Il futuro economico di San Marino dopo l’Accordo di Associazione con l’Unione europea torna al centro del dibattito politico durante la seduta odierna del Consiglio Grande e Generale, dove l’ordine del giorno presentato da Domani-Motus Liberi apre un duro confronto tra opposizione e maggioranza. Il documento propone l’elaborazione di un Piano strategico di sviluppo economico e di uno studio organico sull’impatto dell’Accordo di Associazione, ma la maggioranza respinge l’iniziativa sostenendo che quel lavoro sia già stato svolto negli anni del negoziato con Bruxelles.
A presentare l’ordine del giorno è Fabio Righi (Domani-Motus Liberi), che invita il Consiglio ad avviare una pianificazione condivisa capace di accompagnare la fase successiva alla firma dell’Accordo. Secondo Righi, “questo lavoro rimane comunque necessario”, perché il Paese deve definire una strategia di sviluppo di lungo periodo, individuando i settori sui quali investire e costruendo un percorso comune, libero da contrapposizioni politiche.
La replica del Governo arriva dal Segretario di Stato agli Affari Esteri Luca Beccari, che respinge con decisione l’impostazione del documento. Beccari sottolinea come il negoziato con l’Unione europea sia stato preceduto da anni di studi, analisi e approfondimenti e afferma che il Governo non può accettare “la narrazione secondo la quale tutte le persone che hanno lavorato a questo dossier… avrebbero operato in maniera cieca”. Pur confermando la disponibilità al confronto, il Segretario ribadisce che ogni ragionamento deve partire dal patrimonio di lavoro già costruito durante il percorso negoziale.
Sulla stessa linea interviene Gerardo Giovagnoli (PSD), che giudica la proposta ormai fuori tempo. Secondo l’esponente della maggioranza, il cammino verso l’Accordo è il risultato di anni di cambiamenti e oggi la priorità non è tornare a discutere gli studi preparatori, ma “applicare l’Accordo il prima possibile per garantire il maggiore sviluppo possibile al Paese”.
Nella replica finale, Fabio Righi insiste sul fatto che la questione non riguarda più la scelta tra Accordo di Associazione e adesione all’Unione europea, bensì la capacità della politica di progettare il futuro economico del Paese. “Il compito della politica è costruire il futuro, non limitarsi a garantire una normalizzazione”, afferma, chiedendo di chiarire quali saranno i settori strategici su cui investire, quali risorse saranno necessarie e quale sarà il costo dell’adeguamento della pubblica amministrazione al nuovo quadro europeo.
Duro anche l’intervento di Michela Pelliccioni (indipendente), che accusa Domani-Motus Liberi di portare avanti “un’azione scomposta”. Secondo Pelliccioni, continuare a insistere su referendum e contestazioni all’Accordo significa assumere una posizione sempre più isolata rispetto a un percorso ormai condiviso dalla gran parte delle forze politiche e del sistema economico sammarinese.
Il confronto mette così in evidenza due visioni contrapposte: da una parte Domani-Motus Liberi, che chiede una nuova pianificazione politica ed economica per accompagnare l’attuazione dell’Accordo di Associazione; dall’altra Governo e maggioranza, convinti che quella fase sia già stata affrontata durante il lungo negoziato con Bruxelles e che oggi sia il momento di concentrarsi sull’attuazione concreta dell’intesa.





