettiva applicazione.
Il primo sarà interno. Il Governo dovrà riapprovare formalmente il testo, dopo il passaggio dell’Accordo dalla natura mista a quella esclusiva, per poi avviare il normale procedimento di ratifica previsto per gli accordi internazionali. Completato questo passaggio, San Marino potrà comunicare alla Commissione europea la volontà di ricorrere all’entrata in vigore provvisoria.
Se la tabella di marcia verrà rispettata senza intoppi tecnici, la prima data possibile è il 1° gennaio 2027. Altrimenti si passerà al primo giorno del mese successivo alla conclusione della procedura. In ogni caso, secondo Beccari, sarà il 2027 l’anno nel quale l’Accordo comincerà realmente a produrre i suoi effetti, fatta eccezione per alcune materie sottoposte a percorsi e scadenze differenti.
Poi partirà la gestione vera e propria dell’Accordo. Dovranno essere costituiti il Joint Committee e il Comitato di associazione, ai quali si aggiungerà il Comitato parlamentare. Il primo sarà il tavolo operativo sul quale affrontare l’applicazione concreta delle disposizioni; il secondo avrà invece una funzione più politica e potrà intervenire anche sull’eventuale ampliamento o restringimento del perimetro dell’intesa.
È proprio qui che in futuro potrebbero finire anche dossier particolarmente importanti per San Marino. Beccari ha citato il T2 e l’Accordo sulle frontiere, già parafato e ancora da firmare, come esempi di questioni che potranno intrecciarsi con il nuovo quadro dei rapporti con Bruxelles.
Cambierà anche il lavoro degli Esteri. Il negoziato non sarà più sul testo dell’Accordo, ma sulla sua implementazione. San Marino dovrà periodicamente presentare quanto recepito, indicare eventuali difficoltà applicative e discutere con l’Unione Europea le soluzioni. Ai diplomatici saranno affiancati tecnici ed esperti dei diversi settori della Pubblica Amministrazione.
Ma una parte del lavoro è già cominciata. Da metà agosto sono state accelerate le riunioni tra Dipartimenti e uffici per preparare i primi adeguamenti normativi e diversi progetti di legge potrebbero essere pronti nel giro di un mese o un mese e mezzo. È questo uno dei passaggi destinati a incidere maggiormente sull’attività politica e consiliare dei prossimi anni.
Sul tavolo c’è infatti anche l’ipotesi di creare una corsia specifica per il recepimento dell’acquis europeo, evitando di sottoporre ogni singolo adeguamento allo stesso iter legislativo. L’idea illustrata da Beccari è quella di arrivare a una o due leggi di recepimento all’anno, sul modello italiano, lasciando comunque al Consiglio la possibilità di stabilire quali materie, per il loro peso politico, debbano seguire il percorso ordinario.
La fase più impegnativa dovrebbe concentrarsi soprattutto nei primi anni. Per San Marino la firma, insomma, non chiuderà il dossier europeo: aprirà quello dell’attuazione, destinato a entrare stabilmente nell’agenda di Governo, Consiglio e Pubblica Amministrazione.
