Zeppa (Rete): “Questo regolamento serve a zittire le voci critiche, il retropensiero è identico a quello del 2018”

da | 24 Giu 2026

Nel corso della seduta odierna del Consiglio Grande e Generale, durante il dibattito sul progetto di legge che modifica il Regolamento consiliare, è intervenuto il consigliere Gian Matteo Zeppa (Rete). Di seguito l’intervento integrale, riproposto senza variazioni né modifiche.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Io sono ormai troppo anziano dal punto di vista politico per non notare che molti degli interventi svolti oggi, qui a microfono aperto, provengono da consiglieri che hanno una moralità e un’etica profondamente compromesse. Se qualcuno si sentirà offeso dalle mie parole me ne assumerò la responsabilità, come faccio sempre, non è affatto un problema. Il punto è che tutti quanti sembriamo dimenticare la parte più importante della nostra funzione: noi siamo i rappresentanti democratici pro tempore della volontà della cittadinanza. Venire qui a cercare di abbellire qualcosa che è assolutamente indegno, senza avere nemmeno la sensibilità di ricordare che, oltre a essere consiglieri, siamo anche cittadini e siamo lavoratori, mi sembra inaccettabile. Secondo me abbiamo un doppio dovere nei confronti dei cittadini, e venire qui a recitare la parte della vittima, a fare i Calimero, quando si sa benissimo che certi ruoli politici vengono esercitati anche all’esterno per ottenere ritorni elettorali, è una cosa che non posso accettare. Sono ormai troppo anziano e troppo stanco per continuare a sentire certe panzane dentro quest’aula. Caro Luca Boschi, lei ha citato il 2018, ma io penso che ogni regolamento nasconda sempre un retropensiero. Le modifiche del 2018 nascevano da un contesto storico ben preciso, ve lo ricordate bene? La maggioranza di allora voleva cambiare il regolamento consiliare soprattutto per togliere l’articolo riguardante l’immunità parlamentare. Lo scopo reale era colpire Elena Tonnini, che aveva ricevuto delle denunce proprio per le sue dichiarazioni in Consiglio Grande e Generale da parte di Conforti. Quella sera io mi arrabbiai moltissimo perché divenne evidente quale fosse il vero obiettivo, esattamente come si vede bene oggi. Lo scopo attuale è zittire le voci critiche. Non avete toccato l’immunità, non avete toccato le retribuzioni, non avete parificato il settore pubblico e quello privato; no, vi siete concentrati solo sulla riduzione dei tempi perché il dibattito vi dà fastidio. Ma signori, siamo in un Parlamento e, come dice l’etimologia stessa della parola, in Parlamento si parla. Il retropensiero che vedo oggi è identico a quello del 2018 e io non dimentico lo schifo di chi cercò di avallare la pretesa di togliere l’immunità a un consigliere della Repubblica. La politica non è fatta di tattiche continue; la politica è fatta di regole e le regole devono essere rispettate, non si possono cambiare continuamente in corso d’opera. La questione è molto semplice. Poi certo, esiste la tattica politica, come quella che vedremo più tardi visto che non avete i numeri per garantire il numero legale, e di questo vi assumerete la responsabilità di fronte al Paese. Ma non venitemi a dire che non c’è differenza tra tattica di maggioranza o di opposizione. Che cavolo dite? E tu, Gian Carlo, tu quelle situazioni le hai vissute direttamente, c’eri nel 2018 e oggi te ne freghi altamente parlando solo di tempistiche. Io mi assumo la responsabilità di dire che siamo in presenza di persone che considero impresentabili dal punto di vista morale ed etico, perciò io non mi siederò a nessun tavolo, perché i percorsi da fare sono ben altri. C’è poi la questione della nomina di Gian Carlo Venturini a futuro Segretario di Stato: siete stati proprio voi del Pdcs a fare un comunicato stampa ufficiale. Ma dove sono i requisiti? Le norme vengono interpretate a piacimento. Gian Carlo Venturini non ha i requisiti, altrimenti questo sarebbe stato il primo comma da affrontare in questa commissione o in questo Consiglio. Invece siete usciti con un mandato che vi siete fatti da soli; auguri, non so quando prenderà effettivamente posto in quella Segreteria, ma questa è tutta un’interpretazione normativa caduca che applicate su tutto. Vi focalizzate solo sulle tempistiche, ma per me non è un problema. Se serve farò come quel vecchio consigliere del PC che saltò sugli scranni imitando una scimmia; se arriviamo a quel punto sono pronto a farlo, non ho problemi. Io ho una mia etica, sia qui dentro che fuori, e non voglio che qualcuno usi il microfono per fare la vittima. Sulla questione dell’IGR ci sono stati due pareri generali e Bordelli lo ha scritto chiaramente. Questa è la politica, non scherziamo. Siccome vedo che qualcuno in maggioranza ha ancora dei dubbi morali, faccio una proposta come quella di ieri: noi in opposizione siamo 16, ma per il ricorso al Collegio Garante della Costituzionalità delle norme servono 20 firme. Ci sono stati dei consiglieri di maggioranza che hanno mosso critiche feroci a questo provvedimento. Aspettiamo allora le firme di quei colleghi di maggioranza che vogliono sottoporre questa normativa turpe al Collegio Garante e vedremo cosa succederà. Questo non è fare politica, è altro.

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