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Attualità

Muratori (Libera): «La maternità non può essere una causa di penalizzazione o precarizzazione del lavoro»

La denatalità come emergenza per il futuro di San Marino, ma anche nuove tutele per maternità e paternità, congedi parentali, caregiver, famiglie e lavoratrici. È stato questo il cuore dell’intervento di Giulia Muratori (Libera), relatrice di maggioranza, in Consiglio Grande e Generale durante l’esame in seconda lettura del progetto di legge. Di seguito l’intervento integrale.

«In via preliminare, ci tengo a evidenziare un elemento importante: questa relazione è stata depositata subito dopo la conclusione dei lavori della Commissione e per ovvie ragioni di tempo non può tenere conto degli ulteriori emendamenti che sono stati depositati successivamente. Il progetto di legge che viene presentato oggi in seconda lettura all’Aula è stato esaminato approfonditamente dalla Commissione Consiliare Permanente competente in materia di Igiene e sanità, Previdenza e Sicurezza sociale, Politiche sociali, Sport, Territorio, Ambiente e Agricoltura, lavorando in sinergia sia con gli emendamenti presentati dall’Esecutivo, sia con le modifiche concordate e condivise durante i lavori commissariali. Io penso che questa proposta di legge nasca da una consapevolezza fondamentale e non più rimandabile: la denatalità rappresenta oggi una delle emergenze più gravi e complesse per la Repubblica di San Marino, toccando la sfera sociale, economica e demografica del nostro Paese. I dati statistici ed epidemiologici più recenti ci mostrano, infatti, un quadro generale estremamente preoccupante. Nel 2025 i nuovi nati sul nostro territorio sono stati appena 165 e le proiezioni per l’anno in corso, il 2026, indicano chiaramente che faremo molta fatica a raggiungere persino la soglia delle 100 nascite. Dietro a questi numeri così impietosi ci sono le difficoltà reali, quotidiane e concrete che le giovani coppie si trovano ad affrontare ogni giorno: l’aumento costante del costo della vita, la precarietà lavorativa percepita, i costi insostenibili degli alloggi e la difficoltà oggettiva nel conciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia rendono sempre più difficile, se non impossibile, la costruzione di un progetto familiare che sia stabile e sereno. Secondo me, la denatalità è un fenomeno che incide in maniera diretta e profonda sulle prospettive future del Paese, finendo per aggravare quegli squilibri demografici che sono già determinati dal progressivo invecchiamento della nostra popolazione; questo riduce drasticamente il numero dei cittadini attivi e genera inevitabilmente una pressione crescente sul nostro sistema sociale, sanitario e previdenziale. È evidente che il problema ha anche radici di carattere culturale e sociale molto profonde, che nessuna legge, presa da sola, potrà mai risolvere del tutto o in maniera magica. Tuttavia, io credo che sia un dovere imprescindibile delle istituzioni pubbliche adoperarsi per creare le condizioni di contesto più favorevoli, affinché i nostri giovani possano scegliere in totale libertà di costruire una famiglia, senza essere costretti a rinunciare alle proprie legittime aspirazioni personali, professionali o di carriera lavorativa. In questo scenario così complesso, la proposta di legge interviene con misure molto concrete e mirate a sostenere la genitorialità, a potenziare e rafforzare l’offerta dei servizi dedicati alle famiglie, ad aumentare il tempo che i genitori possono dedicare alla cura dei figli e a favorire una conciliazione autentica tra l’attività lavorativa e quella familiare. Una particolare attenzione viene dedicata alla tutela e al sostegno delle donne, con l’obiettivo fondamentale di fare in modo che la maternità non rappresenti più in alcun modo una penalizzazione professionale o un ostacolo insormontabile per la propria carriera, ma che possa essere pienamente compatibile con un percorso di autorealizzazione personale e lavorativa. Il testo affronta queste sfide attraverso un intervento di riforma organico che va a consolidare ed estendere le tutele già esistenti, introducendo parallelamente nuove misure di carattere economico e sociale rivolte ai genitori, alle lavoratrici, al caregiver familiare e ai nuclei con figli a carico. Un aspetto che ritengo di straordinaria importanza è il recepimento dei principi contenuti all’interno della direttiva europea 2019/1158, che disciplina l’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, collocando così a pieno titolo la Repubblica di San Marino all’interno di un percorso europeo avanzato per quanto concerne i diritti sociali, la