Nuovo intervento nel dibattito sullo screening mammografico a San Marino. A prendere posizione è l’ASDOS – Associazione Sammarinese Donne Operate al Seno Sant’Agata, che risponde al recente comunicato diffuso dalla Segreteria di Stato per la Sanità e dall’Istituto per la Sicurezza Sociale sul tema dell’eventuale modifica degli intervalli tra le mammografie di prevenzione.
L’associazione afferma di aver accolto “con stupore” le dichiarazioni secondo cui non sarebbe mai stata assunta alcuna decisione e non sarebbe esistito alcun obiettivo di budget relativo alla revisione dello screening mammografico.
Secondo ASDOS, “i fatti raccontano una realtà diversa”. Nel comunicato si sostiene infatti che “l’ipotesi di allungare gli intervalli dello screening mammografico non è nata da una discussione accademica o da un semplice approfondimento scientifico. È stata formalmente inserita dalla Dirigenza sanitaria all’interno degli obiettivi di budget sottoposti alle strutture competenti”.
L’associazione ribadisce che “questo è un fatto” e aggiunge che “se un obiettivo viene assegnato, significa che qualcuno ha assunto una decisione organizzativa e gestionale, non è quindi che si stia ragionando in via teorica”. Per ASDOS, infatti, “gli obiettivi di budget non vengono predisposti per esercizio intellettuale, ma rappresentano indirizzi concreti che l’unità operativa complessa è chiamata a perseguire”.
Il ruolo della Radiologia nel dibattito
Nel documento viene richiamata anche la posizione assunta dai professionisti della Radiologia. Secondo l’associazione, proprio a seguito dell’inserimento dell’obiettivo di budget, i medici avrebbero ritenuto necessario predisporre una relazione tecnico-scientifica a sostegno del mantenimento dello screening annuale.
“A conseguenza di questa presa di posizione del Direttore Sanitario, i Professionisti della Radiologia, hanno infatti ritenuto necessario predisporre una relazione tecnica clinico-scientifica con i dati della UOS di Diagnostica Senologica a supporto del mantenimento dello screening mammografico annuale per dimostrarne i benefici in contrapposizione alle criticità derivanti da un eventuale allungamento degli intervalli”, si legge nel comunicato.
ASDOS critica inoltre il metodo seguito nella vicenda. “Quello che come Associazione rileviamo e biasimiamo è il fatto che non si è partiti da una valutazione clinica e scientifica per poi definire eventuali obiettivi organizzativi, ma al contrario: prima si è individuato l’obiettivo di risparmio e successivamente la necessità di dimostrarne l’inopportunità sotto il profilo sanitario”.
Secondo l’associazione, senza l’intervento degli specialisti della Radiologia, la proposta avrebbe potuto proseguire il proprio iter. “Se i professionisti della UOC Radiologia non avessero espresso la loro preoccupazione, oggi probabilmente non staremmo discutendo di una semplice ipotesi, ma di una misura già in fase di applicazione”.
“Prendiamo atto delle rassicurazioni”
Pur contestando la ricostruzione fornita dalle istituzioni sanitarie, ASDOS accoglie positivamente le rassicurazioni arrivate nelle ultime ore.
“Se oggi la Segreteria di Stato e l’ISS dichiarano pubblicamente che non intendono ridurre la prevenzione e che le mammografie annuali non saranno toccate, ne prendiamo atto con favore, è esattamente il risultato che auspicavamo”.
L’associazione ritiene però che sarebbe stato opportuno riconoscere apertamente il percorso che ha portato a questo risultato. “Significa che l’intervento dei professionisti e il dibattito pubblico sono stati utili e sarebbe stato più corretto riconoscere quanto accaduto, anziché sostenere che il problema non è mai esistito”.
Il confronto con l’Italia e il tema dell’equità
ASDOS affronta poi il tema del confronto con i modelli adottati in altri Paesi, in particolare in Italia, dove in molte realtà gli intervalli tra gli screening risultano più lunghi.
“Molte donne italiane, infatti non sentendosi sufficientemente tutelate dall’intervallo previsto dal servizio pubblico, scelgono di effettuare i controlli aggiuntivi a proprie spese rivolgendosi al settore privato”, osserva l’associazione.
Da qui una serie di interrogativi rivolti al sistema sanitario sammarinese: “È questo il modello che vogliamo a San Marino? Vogliamo una sanità in cui chi ha disponibilità economiche può permettersi controlli più frequenti e chi non le ha deve semplicemente attendere? Oppure vogliamo continuare a garantire a tutte le donne, indipendentemente dal reddito, gli stessi elevati livelli di prevenzione che hanno caratterizzato la sanità sammarinese negli ultimi anni?”.
La posizione dell’associazione è netta. “Per noi la risposta è chiara: la prevenzione deve restare un diritto garantito a tutte, non un servizio che alcune possono integrare pagando di tasca proprio”. E ancora: “Non vorremmo che, anche a San Marino si affermasse il principio per cui chi può pagare si controlla ogni anno e chi non può pagare aspetta due anni”.
“La prevenzione non è un costo ma un investimento”
Nella parte finale del comunicato ASDOS respinge le accuse di allarmismo rivolte a chi ha sollevato la questione.
“Alle donne che hanno affrontato una diagnosi, un intervento chirurgico, le terapie e la paura di una malattia che cambia la vita non si può chiedere di restare indifferenti quando viene messo in discussione uno strumento di prevenzione che negli anni ha contribuito a salvare vite umane”.
“Siamo preoccupate, certo. E abbiamo tutto il diritto di esserlo, perché per noi non si tratta di una questione burocratica o amministrativa. Si tratta della nostra salute, della nostra vita e della vita delle donne che verranno dopo di noi”.
L’associazione sintetizza infine la propria posizione in alcuni concetti chiave: l’obiettivo di budget “esisteva ed era stato formulato”, l’intervento della Radiologia sarebbe stato determinante per fermare il percorso, la prevenzione “non è un costo ma un investimento” e gli eventuali risparmi devono essere ricercati “altrove, non sugli screening”.
Per ASDOS, infine, San Marino deve continuare a puntare sull’eccellenza sanitaria e non limitarsi ad adeguarsi agli standard minimi adottati in altri sistemi sanitari.





