Taxi e NCC di confine, l’inchiesta scoperchia il vaso: «Ma anche i taxi di Rimini salgono a San Marino. E il tassametro?»

da | 24 Giu 2026

Da quando insider ha acceso i riflettori sul nodo dei taxi e NCC sammarinesi che operano in Riviera, la casella della redazione non ha più smesso di riempirsi. Da una parte importanti operatori italiani del trasporto, che ci hanno contattato per confermare — dati alla mano — la dimensione del problema. Dall’altra, ora, la voce dell’altra sponda: un operatore sammarinese ci scrive e ribalta il tavolo. La pubblichiamo integralmente.

L’inchiesta sui vettori “di confine” ha toccato un nervo scoperto. E ha fatto quello che le inchieste serie dovrebbero fare: muovere le acque.

Nei giorni successivi alla pubblicazione siamo stati contattati da diversi operatori del trasporto pubblico non di linea, anche di primo piano sul versante italiano, che ci hanno confermato la fotografia: il fenomeno dei mezzi sammarinesi che lavorano stabilmente sul suolo italiano come fossero taxi locali esiste, è quotidiano, ed è percepito come una distorsione pesante da chi paga licenza, tassametro e controlli in Italia.

Ma a insider interessa l’inchiesta, non il processo a una categoria. E quando dall’altra parte del confine arriva una voce che chiede spazio, quella voce gliela diamo. Perché il quadro, raccontato per intero, è più scomodo — e più interessante — di come lo dipingono entrambi i fronti.

Alla nostra redazione è arrivata la lettera di un operatore sammarinese del settore. Riconosce, onestamente, che le “mele marce” esistono anche a San Marino. Ma rilancia: attenzione a generalizzare, e soprattutto, sostiene, lo stesso regolamento che inchioda i sammarinesi inchioderebbe anche certi taxi italiani che salgono a San Marino a caricare clienti — tassametro permettendo.

La riportiamo fedelmente, senza tagli, così come ci è stata inviata.


Illustre Direttore di insider.sm

L’articoli inerente i Taxi e Ncc di San Marino in parte è veritiero, ci sono sempre le mele marce in ogni albero, però mi permetta esprimere un pensiero anche da questa parte, e non si può generalizzare, come fanno i taxisti in articolo.

A San Marino esistono oltre 10 imprese che eseguono servizi, di taxi e/o ncc.

C’è chi lavora regolare come da normativa, c’è chi fa il furbo con autovettura taxi c’è chi toglie la tabella c’è chi usa autovetture private per prelevare in stazione.

Ma il rovescio della medaglia: l’articolo che ” i sammarinesi” devono rispettare è il medesimo che indica che ” il servizio taxi deve prelevare all’interno del proprio comune PREVIO accordo tra due comuni”, non risulta che le autovetture Taxi “italiane” (specificatamente di Rimini) possano prelevare a San Marino, altrimenti i sammarinesi potrebbero in Italia.

Altro punto la normativa Taxi italiana indica che non è prevista la prenotazione (questo è per gli Ncc) se non con breve preavviso, ma intese sempre e solo sul suolo comunale nemmeno provinciale o Regionale.

Tanti Taxi “italiani” salgono dopo ore a prelevare a San Marino, chissà perchè “alcuni” dimenticano questi piccoli articoli del regolamento del comune stesso mannaggia la memoria!!!

Diverso è se il servizio taxi, specificatamente in questo argomento, “italiano” rimane in attesa a San Marino per riportare i clienti, è fattibile, vero ma questo deve essere confermato dal tassametro acceso…! secondo lei accade???

Saluti cordiali sperando in una pubblicazione. grazie


Perché questa lettera conta

Al netto del tono, il punto sollevato non è banale — ed è esattamente il genere di dettaglio che un’inchiesta deve avere il coraggio di mettere sul piatto.

Il principio è speculare. Se al taxi sammarinese è vietato caricare clienti in Italia, lo stesso impianto di regole dice che il taxi italiano lavora, di norma, entro il proprio Comune e non può prelevare liberamente fuori — figurarsi in un altro Stato — senza le condizioni previste. La domanda dell’operatore è secca: quante delle corse “italiane” che partono da San Marino avvengono con il tassametro acceso e nel pieno rispetto del regolamento comunale? E se la regola vale di là dal confine, perché non dovrebbe valere di qua?

Tradotto: il problema non è “i sammarinesi” contro “gli italiani”. Il problema è che lungo questa frontiera, dove ogni giorno si muovono migliaia di turisti tra aeroporti, stazioni e Riviera, le regole vengono aggirate in entrambe le direzioni — e a rimetterci, alla fine, è il passeggero che non ha modo di sapere se sta salendo su un mezzo in regola o no.

È precisamente per questo che la richiesta di controlli avanzata agli uffici competenti, italiani e sammarinesi, non dovrebbe guardare in faccia la targa. Dovrebbe guardare le carte: licenza, autorizzazione, foglio di viaggio, tassametro. Da una parte e dall’altra.

insider continuerà a seguire la vicenda. E la porta della redazione resta aperta: chi opera nel settore — sammarinese o italiano — e vuole raccontare come funziona davvero questo mercato di confine, sa dove scriverci.

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