“Prima le cause, poi le soluzioni”. Il Comitato Civico Torraccia interviene sull’incidente aereo avvenuto il 25 agosto all’aviosuperficie di Torraccia, dove un Tecnam P2008 con a bordo due persone è rimasto coinvolto in un incidente durante l’atterraggio. I due piloti erano rimasti fortunatamente illesi.
Il Comitato spiega di aver scelto inizialmente di non prendere posizione in attesa degli accertamenti. “Niente ipotesi, niente giudizi: prima le indagini ufficiali, poi le valutazioni”, si legge nel comunicato diffuso il 1° settembre. La nota arriva dopo alcune dichiarazioni, riportate anche dalla stampa, secondo le quali le condizioni meteorologiche del 25 agosto sarebbero state “ottimali e prive di criticità tecniche o operative” e un ampliamento della pista avrebbe potuto offrire maggiori margini di sicurezza ed evitare l’impatto.
Proprio su questi aspetti il Comitato solleva alcuni interrogativi. “Il giorno dell’incidente era in vigore in Emilia Romagna un’allerta meteorologica gialla, con previsione di forti raffiche; non sappiamo quale ruolo abbia avuto il vento, ma le prime dichiarazioni dei piloti hanno indicato proprio una possibile folata durante l’atterraggio”, riporta la nota. Il Comitato ricorda inoltre come, nelle relazioni ufficiali relative a precedenti incidenti avvenuti a Torraccia, sia stato indicato anche il vento di coda tra i fattori rilevanti.
L’attenzione viene posta anche sull’esperienza delle persone che si trovavano a bordo. “Non può essere ignorato che sul P2008 coinvolto il 25 agosto volassero un istruttore e un pilota già brevettato”, prosegue il comunicato. “Se la decisione di volare e atterrare spetta ai piloti, proprio per questo è importante capire quali condizioni siano state valutate e quali margini di sicurezza fossero ritenuti sufficienti”.
Altro punto affrontato è quello delle dimensioni della pista di Torraccia. Secondo i dati riportati dal Comitato, il Tecnam P2008 avrebbe una distanza di atterraggio di circa 382 metri in condizioni standard, a fronte dei circa 650 metri disponibili nell’aviosuperficie sammarinese. “Le condizioni reali possono naturalmente modificare questi valori, ma questo dato rende difficile sostenere che quel velivolo avesse bisogno di una pista più lunga o che più metri avrebbero necessariamente evitato l’incidente”, sostiene il Comitato.
Da qui la domanda posta nella nota: “Se 650 metri non bastano, quanti ne servono per poter definire una pista ‘sicura’? 700? 900? Un chilometro? La sicurezza non può essere una questione di metri”.
Secondo il Comitato, infatti, l’eventuale ampliamento e asfaltatura della pista dovrebbe essere valutato anche alla luce delle possibili conseguenze sull’attività dell’aviosuperficie. “Una pista più lunga e asfaltata non significa soltanto maggiore spazio per gli aeromobili che già utilizzano Torraccia. Potrebbe significare più traffico e l’accesso a una gamma più ampia di velivoli, compresi aeromobili più grandi e pesanti”, si legge ancora nel comunicato. Una prospettiva che, secondo i cittadini, comporterebbe un diverso profilo di rischio anche per le aree circostanti.
Il Comitato richiama quindi i diversi incidenti avvenuti a Torraccia negli ultimi vent’anni, quattro dei quali indicati come ufficialmente accertati, sottolineando come in alcuni casi il vento sia comparso tra gli elementi rilevanti. Per questo viene chiesta una valutazione complessiva della sicurezza dell’aviosuperficie prima di procedere con eventuali interventi infrastrutturali.
“Procedure, formazione, manutenzione, gestione delle emergenze, criteri operativi e compatibilità degli aeromobili con l’aviosuperficie: sono questi i temi che noi cittadini chiediamo di affrontare da anni”, conclude il Comitato Civico Torraccia. “Prima le cause, poi le soluzioni. Perché la sicurezza non si misura con il metro, ma con la capacità di prevenire gli incidenti”.
