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Attualità

Zeppa (Rete): «O l’Europa dei diritti o il ritorno al fango mediatico e all’economia del brivido»

Nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale, Matteo Zeppa (Rete) interviene sulla crescita delle destre ultranazionaliste in Europa, collegando il tema alla situazione politica ed economica sammarinese. Nel suo intervento affronta anche il sistema bancario, le linee programmatiche del Governo per il 2027 e il caso del cartello “aeroporto internazionale” all’aviosuperficie di Torraccia. Di seguito l’intervento integrale.

Matteo Zeppa (Rete): Quando le destre riemergono dalle catacombe profonde dove la storia recente le aveva giustamente confinate, non lo fanno mai recando visioni di futuro, bensì riesumando vecchi e tossici concetti fondati sulla presunta superiorità di un’etnia rispetto alle altre, camuffandoli goffamente da novità. Quando viene sdoganato il concetto di possibili funerali di Stato al genocida Ratko Mladić significa che è già tardi. Onori per chi, mi domando? Per un criminale colpevole del massacro di Srebrenica, con l’uccisione pianificata di oltre 8.000 musulmani bosniaci? Per il responsabile dell’assedio di Sarajevo, con una campagna di puro terrore che causò la morte di circa 12.000 civili, e di sistematiche pulizie etniche? Le cronache, inoltre, ci consegnano un dato che dovrebbe far tremare le vene dei polsi: la scalata elettorale e la vittoria della destra ultranazionalista in Germania. Per la prima volta dal secondo dopoguerra, una forza che affonda le proprie radici ideologiche in territori che speravamo confinati per sempre in quelle catacombe torna e stravince. Ciò pone interrogativi laceranti sulla tenuta stessa dei sistemi democratici, chiamati a fare i conti con ciò che è loro visceralmente antitetico: l’antidemocrazia. Una minaccia che prima si legittima attraverso le libere elezioni e poi imbriglia le istituzioni in una morsa autoritaria. Tutto ciò si verifica quando la politica abdica al proprio ruolo regolatore e cede alla tentazione di normalizzare l’estremismo. Ed è lucido il richiamo di Mario Monti a Cernobbio: l’Europa unita, dice, si è fondata precisamente per sconfiggere i nazionalismi. Parliamo della stessa Europa che a breve dovrebbe accoglierci quale Paese terzo insieme ad Andorra e che invece certi settori nostrani boicottano e picconano quotidianamente. Diciamoci la verità: anche all’interno di questi 61 chilometri quadrati esiste una strisciante mentalità sciovinista e nazionalista, un’ostinata e ridicola difesa di una presunta purezza che nulla ha a che fare con la nostra storia di presunta, a questo punto viene da domandarsi, terra della libertà e dell’accoglienza. Ma non siamo sotto una campana di vetro e, mentre le destre mondiali si organizzano ed escono prepotentemente dai propri nascondigli, assistiamo in parallelo a un preoccupante sdoganamento nostrano fatto di linguaggi arroganti, di metodi opachi e soprattutto di ricette economiche che sanno di vecchio, di stantio, di fallimento già vissuto. E tale deriva non ha un solo colore. Fa rabbia vedere che persino la ricorrenza solenne del 28 luglio, festa della caduta del fascismo sul Titano, sia stata tristemente degradata a una mera passerella autocelebrativa per le presunte forze di sinistra governatrici, forze che, mentre siedono sul ponte di comando nei ruoli istituzionali più elevati, continuano ipocritamente a parlare di antipolitica, puntando il dito contro la nascita dei movimenti civici nati nel 2012, usando tra l’altro lo spauracchio dell’antipolitica per coprire le proprie evidenti mancanze e nascondere l’evidenza: quella di essersi perfettamente adeguati e assimilati allo stesso identico marcio sistema di potere. Taluni invocano da questi microfoni una nuova stagione della questione morale, ma la morale in quest’Aula pare essersi ridotta a un abito d’alta moda da sfilata: lo si indossa davanti alle telecamere per raccogliere applausi, dismettendolo un secondo dopo nelle logiche spartitorie di potere. Non può esistere alcuna autorità morale quando la predica arriva da chi ha trasformato la coerenza in una misera merce di scambio politico per la propria sopravvivenza. Come è potuto accadere che l’intera Aula abbia assistito a un silenzio tombale e complice alla scalata del cosiddetto gruppo bulgaro al cuore pulsante del nostro sistema bancario? Ancora non c’è stata una risposta. Una penetrazione finanziaria