Muratori (Libera): “Le regole si costruiscono insieme, il Consiglio non può diventare solo il luogo della votazione finale”

da | 24 Giu 2026

Nel corso della seduta odierna del Consiglio Grande e Generale, durante il dibattito sul progetto di legge che modifica il Regolamento consiliare, è intervenuta la consigliera Giulia Muratori (Libera). Di seguito l’intervento integrale, riproposto senza variazioni né modifiche.

Giulia Muratori (Libera): Oggi affrontiamo il primo dibattito su questa nuova legge che riguarda il regolamento consiliare. Quando parliamo del regolamento, parliamo essenzialmente delle regole che devono disciplinare il confronto democratico all’interno di un’aula parlamentare che, non dimentichiamolo mai, rappresenta la massima istituzione rappresentativa del nostro Paese. Io vorrei iniziare rispondendo ad alcune critiche piuttosto dure che sono arrivate dai banchi dell’opposizione. In particolare, è stato detto che nella scorsa legislatura il confronto sarebbe stato differente; io personalmente non ero presente essendo questa la mia prima legislatura, ma parlando con i colleghi e approfondendo i fatti, devo dire al collega Gaetano Troina che questo grande confronto che lui sottolinea a me non risulta affatto esserci stato in quei termini. Un’altra considerazione che mi sento di fare riguarda un’accusa rivolta spesso alla maggioranza in questi giorni: ci viene rinfacciato che non tutti i consiglieri di maggioranza interveniamo e che non tutti prendiamo la parola durante il dibattito. Io penso che questo accada semplicemente perché, con le regole attuali, siamo spesso costretti a organizzarci all’interno dei gruppi consiliari per gestire al meglio i tempi e gli interventi. D’altronde questo è proprio il lavoro che deve svolgere un gruppo organizzato e non può certo diventare un argomento per tentare di delegittimare il contributo di chi sceglie di non intervenire o di chi, per ovvie esigenze organizzative, non sempre riesce a trovare lo spazio per farlo. Credo però che sia necessaria una riflessione molto più ampia: io lo dico senza esitazioni, le istituzioni hanno il dovere di sapersi aggiornare per essere in grado di rispondere alle sfide e alle esigenze del proprio tempo. Secondo me è giusto interrogarsi su come rendere più efficiente il lavoro del Consiglio, chiedendosi se certi procedimenti possano essere semplificati, se le tempistiche possano essere razionalizzate e se sia possibile migliorare complessivamente l’organizzazione dei nostri lavori. C’è una cosa importante che dobbiamo sempre ricordare: noi siamo qui esclusivamente per svolgere un servizio verso il nostro Paese. Nessuno di noi è stato costretto a fare politica; abbiamo scelto in totale libertà di assumere questa grande responsabilità e quindi abbiamo il dovere morale di utilizzare nel miglior modo possibile il tempo delle istituzioni. Proprio perché stiamo discutendo delle regole del gioco, io credo che esista un principio che non possiamo assolutamente ignorare: le regole si definiscono insieme. Esse non possono essere percepite come il patrimonio di una sola parte politica e non devono mai diventare un motivo di divisione tra maggioranza e opposizione. Un regolamento consiliare funziona davvero soltanto quando viene riconosciuto come legittimo da tutti coloro che sono chiamati ad applicarlo quotidianamente. Per questo motivo io ritengo che il percorso debba essere il più possibile condiviso; come maggioranza abbiamo cercato il confronto e abbiamo chiesto condivisione, ma purtroppo l’atteggiamento dall’altra parte non è stato collaborativo. Il mio vuole essere quindi un invito esplicito a ritrovare il dialogo e la condivisione su questo tema così delicato. Certamente ci sono aspetti della proposta che meritano un ulteriore approfondimento; già durante questo dibattito in aula stanno emergendo dubbi e criticità e io penso che insieme potremo trovare delle soluzioni che vadano bene per tutti. Penso ad esempio al ruolo fondamentale delle commissioni consiliari, che sono il luogo naturale dell’approfondimento tecnico, dell’analisi minuziosa dei testi e del confronto dettagliato sulle norme. È giustissimo valorizzare il loro lavoro e rafforzarne l’efficacia, ma allo stesso tempo credo che la sintesi politica debba continuare a trovarsi qui, in quest’aula. Il Consiglio Grande e Generale non deve essere ridotto al luogo della votazione finale; esso è il cuore della rappresentanza democratica e il luogo dove le diverse sensibilità politiche si confrontano pubblicamente davanti ai cittadini. Se spostassimo eccessivamente il confronto fuori dall’aula, rischieremmo di impoverire proprio quella dimensione politica che costituisce l’essenza stessa della nostra funzione. Dobbiamo ridare dignità al ruolo del consigliere: essere un consigliere non significa limitarsi a premere un pulsante al momento del voto, ma significa approfondire i temi, confrontarsi seriamente, rappresentare idee e sensibilità differenti per contribuire alla costruzione delle decisioni pubbliche. Secondo me la politica perde valore quando diventa mera contrapposizione, ma lo perde anche quando si rinuncia al confronto costruttivo. Per questo io non condivido né la posizione di chi sostiene che non si debba cambiare nulla, né l’idea di chi pensa che l’efficienza debba diventare l’unico parametro di valutazione. L’efficienza e la capacità di decidere evitando inutili lungaggini sono sicuramente importanti, ma è altrettanto fondamentale garantire spazi adeguati al confronto democratico. Una democrazia non si misura soltanto dalla velocità con cui assume le decisioni, ma si misura soprattutto dalla qualità del dibattito che precede quelle stesse decisioni. Il nostro compito deve essere quello di trovare un punto di equilibrio tra l’efficacia dell’azione e la rappresentanza, tra la certezza dei tempi e il sacrosanto diritto al confronto. Le regole del Consiglio non appartengono alla maggioranza di oggi né all’opposizione di oggi, ma sono un patrimonio della nostra democrazia.

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