conciliazione e l’effettiva parità di genere. Passando a un’analisi più dettagliata dell’articolato, desidero illustrare i punti salienti del provvedimento. Il Titolo I interviene innanzitutto per definire e rafforzare le finalità generali della legge, inserendo in modo esplicito tra gli scopi principali il contrasto alla denatalità, la valorizzazione della crescita armoniosa dei bambini e dei giovani, la tutela della maternità e la promozione di una genitorialità che sia realmente condivisa. Tra gli aspetti più innovativi, si evidenzia il pieno riconoscimento del principio di corresponsabilità tra uomo e donna nell’attività di cura ed assistenza familiare, superando progressivamente quei modelli culturali tradizionali che per troppo tempo hanno scaricato quasi esclusivamente sulle spalle delle donne l’intero carico del lavoro domestico e di cura. Per quanto riguarda la tutela della maternità, la legge introduce un rilevante rafforzamento delle tutele economiche per le lavoratrici autonome che si trovino nei primi tre anni dall’avvio della propria attività professionale; si prevede infatti che l’indennità di maternità possa essere calcolata, qualora risulti più favorevole, prendendo come riferimento la retribuzione contrattuale media territoriale stabilita per un lavoratore del settore industriale, evitando così ingiuste penalizzazioni economiche nei primi e più difficili anni di lavoro autonomo. Inoltre, una grandissima attenzione è stata riservata alla protezione delle lavoratrici che percepiscono retribuzioni più basse, comprese quelle inserite in contratti di part-time. Se la normativa previgente riconosceva il diritto al congedo per gravidanza e puerperio per un massimo di 150 giorni con un’indennità pari al 100% dello stipendio, grazie a un emendamento introdotto e approvato nel corso dei lavori in Commissione abbiamo inserito una specifica garanzia di livello minimo: qualora l’importo calcolato risulti inferiore, l’indennità viene comunque garantita in misura non inferiore all’80% della retribuzione contrattuale media territoriale di un lavoratore dell’industria, assicurando in questo modo un sostegno dignitoso anche a chi ha redditi più bassi. Un’altra novità fondamentale è l’introduzione di un’indennità specifica per gravidanza e puerperio rivolta alle donne in stato di non occupazione, riconoscendo così una tutela economica universale anche a coloro che affrontano la maternità senza avere un impiego o ammortizzatori sociali attivi, in quanto la maternità viene considerata un valore sociale e collettivo per l’intera comunità. Parallelamente, riteniamo essenziale che questo tipo di intervento possa essere progressivamente armonizzato con lo strumento dell’ICEE, l’indicatore della condizione economica, affinché il sostegno pubblico sia indirizzato in via prioritaria verso le situazioni di reale necessità, garantendo l’equità e la sostenibilità del sistema. La riforma interviene in modo incisivo anche sul congedo di paternità, estendendolo a ben 20 giorni interamente retribuiti al 100%, i quali potranno essere fruiti anche in forma non continuativa e persino frazionati ad ore; a tutela del lavoratore padre, viene inserito il divieto assoluto di licenziamento durante il periodo di congedo, garantendo anche il riconoscimento della contribuzione figurativa e dell’anzianità di servizio ai fini della progressione di carriera. Per quanto riguarda il congedo parentale, si registra un rafforzamento sostanziale attraverso un aumento e una rimodulazione significativa delle percentuali dell’indennità economica: in particolare, viene riconosciuta un’indennità pari all’80% della retribuzione per i tre mesi immediatamente successivi al termine del congedo di gravidanza e puerperio, per poi passare al 40% fino al compimento del primo anno di vita del bambino, e successivamente al 20% fino al raggiungimento dei 18 mesi di età, con la previsione di specifiche maggiorazioni in presenza di parti gemellari o plurigemellari; anche in questo caso, restano pienamente garantiti i contributi figurativi e l’anzianità di servizio. Un emendamento di grandissimo valore ed equità approvato in Commissione prevede, inoltre, che i periodi di congedo parentale già fruiti in passato vengano d’ora in avanti riconosciuti anche ai fini dell’anzianità per la progressione di carriera, valorizzando concretamente il tempo dedicato alla cura dei figli e impedendo che questo si traduca in una penalizzazione sul percorso professionale del lavoratore. La Commissione ha condiviso anche la necessità di estendere queste medesime tutele ai genitori adottivi o affidatari, garantendo strumenti adeguati di sostegno familiare. Nel corso dei