Cuba divide l’Aula: San Marino condanna l’embargo, ma sul regime esplode lo scontro

da | 21 Lug 2026

Il dibattito sulla situazione umanitaria di Cuba e sull’embargo imposto dagli Stati Uniti è approdato oggi nell’Aula del Consiglio Grande e Generale, dove il secondo ordine del giorno ha acceso un confronto politico dai toni netti. Al centro della discussione, la richiesta di rafforzare l’azione diplomatica sammarinese nelle sedi internazionali per favorire la cessazione delle restrizioni e garantire alla popolazione cubana l’accesso a medicinali, beni essenziali e servizi fondamentali.

A presentare il testo è stato Giuseppe Maria Morganti di Libera, spiegando che l’ordine del giorno è stato elaborato anche con il contributo della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri. L’obiettivo, ha sottolineato, è mantenere alta l’attenzione sulla crisi che attraversa l’isola e sostenere iniziative diplomatiche capaci di alleggerire le conseguenze dell’embargo sulla popolazione civile.

Pieno sostegno è arrivato dal Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari, che ha ricordato come San Marino sia sempre stato “assolutamente al fianco del popolo cubano”. Beccari ha definito l’embargo “una pratica che disconosciamo a livello internazionale”, ribadendo la necessità di ricostruire un dialogo con un Paese ormai ridotto allo stremo e alle prese con una situazione economica e sociale sempre più grave.

Favorevole anche Matteo Zeppa di Rete, secondo cui San Marino deve continuare a far sentire la propria voce all’interno degli organismi internazionali. Nel suo intervento ha definito l’embargo “una pratica internazionale dissennata”, sostenendo la necessità di mantenere una posizione chiara e coerente a tutela della popolazione cubana.

Più critica la posizione di Sara Conti di Repubblica Futura, che ha espresso solidarietà al popolo cubano e condannato le conseguenze dell’embargo, contestando però un’impostazione ritenuta parziale. Secondo Conti, il testo non attribuisce sufficiente peso alle responsabilità politiche del governo dell’Avana. “Sarebbe intellettualmente disonesto ignorare che Cuba vive da oltre sessant’anni sotto un regime autoritario”, ha affermato, sottolineando la necessità di distinguere “fra il popolo e il regime che lo governa”. Da qui la scelta di Repubblica Futura di astenersi.

A sostenere l’ordine del giorno è stato invece Gian Nicola Berti di Alleanza Riformista, che ne ha evidenziato soprattutto la finalità umanitaria. Pur definendo Cuba “un’isola finita nelle mani di una dittatura”, Berti ha osservato che le restrizioni internazionali finiscono per colpire principalmente i cittadini e non chi detiene il potere. Per questo ha auspicato che la diplomazia sammarinese continui a muoversi per ridurre le sofferenze della popolazione.

Il confronto ha dunque messo in evidenza una condanna largamente condivisa dell’embargo, ma anche profonde differenze nella valutazione delle responsabilità del regime cubano. Al termine del dibattito, l’ordine del giorno è stato approvato a maggioranza dal Consiglio Grande e Generale.

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