Un appello alle opposizioni per cercare una convergenza più ampia su famiglia, natalità e genitorialità. È uno dei passaggi centrali dell’intervento di Oscar Mina (Pdcs) in Consiglio Grande e Generale sul progetto di legge. Per Mina questi temi «non appartengono né alla maggioranza né all’opposizione», mentre il provvedimento rappresenta una scelta politica precisa: riportare la famiglia al centro delle politiche pubbliche. Di seguito l’intervento integrale.
«Intervengo anch’io per fare alcune considerazioni su questo progetto di legge, anche a costo di rischiare di essere ripetitivo rispetto a chi mi ha preceduto, ma io credo che questo sia un momento particolarmente importante perché siamo chiamati ad affrontare una delle sfide in assoluto più delicate e decisive per il nostro domani: parliamo della famiglia, della tutela della maternità, del sostegno alla natalità e, più in generale, del futuro demografico della nostra amata Repubblica. Io penso che sia fondamentale dirlo con assoluta chiarezza: questo non è semplicemente un provvedimento che introduce nuovi contributi economici o nuove agevolazioni tariffarie per i cittadini, ma rappresenta una scelta politica netta e precisa. È la scelta coraggiosa di rimettere finalmente la famiglia al centro delle politiche pubbliche del nostro Stato, riconoscendo in modo ufficiale che sostenere chi decide di mettere al mondo un figlio significa compiere il migliore investimento possibile per il futuro di San Marino. I dati demografici, d’altra parte, sono impietosi e non ci consentono di girarci troppo attorno o di fare finta di nulla. Come ricordava opportunamente il Segretario Stefano Canti nel suo intervento introduttivo, nei primi mesi di questo 2026 abbiamo registrato appena ottantotto nascite sul nostro territorio, contro le centosei registrate nello stesso identico periodo dello scorso anno. Sono numeri preoccupanti che devono farci riflettere seriamente, ma io penso che non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di pensare che una singola legge, da sola, possa avere la forza di risolvere magicamente il complesso problema della denatalità. La denatalità è infatti un fenomeno estremamente complesso e multidimensionale, che tocca da vicino l’economia, le dinamiche del lavoro, l’emergenza della casa, la cultura, i servizi pubblici e, soprattutto, quel generale senso di fiducia e le aspettative che i nostri giovani hanno rispetto al proprio futuro personale e professionale. Proprio per questo motivo, io considero questa legge come un tassello fondamentale di una strategia molto più ampia e coordinata che dovrà necessariamente continuare ed essere potenziata anche nei prossimi anni. In quest’ottica, io ritengo di straordinaria importanza il percorso partecipato che ci ha condotti fino a questo dibattito in Aula: non ci troviamo di fronte a una decisione calata dall’alto dalle istituzioni, ma a un progetto che è stato costantemente accompagnato da un percorso reale di ascolto e di confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali, con le associazioni di categoria, con le istituzioni del territorio e con la cittadinanza stessa. Anche durante l’esame degli emendamenti in sede di Commissione referente, il confronto non si è affatto fermato o arenato; al contrario, io credo che sia stato questo il modo corretto di procedere politicamente, basato sul dialogo, sull’ascolto reciproco, sulla capacità di correggere le norme quando necessario e sul tentativo costante di migliorare la qualità del risultato finale del provvedimento. Molti dei cambiamenti e dei miglioramenti che sono stati introdotti vanno precisamente in questa direzione: penso ad esempio al significativo rafforzamento economico del congedo parentale, che d’ora in avanti garantirà un sostegno pari all’ottanta per cento della retribuzione per i primi tre mesi, con una soglia minima garantita fissata a millecinquecento euro mensili, prevedendo ulteriori sostegni anche per i mesi successivi. Penso anche al raddoppio del congedo di paternità da dieci a venti giorni interamente retribuiti al cento per cento dello stipendio; questa non è solo una misura di aiuto concreto per i padri, ma è prima di tutto un messaggio culturale potentissimo, perché afferma con forza che la cura quotidiana dei figli non deve essere considerata come una responsabilità esclusivamente materna, ma che la genitorialità è a tutti gli effetti una responsabilità paritaria e condivisa tra i due genitori. Considero di grande valore anche l’indennità di maternità a tutela