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Crans-Montana, una mail riapre il caso: il Comune sapeva del rischio incendio

Una mail riapre il fronte delle responsabilità nella strage di Crans-Montana. Il Comune sarebbe stato informato, prima dell’incendio di Capodanno al Constellation, del rischio legato alla schiuma fonoassorbente utilizzata nel locale. A segnalarne la pericolosità era stata Rose-Marie Clavien, responsabile dell’edilizia comunale tra il 2017 e il 2024, oggi indagata nell’inchiesta.

Clavien, sentita dagli inquirenti il 28 agosto, si è avvalsa della facoltà di non rispondere sul punto ed è diventata la diciassettesima persona indagata. L’inchiesta riguarda il rogo nel quale sono morte 41 persone e altre 115 sono rimaste ferite.

La consapevolezza del rischio non sarebbe stata limitata al Comune. Anche Jessica Moretti, proprietaria del Constellation, nel dicembre 2019 aveva raccomandato ai dipendenti di prestare attenzione alle fontane pirotecniche perché le scintille avrebbero potuto raggiungere la schiuma presente sul soffitto e provocare un incendio.

Durissima la reazione di Andrea Costanzo, padre di Chiara, la sedicenne morta nella strage. «Da papà di Chiara, leggere una notizia del genere mi lascia senza parole», ha dichiarato, chiedendo di capire perché, se il rischio era conosciuto, il pericolo non sia stato affrontato e scongiurato. «Chiara e le altre vittime non possono essere riportate indietro. Ma noi familiari abbiamo bisogno di sapere la verità».

Costanzo precisa di non voler sostituirsi alla magistratura, ma chiede che l’indagine ricostruisca fino in fondo «cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e perché». La nuova documentazione sposta dunque ancora una volta l’attenzione sui controlli e sulle informazioni che erano disponibili prima della tragedia.