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Attualità

«Nel piccolo è custodito l’umano che ci salverà da ogni deriva disumana»

Un forte richiamo alla dignità della vita, alla pace, alla libertà e al valore delle piccole comunità. È quello rivolto a Papa Leone XIV dal vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi, nel saluto pronunciato nella Basilica del Santo.

«Beatissimo Padre, con immensa gioia e filiale affetto la Chiesa di San Marino-Montefeltro La accoglie in questa Basilica, custodia delle reliquie di San Marino, fondatore della Repubblica e, con San Leone, patrono della nostra Diocesi. La Sua presenza è un dono di grazia che ci rincuora e ci conferma nella fede, benedicendo una terra singolare che abbraccia, in un’unica Chiesa locale, due Stati sovrani, due Repubbliche — San Marino e l’Italia — nel seno delle aree interne della Penisola italica.

È una condizione che viviamo come vocazione profetica alla fraternità, alla pace e alla coesistenza solidale tra realtà diverse. Qui, dove la bellezza dei borghi e dei territori sposa la gratuità delle relazioni, impariamo ogni giorno il valore della prossimità e della collaborazione per il bene comune.

Di fronte allo spopolamento, la riduzione dei servizi nell’area interna dell’Italia e alle complesse sfide su come la Chiesa debba prendere forma oggi, il nostro impegno quotidiano è mantenere vivo il senso di comunità di un popolo radunato dalla fede.

Custodiamo così quel valore di «magnifica umanità» che si nutre di solidarietà, vicinanza e appartenenza, tratti distintivi e preziosi dei nostri piccoli centri, che non vogliamo assolutamente abbandonare, ma abitare con sguardo di speranza, recuperando e proponendo il senso cristiano dell’accoglienza, della prossimità, della cura reciproca.

La nostra storia affonda le sue radici nel principio della libertà che per noi non è mai mero arbitrio, ma trova compimento nella fede e nel senso di comunità: la libertà è il dono che ci definisce come uomini e donne responsabili davanti a Dio e alla storia fuggendo, così come Ella ci ha trasmesso nella Sua Enciclica Magnifica Humanitas, ogni logica funzionalista che riduce l’uomo a prestazione, custodendo la dignità inviolabile di ogni vita dal concepimento al suo compimento naturale.

In un dialogo franco e rispettoso con tutte le istituzioni, offriamo la nostra collaborazione come voce profetica del Vangelo per sostenere la famiglia, per promuovere un’educazione integrale delle giovani generazioni e servire il bene comune, rifiutando la logica dello scarto, la piaga dell’aborto e la dilagante pratica della maternità surrogata, riaffermando che la dignità della persona, la libertà di coscienza e la tutela dei più deboli sono i veri cardini della convivenza civile.

Dinanzi al rapido cambiamento del paradigma culturale, che matura sempre di più una visione tecnicista e funzionalista, non possiamo tacere di fronte ai reati universali contro la vita e la dignità di ogni essere umano.

Per questo motivo, ribadiamo e facciamo nostro, tutti insieme, il Suo costante e ardente appello alla pace, perché cessino tutte le guerre.

Mi permetta, ancora, Santo Padre, che io mi faccia anche interprete dell’affetto vivissimo e dei saluti dei nostri giovani, che a centinaia La attendono con trepidazione fuori dalla Basilica per abbracciarla e ascoltare la Sua parola.

In questo nostro tempo segnato da “relazioni rarefatte e ridotte alle immagini”, i nostri giovani desiderano ardentemente riscoprire e recuperare il senso profondo del Mistero dell’Incarnazione.

Non vogliono essere spettatori passivi, ma una presenza cristiana viva e protagonista, capace di rinnovare l’attuale senso di sfiducia e di indifferenza causati da una cultura sempre più individualista e relativista, per rimettere al centro la ricerca sincera della gioia e della vita, il senso autentico di comunità e il rispetto inalienabile della dignità della persona umana.

Insieme a loro, riscopriamo l’eredità dei nostri Santi Fondatori, Marino e Leone: la storica Libertas come dono di sé e costruzione di una vera «casa della pace».

Grazie, Santo Padre, per essere venuto ad abbracciare la nostra piccola e straordinaria comunità diocesana, una realtà discreta, ma vibrante di fede ed essenzialità.

Nel piccolo risiede ed è custodito l’umano che ci salverà da ogni deriva disumana.

Le chiediamo di confermarci nella fede e di benedire i nostri passi, affinché questa terra continui a essere grembo di discepoli e dimora di speranza».