spregiudicata, permessa e avallata da menti miopi, soggetti anche sammarinesi pronti a svendere la sovranità economica del Paese per interessi opachi, pur di preservare un precario equilibrio politico-economico di fazione. Questo non è lo sviluppo del futuro, questa è la liquidazione fallimentare della Repubblica. Il rischio enorme è quello di scivolare su un piano inclinato verso il ritorno immediato a quella sciagurata stagione della “San Marino da bere” degli anni Novanta e Duemila: stagione delle illusioni monetarie, delle scorciatoie normative, delle triangolazioni truffaldine, di un sistema interamente pervaso da flussi finanziari di dubbia provenienza. Una stagione che abbiamo pagato a carissimo prezzo con decenni anche di fango mediatico, di isolamento in blacklist, di sacrifici, lacrime e sangue imposti ai cittadini per riabilitare l’onore di San Marino anche agli occhi del mondo. Se volete la prova provata che la mentalità di questo Esecutivo sia identica a quella di quegli anni bui, basata sul cercare la stabilità dei conti non nell’innovazione strutturale ma nell’azzardo economico spinto, basta sfogliare le linee guida del programma economico del 2027. Nelle pieghe del documento ufficiale del Governo si legge testualmente: “Tra le linee di sviluppo per il 2027 potrà assumere particolare rilievo anche l’approfondimento di nuovi ambiti progettuali legati al settore del gioco in contesti internazionali, compresa la valutazione di iniziative riferite all’attività di giochi in acque internazionali”. Stiamo parlando di casinò galleggianti, di navi da gioco in acque internazionali, di un ritorno a quell’economia del brivido, del fumo negli occhi per nascondere l’incommensurabile vuoto pneumatico di idee di questo Esecutivo. La verità storica è che quando si scherza col fuoco delle scorciatoie normative si finisce sempre per bruciarsi. Questo testo programmatico ufficiale svela e dimostra che dietro la stantia retorica della trasparenza c’è solo una disperata fame di fare cassa a qualunque costo, persino a costo di riesumare le stagioni più buie della nostra storia. La destra che avanza in Europa cancella brutalmente i diritti. La destra che governa San Marino, tenuta per mano da chi si autodefinisce ipocritamente di sinistra, rischia di cancellare definitivamente la nostra credibilità internazionale, scaraventandoci indietro di trent’anni. Colleghi, la scelta davanti a noi è drammaticamente semplice, quasi banale nella sua evidenza: o l’Europa dei diritti, della trasparenza e dello sviluppo strutturale, o il ritorno al fango mediatico, alle liste nere e all’economia del brivido. Questo Esecutivo preferisce la via più comoda, una scelta facile che si sposa alla perfezione con le proposte demagogiche contenute nei programmi di quelle destre ultranazionaliste europee che oggi attecchiscono così tanto e così pericolosamente. Perché quelle destre, esattamente come questo Governo, non vendono visioni di futuro, vendono illusioni a buon mercato. Si nutrono del rifiuto delle regole comuni per legittimare l’anarchia finanziaria e la deregolamentazione selvaggia. C’è un legame simbiotico tra il loro nazionalismo identitario e questo declino economico: entrambi campano sulla caccia al nemico esterno per nascondere, ripeto, quel vuoto pneumatico delle proprie idee. Credo che stiamo arrivando alla resa dei conti. Cito un esempio in conclusione. Fa specie che non si abbia neanche più la contezza del ruolo che si riveste nel momento in cui, all’interno dell’aviosuperficie di Torraccia, viene esposto un cartello con scritto “aeroporto internazionale”, proprio in prossimità dell’arrivo del Santo Padre. Dopodiché non si capisce perché, chi, come e quando abbia dato le autorizzazioni, se ci sono state. Quel cartello viene poi coperto e, quando qualcuno chiede qualcosa sui social, che ormai sono diventati dei rotocalchi, il presidente dell’aviosuperficie dice che è stato Topo Gigio. Io credo che siamo arrivati veramente al minimo della considerazione del ruolo che si riveste e al fatto che qualcuno intenda parti o porzioni di territorio come di propria proprietà. Credo che questo non sia altro che lo specchio di quello che ho detto nel mio intervento. Purtroppo siamo una classe sociale, una popolazione nichilista che non va più in là del proprio naso e che guarda strenuamente alla propria sopravvivenza, senza avere un minimo di programmazione o contezza di quello che sarà lo sviluppo della nostra nazione.