lavori è stato approvato all’unanimità un importante emendamento sostitutivo dell’articolo 9 bis riguardante i permessi per visite mediche dei figli, che ne ridefinisce il monte ore e ne introduce la piena retribuzione; i genitori lavoratori potranno usufruirne per visite, esami diagnostici e vaccinazioni dei figli fino al compimento dei 14 anni di età, compiendo un ulteriore passo verso la conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa. Tra le riforme storiche e più innovative vi è senza dubbio l’introduzione e la valorizzazione della figura del caregiver familiare, definendo e dando dignità normativa a chi assiste quotidianamente e direttamente un familiare non autosufficiente o affetto da gravi patologie, disabilità o condizioni degenerative. La legge individua diversi profili di caregiver in base all’intensità dell’impegno richiesto e introduce strumenti concreti come la possibilità di sospensione temporanea del rapporto di lavoro o il passaggio al part-time, garantendo specifici sostegni di natura economica, previdenziale e lavorativa; l’obiettivo è sostenere le famiglie che scelgono di assistere i propri cari a domicilio, promuovendo un modello assistenziale basato sulle relazioni umane ed evitando che chi si assume questo gravoso compito sia lasciato solo. A questo si collega l’emendamento aggiuntivo relativo alla formazione e alle misure di sollievo per i caregiver, prevedendo percorsi formativi gratuiti e multidisciplinari e sistemi di sollievo temporaneo per prevenire il sovraccarico emotivo e fisico; un ringraziamento va anche alla CSD ONU per il suo prezioso apporto e le sollecitazioni fornite in questa direzione. Per quanto riguarda il part-time genitoriale, la legge offre una novità di rilievo consentendo a entrambi i genitori, contemporaneamente e non più solo in via alternativa, di richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale entro i primi quattro anni di vita del bambino. Viene inoltre introdotta una tutela fortissima per le lavoratrici a tempo determinato, stabilendo la nullità del mancato rinnovo del contratto qualora questo sia legato allo stato di gravidanza, riaffermando il principio che la maternità non può essere una causa di penalizzazione o precarizzazione del lavoro. Tra le altre misure, segnalo l’istituzione di un punto informativo dedicato alle famiglie per facilitare l’orientamento e l’accesso ai servizi, e il rafforzamento delle tutele per le donne sole in gravidanza e i nuclei monogenitoriali in situazioni di grave fragilità socioeconomica, con l’esenzione totale dal pagamento delle rette degli asili nido e della refezione scolastica per l’infanzia e la primaria. Si interviene anche sugli assegni familiari ordinari, introducendo una maggiore gradualità in rapporto al reddito e prevedendo un adeguamento annuale all’inflazione a partire dal 2027 per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, con una futura armonizzazione basata sull’ICEE. Viene introdotto il “bonus bebè”, un contributo di 1.000 euro per ogni figlio nato o adottato a partire dal primo gennaio 2026 per i nuclei con reddito pro capite inferiore ai 25.000 euro, e un contributo mensile di 50 euro esente da imposte per le donne sole in stato di gravidanza o monogenitori in condizioni di particolare fragilità. È previsto anche un emendamento che abbatte sensibilmente le rette degli asili nido e della refezione scolastica con un criterio progressivo, fino all’esenzione totale per le famiglie numerose con i redditi più bassi, applicabile da subito nelle more dell’operatività dell’ICEE. Infine, l’articolo 23 ter introduce aiuti concreti per le spese relative alle uscite didattiche e ai soggiorni di studio, l’articolo 24 estende l’indennità di malattia per i figli fino a 14 anni anche ai genitori lavoratori autonomi, e l’articolo 24 bis introduce importanti tutele previdenziali per le lavoratrici madri, riducendo i disincentivi per la pensione anticipata e valorizzando la scelta del part-time ai fini del calcolo pensionistico, prendendo come riferimento la retribuzione teorica a tempo pieno. Il dibattito in Commissione si è svolto con uno spirito di grande maturità e responsabilità, portando a miglioramenti significativi condivisi da tutte le forze politiche. Penso che questo progetto di legge rappresenti un investimento sociale straordinario per il welfare della nostra Repubblica, mettendo al centro le famiglie in un momento storico difficile. Per tutte queste ragioni, come relatrice di maggioranza, invito calorosamente il Consiglio Grande e Generale ad approvare questo importante progetto di legge».

giulia muratori
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