delle donne in stato di non occupazione che si trovano nelle condizioni previste dalla legge, così come la specifica attenzione rivolta alle giovani studentesse, le quali potranno d’ora in avanti beneficiare di questa indennità anche se non sono lavoratrici; si tratta di misure che hanno tutte un comune e chiaro denominatore, ovvero evitare in ogni modo che la maternità possa tradursi in una penalizzazione di carattere economico, professionale o sociale per la donna. Accanto a questo, vi è un altro elemento di straordinaria importanza che desidero sottolineare con forza, ed è il formale riconoscimento e l’istituzionalizzazione della figura del caregiver familiare. Per troppo tempo la nostra società ha considerato come se fosse invisibile il gravoso e quotidiano lavoro di cura prestato da chi assiste, spesso in totale solitudine e tra le mura domestiche, un proprio familiare non autosufficiente, anziano, malato o affetto da gravi disabilità; eppure queste persone svolgono una funzione sociale ed economica fondamentale per l’intero nucleo familiare e per tutta la nostra comunità. Riconoscere finalmente il valore sociale ed economico di questa attività di cura, prevedere sostegni mirati, garantire il versamento della contribuzione previdenziale figurativa, offrire percorsi formativi gratuiti e introdurre misure di sollievo significa dire a queste persone in modo tangibile che lo Stato c’è, che non sono affatto lasciate sole e che quello che fanno ha un valore immenso per tutti noi. Parallelamente, io credo che sia stato molto importante voler analizzare da vicino il fenomeno demografico attraverso l’utilizzo di strumenti scientifici; l’indagine sociologica promossa dall’Ufficio Nazionale di Statistica, che ha raccolto circa duemila questionari interamente completati da parte dei cittadini, dimostra inequivocabilmente che vi è una grandissima volontà di partecipazione attiva e che i sammarinesi vogliono essere ascoltati e vogliono contribuire in prima persona su questi temi. Io sono convinto che le politiche per la famiglia debbano essere costruite insieme alle famiglie, e non soltanto per le famiglie; per questo motivo, desidero rivolgere un accorato appello alla collaborazione e al dialogo rivolto a tutte le forze di opposizione che hanno espresso forti critiche su questo provvedimento. In sede di Commissione alcune forze politiche hanno scelto la strada dell’astensione, una scelta che noi rispettiamo profondamente perché siamo in democrazia e ognuno ha il pieno diritto di esprimere le proprie posizioni politiche nel modo che ritiene più opportuno; ma oggi, con questo provvedimento così importante, abbiamo la reale opportunità di guardare finalmente oltre le singole appartenenze di partito, perché i temi della famiglia, della tutela della maternità, del sostegno alla natalità e alla genitorialità non appartengono né alla maggioranza né all’opposizione, ma sono un patrimonio comune di tutta la Repubblica di San Marino. Su questi argomenti cruciali per il nostro domani dobbiamo saper ricercare e trovare una convergenza politica e sociale decisamente più ampia; questo non significa affatto rinunciare alle proprie legittime idee politiche, ma significa riconoscere con maturità che di fronte a una sfida di questa portata storica abbiamo il dovere di mettere al primo posto l’interesse generale della nostra comunità e delle future generazioni, perché sostenere una famiglia significa prima di tutto costruire il San Marino di domani. Significa dire con forza ai nostri giovani che scegliere di avere un figlio, di costruire una famiglia e di progettare il proprio futuro nella nostra Repubblica non deve essere vissuto come una scelta penalizzante, ma come un cammino che lo Stato accompagna e sostiene concretamente in ogni momento. Per tutte queste ragioni, io annuncio con convinzione il mio pieno sostegno a questo progetto di legge, con la consapevolezza che, sebbene non abbiamo risolto di colpo il drammatico problema della denatalità, abbiamo comunque compiuto un passo in avanti concreto e significativo nella direzione giusta. Con l’auspicio che questo traguardo rappresenti solo l’inizio di una stagione di riforme e di politiche sempre più strutturali a favore della famiglia, dobbiamo trovare il coraggio di investire con forza nel suo domani; il futuro della nostra Repubblica, prima ancora che nei numeri freddi dei bilanci dello Stato o nelle tabelle delle statistiche economiche, risiede nelle persone, nelle famiglie e nei bambini che nasceranno sul nostro territorio».
