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Attualità

Video su TikTok con le immagini di Riccione, il Comune porta il caso in tribunale e chiede un milione di euro di risarcimento

Un milione di euro. È questa la cifra che il Comune di Riccione intende chiedere come risarcimento per il danno d’immagine provocato dal video pubblicato su TikTok dal profilo “Legaofficial” e diventato nel giro di pochi giorni un caso politico nazionale.

Dalle polemiche, dunque, si passa alle carte bollate. L’amministrazione comunale ha formalizzato il mandato all’Avvocatura per procedere contro gli autori del filmato, valutando una denuncia per diffamazione aggravata a mezzo social e un’azione civile per ottenere il risarcimento dei danni che il contenuto avrebbe provocato all’immagine della città e al brand turistico di Riccione.

Sul tavolo c’è una richiesta pesante: un milione di euro. E il Comune ha già deciso cosa fare dell’eventuale somma riconosciuta dal tribunale: sarà destinata interamente al fondo comunale per sostenere il pagamento degli affitti delle famiglie in difficoltà economica.

Al centro della bufera c’è il video comparso il 6 agosto su TikTok e diventato rapidamente virale, arrivando a superare le 500mila visualizzazioni. Nel filmato venivano mostrate immagini girate a Ceuta, ma presentate come se rappresentassero una spiaggia di Riccione in un ipotetico futuro.

Ad accompagnarle la scritta: “Pov. È il 2030, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno”. Il contenuto era stato pubblicato da un account verificato, seguito da oltre 200mila persone e con una grafica riconducibile a quella della Lega.

Per l’amministrazione riccionese il punto è proprio questo: il nome della città sarebbe stato utilizzato per veicolare un messaggio discriminatorio, con conseguenze che andrebbero ben oltre lo scontro politico. Secondo il Comune, a essere danneggiata sarebbe stata l’immagine stessa di Riccione, località che costruisce una parte fondamentale della propria economia sull’accoglienza e sul turismo.

La prima a intervenire era stata la sindaca Daniela Angelini, chiedendo la rimozione immediata del filmato e sollecitando Matteo Salvini a prendere le distanze e a presentare le proprie scuse alla città nel caso in cui il profilo fosse effettivamente riconducibile al partito.

La polemica aveva poi raggiunto Roma. Il deputato del Partito democratico Andrea Gnassi aveva annunciato un’interrogazione parlamentare, definendo il contenuto una forma di propaganda razzista capace di danneggiare l’immagine di Riccione.

Di tutt’altro avviso il deputato della Lega Jacopo Morrone, che aveva parlato di una “semplice provocazione”, di un “meme” e di un’“allegoria” legata al tema dell’immigrazione.

Una spiegazione che non ha convinto Palazzo Mancini. Anzi, il Comune ha deciso di alzare ulteriormente il livello dello scontro e portare la questione davanti ai giudici.

«Riccione non è la scenografia di una propaganda d’odio né il teatro per le provocazioni di alcuno – attacca Angelini –. Definire “un’allegoria” o una “semplice provocazione” un contenuto discriminatorio che ha fatto il giro d’Italia infangando il nome della nostra comunità è un atto di irresponsabilità politica e istituzionale che non siamo disposti a lasciar passare».

Per la sindaca la questione tocca direttamente anche l’economia della città. «L’accoglienza, il rispetto e l’inclusione fanno parte dell’identità di Riccione e rappresentano anche un valore fondamentale della sua attrattività turistica. Chi danneggia questa immagine dovrà risponderne anche sul piano legale».

Da qui la scelta di quantificare in un milione di euro il risarcimento richiesto. Sarà naturalmente il percorso giudiziario a stabilire se esistano i presupposti per riconoscere il danno e, eventualmente, in quale misura.

L’amministrazione ha però già indicato la destinazione dei soldi nel caso in cui la battaglia giudiziaria dovesse concludersi a suo favore.

«Se il Tribunale riconoscerà le nostre ragioni – conclude Angelini – l’intera somma sarà destinata al fondo comunale per il sostegno al pagamento degli affitti delle famiglie in difficoltà economica. Un modo concreto per trasformare un episodio che ha cercato di dividere in un aiuto rivolto alla comunità».

Una vicenda nata da pochi secondi di video sui social e diventata prima un caso politico nazionale e ora anche una possibile battaglia giudiziaria da un milione di euro.